Sono iniziate le vaccinazioni per i caregiver, cioè quei familiari che assistono un congiunto disabile o malato, e, prima di loro, per gli operatori delle rsa. Ma le badanti restano in attesa di essere inserite tra le categorie prioritarie per il vaccino anti Covid. A porre la questione è Domina, l’Associazione nazionale famiglie datori di lavoro domestico, che, riferendosi a questa fascia di lavoratori, sottolinea: “Anche loro si occupano della cura di persone non autosufficienti, la maggior parte anziani, spesso 24 ore su 24, ma non sono considerate tra le categorie prioritarie”.

L’importanza del vaccino anti Covid per la categoria delle badanti

La domanda di cura domestica in Italia è in continua crescita. Lo dimostra il saldo tra assunzioni e cessazioni dei contratti per badanti, che, secondo i dati diffusi da Domina (rapporto annuale 2020 sul lavoro domestico) tra febbraio e giugno 2020 è risultato positivo di 8.622 unità. La crescita è del 97% rispetto allo stesso periodo del 2019. «Se non si vaccinano al più presto le badanti, con le nuove varianti del virus in circolazione, a rimetterci saranno gli anziani che si affidano alle loro cure. È una questione di sicurezza e di priorità», dichiara Lorenzo Gasparrini, segretario generale dell’associazione.

407 mila badanti regolari in Italia

Le organizzazioni del settore, associazioni di datori di lavoro e sindacati, da mesi sollecitano il governo a considerare l’opportunità di vaccinare in via prioritaria tutti i lavoratori che assistono gli anziani non autosufficienti a domicilio. «D’altronde – sottolinea Gasparrini – basterebbe poco per mettere in sicurezza loro e gli anziani assistiti». In base ai dati forniti dall’associazione, in Italia i badanti regolari sono poco più di 407 mila. Il 37% di loro si concentra in sole tre regioni, Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana. “Sarebbero sufficienti 150 mila vaccini per immunizzarle tutte – ricorda l’associazione – Per la provincia di Milano ne basterebbero 32 mila, per quella di Roma 30 mila. Numeri assolutamente gestibili, se consideriamo che nel Paese si somministrano ogni giorno più di 160 mila dosi e che il dato è in costante crescita”.

 

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