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Vitamina D per le difese immunitarie

La vitamina D è da sempre conosciuta per il suo ruolo nel corretto metabolismo del calcio e nella prevenzione dell’osteoporosi, una patologia degenerativa che colpisce le ossa. Negli ultimi anni, però, l’attenzione su questa vitamina è cresciuta in modo esponenziale, soprattutto per la sua importanza per le difese immunitarie.

Diversi studi clinici, infatti, hanno evidenziato che una carenza di vitamina D rende l’organismo più incline alle infezioni e la risposta immunitaria all’attacco di virus e batteri meno efficace ed efficiente. Negli ultimi mesi, inoltre, diversi Paesi hanno iniziato a considerare la vitamina D come un’arma di protezione in più per contrastare il virus Sars-Cov-2, responsabile del Covid-19, rimarcando il legame che unisce vitamina D e difese immunitarie e l’importanza di mantenere adeguati livelli ematici di questa vitamina nelle persone considerate più a rischio e vulnerabili.

Ma perché la vitamina D è così importante per le difese immunitarie? Qual è il meccanismo di azione della vitamina D sulle cellule immunitarie? Come si può evitare una sua carenza?

In quest’articolo scopriremo:

 

Vitamina D e difese immunitarie: qual è il loro legame

Siamo stati cresciuti con l’idea che la vitamina più importante per il sistema immunitario sia la vitamina C. In realtà, come evidenziato da numerosi studi clinici, un’altra vitamina fondamentale da cui dipende il corretto funzionamento e l’attivazione della risposta immunitaria, sia innata che adattiva, è la vitamina D.

Il legame esistente tra vitamina D e difese immunitarie è molto semplice. Quando un agente patogeno entra nel nostro organismo, la vitamina D fa sì che le cellule immunitarie si attivino e si preparino a contrastarlo in maniera efficace ed efficiente.

Se i livelli di vitamina D nel sangue non sono adeguati, le cellule immunitarie – nello specifico i linfociti T e B che possiedono uno specifico recettore per la vitamina D – rimangono inattive e per i patogeni aumentano le possibilità di azione. Questo si traduce in una maggiore predisposizione alle infezioni e ai malanni stagionali. Bassi livelli di vitamina D sono infatti associati a episodi più frequenti di influenza e raffreddore[1].

Oltre che con le cellule immunitarie T e B, la vitamina D è in relazione anche con i macrofagi – le cellule immunitarie che si occupano di inglobare ed eliminare i patogeni esterni – e ricopre un ruolo importante nella modulazione delle citochine infiammatorie, delle molecole prodotte dall’organismo come risposta infiammatoria a una situazione giudicata di pericolo.

Se la risposta infiammatoria è eccessiva, però, può rivelarsi dannosa per l’organismo e dar luogo a eventi avversi anche gravi.

Per questo è importante modulare l’azione del sistema immunitario, oltre che stimolarla, e la vitamina D serve proprio a questo.

Per semplicità, potremmo paragonare la vitamina D al carburante della macchina. Se vogliamo che la macchina parta e cammini senza intoppi è necessario che il serbatoio sia sempre pieno di carburante e carburante di qualità, altrimenti il rischio è quello di rimanere a piedi o rovinare il motore!

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Vitamina D e Covid-19: cosa hanno evidenziato gli studi clinici

Scienziata in laboratorio: esempio di vitamina D e covid 19

Il 2019 è stato senza dubbio l’anno in cui i riflettori si sono accesi sulla vitamina D per il suo possibile legame con il Covid-19.

Quello che gli sudi clinici hanno messo in evidenza è che nei pazienti con bassi livelli di vitamina D i sintomi del Covid-19 si sono manifestati in maniera più grave e gli esiti della malattia sono stati più nefasti. Questo soprattutto a causa della cascata di citochine infiammatorie prodotta in risposta all’infezione.

Secondo quanto affermato dai ricercatori, più i livelli di vitamina D sono carenti e maggiore è il rischio di sviluppare una forma grave dell’infezione.

Inoltre, l’azione della vitamina D come coadiuvante nel trattamento delle infezioni delle vie respiratorie è nota già da tempo, ecco perché attualmente molti Paesi stanno raccomandando un’integrazione di vitamina D a supporto delle difese immunitarie per contrastare il virus.

I casi più gravi dell’infezione sono stati registrati soprattutto in Italia e in Spagna, dove la carenza di vitamina D risulta essere particolarmente diffusa[2].

Perché la carenza di vitamina D è così diffusa

A differenza di altre vitamine, come la A, la C o la E, la vitamina D è presente solo in minima parte nel cibo. Gli alimenti che ne contengono una quantità apprezzabile sono il tuorlo d’uovo, il salmone, le sardine, il merluzzo, l’orata, le aringhe, il fegato di alcuni animali come il manzo e l’olio di fegato di merluzzo.

Qualcuno forse ricorderà che diversi decenni fa l’olio di fegato di merluzzo, proprio per la sua alta percentuale di acidi grassi polinsaturi e vitamina D3, veniva impiegato nella cura e nella prevenzione del rachitismo nei bambini, a cui non era molto gradito a causa del suo sapore acre e pungente.

Pertanto la vitamina D assunta mediamente con l’alimentazione è in grado di fornire all’organismo solo una minima parte della quantità raccomandata per soddisfare il suo fabbisogno giornaliero, che è di 15 µg/die fino ai 70 anni (LARN EFSA 2019) e di 20 µg/die dopo i 75 anni. Ecco perché è molto probabile sviluppare una sua carenza. In fondo, chi segue un’alimentazione a base di aringhe o di uova?

Stesso discorso vale per l’esposizione solare. Come forse tutti sanno, la vitamina D viene sintetizzata dalla cute attraverso l’azione dei raggi solari. La vitamina D prodotta con l’esposizione solare viene poi convertita dall’organismo nella sua forma attiva (calcitriolo) durante un processo che coinvolge prima il fegato e poi i reni.

Anche se l’esposizione solare rimane il modo più semplice ed efficace per sintetizzare la vitamina D, esistono dei fattori che possono incidere negativamente su questo processo e rendere la sua produzione da parte dell’organismo non adeguata o efficace.

Ad esempio, l’uso di creme e latti con protezione solare, fondamentale per evitare melanomi, eritemi e arrossamenti, inibisce la sintesi di vitamina D.

La capacità di sintetizzare vitamina D, inoltre, diminuisce con l’età[3]. Ciò spiega perché una carenza di vitamina D è presente soprattutto nelle persone di età superiore ai 65 anni.

Per essere sicuri di sintetizzare una quantità adeguata di vitamina D bisognerebbe esporsi almeno per 30 minuti al giorno alla luce del sole, tenendo volto, braccia e tronco ben scoperti e senza utilizzare filtri solari.

La capacità dell’organismo di sintetizzare vitamina D, inoltre, è legata al fototipo. Più la pelle è pigmentata e maggiore sarà il tempo di esposizione necessario per sintetizzarne una quantità adeguata.

Come integrare la vitamina D: cos’è importante sapere

Donna con flacone vitamina D
È possibile prevenire la carenza di vitamina D con un’integrazione specifica, preferibilmente di tipo naturale (più facilmente assimilabile e quindi più efficace), giornaliera e in associazione alla vitamina K2.

Perché è molto importante assumere la Vitamina D solo in associazione alla Vitamina K? Perché, come evidenziato da numerosi studi clinici[4], la Vitamina K svolge la fondamentale funzione di assicurare che il calcio metabolizzato grazie alla vitamina D si diriga solo nei denti e nelle ossa. Eviteremo così che il calcio possa depositarsi anche nei vasi sanguigni, nei tessuti molli e nei reni, dove con il tempo potrebbe formare delle calcificazioni.

L’azione combinata di queste vitamine naturali è presente in DKE + Magnesio di Salugea, un integratore 100% naturale formulato e studiato per promuovere il benessere delle ossa, supportare in maniera adeguata il coretto funzionamento e l’attivazione del sistema immunitario, proteggere le cellule immunitarie dall’azione negativa dello stress ossidativo, contrastare il senso di stanchezza e sostenere il normale tono dell’umore.

L'integratore Salugea DKE + Magnesio

 

DKE + Magnesio garantisce all’organismo 2000 UI di vitamina D3 al giorno, non contiene glutine o lattosio ed è conservato in flaconi di vetro scuro farmaceutico, l’unico materiale in grado di proteggere il prodotto da fonti di luce e di calore e di assicurarne la corretta conservazione nel tempo.

Oggi i consumatori e le consumatrici dovrebbero imparare a fare molto più caso ai contenitori utilizzati per la preparazione e la conservazione dei prodotti.

La plastica, ad esempio, non è idonea a proteggere i principi attivi contenuti dagli integratori dalle fonti di luce e di calore, che con il tempo potrebbero subire alterazioni, ossidarsi o perdere parte della loro efficacia.

Alcuni tipi di plastica inoltre, se sottoposte a condizioni particolari, possono rilasciare contaminanti a contatto con il prodotto e rivelarsi dannosi per la salute quando ingeriti. Senza contare, poi, l’enorme impatto negativo della plastica sull’ambiente.

Integrazione di vitamina D: meglio giornaliera o ad alte dosi periodiche?

Oggi si sente spesso e si legge su internet che sarebbero utili delle forti somministrazioni di Vitamina D a dosi di decine se non centinaia di migliaia di UI al giorno o a settimana. Facciamo presente che le normative sanitarie prevedono al massimo i 2000 UI di vit. D al giorno per una integrazione alimentare. Oltre questo limite si entra nel campo medico farmacologico e quindi SOLO il tuo medico può indicarti di poter fare un trattamento simile.

Attenzione quindi a seguire procedimenti salutistici privi di ogni supporto e validazione scientifica senza aver verificato opportunamente la loro validità. Chiedi quindi sempre al tuo medico consiglio in tal senso.

Da preferire quindi, tranne nel caso in cui il medico dia indicazioni diverse, un’integrazione di vitamina D a dosaggi ammessi e di tipo giornaliero, perché più idonea ad essere adeguatamente assorbita e a soddisfare il fabbisogno funzionale dell’organismo.

Sottolineiamo che l’integratore DKE + Magnesio Salugea, rispetto ai comuni integratori di Vitamina D, la apporta da fonte naturale (da lichene) e non da sintesi chimica! Ciò la rende molto più biodisponibile ed efficiente e ti permette di fare un’integrazione davvero naturale. Controlla se i prodotti che conosci lo dichiarano in etichetta come fa Salugea!

In che periodo dell’anno va integrata la vitamina D

Il periodo dell’anno in cui iniziare a integrare la vitamina D è quello che va da ottobre ad aprile. Mesi in cui a causa del clima la maggior parte delle giornate viene passata in casa e senza esporsi alla luce diretta del sole.

Chi soffre di una carenza di vitamina D o è a rischio di osteoporosi può integrare la vitamina D tutto l’anno, senza interromperla durante i mesi estivi.

Come riconoscere i sintomi di una carenza di vitamina D

Il modo migliore di verificare una carenza di vitamina D è con le analisi del sangue. L’esame, ovvero il dosaggio della 25(OH)D, è molto semplice e per farlo occorre solo un prelievo di sangue.

Tuttavia esistono dei sintomi che potrebbero rappresentare un campanello di allarme su un possibile stato di carenza, che sono:

  • dolore costante alle ossa e alle articolazioni
  • infezioni ricorrenti
  • carie dentarie frequenti
  • sensazione di debolezza muscolare
  • fragilità ossea

Di fronte a questi segnali il consiglio è quello di fare un esame del sangue per verificare i livelli di vitamina D.

I valori di riferimento della vitamina D, che comunque possono variare a seconda del laboratorio e del metodo di analisi utilizzato, sono

  • <10 ng/mL per indicare uno stato di carenza
  • 10 – 30 ng/mL per indicare uno stato insufficiente
  • 30 – 100 ng/mL per indicare valori nella norma
  • >100 ng/mL per indicare un eccesso di vitamina D/tossicità

Quali sono le conseguenze di una carenza di vitamina D

Le conseguenze principali di una carenza di vitamina D sono:

  • un maggior rischio di sviluppare osteoporosi e fragilità ossea
  • una maggiore predisposizione alle infezioni e ai malanni stagionali
  • comparsa frequente di disturbi articolari e muscolari
  • una maggior incidenza di carie e problemi dentali
  • sensazione di stanchezza muscolare diffusa

Bassi livelli di vitamina D sono inoltre associati a disturbi della pelle, come psoriasi, secchezza, orticaria ed eczemi e a patologie di origine autoimmune.

Per chi è consigliata un’integrazione di vitamina D

Un’integrazione di vitamina D duranti i mesi invernali può essere utile un po’a tutti, anche ai giovani, tuttavia è consigliata soprattutto:

  • alle persone di età superiore di 65 anni perché più soggetti a una sua carenza
  • alle persone che passano molto tempo al chiuso
  • a chi esporsi al sole nemmeno durante l’estate
  • alle persone che hanno problemi di assorbimento intestinale
  • alle donne in gravidanza previo parere del ginecologo

Oggi le persone sono molto più attente al proprio benessere e alla prevenzione e in un buon piano di prevenzione la vitamina D non dovrebbe mai mancare.

[1] National Institutes of Health. Low Vitamin D Levels Associated with Colds and Flu. William Duval, Ph.D.

[2] Ilie PC, Stefanescu S, Smith L. The role of vitamin D in the prevention of coronavirus disease 2019 infection and mortality. Aging Clin Exp Res. 2020 Jul;32(7):1195-1198. doi: 10.1007/s40520-020-01570-8. Epub 2020 May 6. PMID: 32377965; PMCID: PMC7202265.

[3] Wedad Z. Mostafa, Rehab A. Hegazy, Vitamin D and the skin: Focus on a complex relationship: A review, Journal of Advanced Research, Volume 6, Issue 6, 2015, Pages 793-804, ISSN 2090-1232, https://doi.org/10.1016/j.jare.2014.01.011.

[4] Maresz K. Proper Calcium Use: Vitamin K2 as a Promoter of Bone and Cardiovascular Health. Integr Med (Encinitas). 2015 Feb;14(1):34-9. PMID: 26770129; PMCID: PMC4566462.

Articolo in collaborazione con Salugea.

Il testo ha scopo divulgativo, non deve essere inteso come indicazione di diagnosi e cura di stati patologici e non vuole sostituirsi in alcun modo al parere del Medico.

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