Una città a dimensione di anziano

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L’importanza dei servizi territoriali integrati sociosanitari

L’emergenza sanitaria in atto ha messo in discussione il sistema sociosanitario nazionale e territoriale. Da questa situazione sono però emerse diverse opportunità e cambi di direzione. Abbiamo visto durante la web conference di anticipazione del Silver Economy Forum, ad esempio, i modelli di tele assistenza applicati ai silver e rapidamente diffusi solo in questo momento. Possiamo dire quindi di vivere un periodo di svolta, in cui occorre ripensare ad un nuovo sistema sanitario territoriale a misura di anziano. Ne abbiamo parato con Pippo (Sergio) Rossetti, Consigliere Regionale della Regione Liguria e esperto di politiche per gli anziani e terzo settore.

Quali sono a suo parere le esigenze emerse da questa emergenza sanitaria?

“L’emergenza Coronavirus ha dimostrato la necessità di rafforzare i servizi territoriali di tipo sociale e sociosanitario. Abbiamo visto che le regioni che hanno reagito meglio sono state quelle con una forte sanità territoriale e non incentrata sugli ospedali come è successo invece in Lombardia. In Veneto ma anche in Toscana e in Emilia un più solido servizio territoriale ha consentito un’attività di profilassi. La sanità ligure dovrebbe basarsi su un modello di prevenzione, in cui le persone siano seguite da specialisti che le curano a domicilio”.

Quali esigenze invece per quanto riguarda gli anziani, fascia della popolazione maggiormente colpita?

“Il lockdown ha consentito di tenere le persone in isolamento, ma il dramma che si è verificato è quello all’interno delle residenze. In molti ritengono che il modello delle residenze debba essere superato. Io credo che sia già un grosso passo avanti se si facesse una effettiva analisi e una verifica dell’adeguatezza dei ricoveri in queste strutture. L’esperienza ci dice che persone anziane con patologie croniche non sempre possono essere tenute a domicilio. Tuttavia la vera riflessione riguarda la difficoltà nel costruire, all’interno di una regione popolata da molti anziani, come la Liguria, un sistema di servizi alla persona che consenta di superare i vincoli attuali”.

Quale potrebbe essere la soluzione?

“Per impostare una risposta diversa possiamo agire in una politica di “housing sociale” che ci aiuti a immaginare modelli di convivenza composti da gruppi di persone anziane autosufficienti che condividono la stessa abitazione. Aiutate da alcuni operatori e con la possibilità di dividere le spese. Penso ad esempio a delle strutture semi residenziali per i soggetti più fragili che permettano a chi è solo di mantenere un regime socio abitativo familiare con un ausilio. Ci sono persone poi che hanno bisogno di strutture intermedie, penso alle comunità alloggio che oggi, sul territorio Ligure, subiscono un’azione privatistica molto alta. Bisogna ripartire dalle comunità alloggio così come erano state pensate per persone auto sufficienti e soprattutto e con servizi diurni”.

In questo ultimo periodo si è parlato anche di assistenza domiciliare come risposta ad un’esigenza degli anziani a non sentirsi soli.

“Spesso la richiesta di ricovero non nasce dall’impossibilità di vivere da soli ma dalla sensazione di essere soli nel momento del bisogno. Molti anziani si recano al Pronto Soccorso seppur con sintomi lievi. Questo perché in quel momento si sentono talmente fragili e soli da preferire il ricovero. Un meccanismo che è affrontabile solo attraverso quei servizi territoriali che consentono ad esempio un triage infermieristico e brevi interventi (pressione, flebo ecc.). Quindi un’assistenza infermieristica territoriale che ridurrebbe la pressione dei pronto soccorsi della Liguria spesso intasati e consentirebbe una serenità maggiore agli anziani che vivono da soli. I prossimi anni sono determinanti. Grazie ai fondi MES, potremmo assistere a delle svolte nei servizi sociosanitari territoriali e mettere in campo progetti a lungo termine. Mi riferisco a ospedali, case di cura, rinnovamento delle tecnologie di diagnosi da parte del servizio pubblico, ma anche servizi territoriali moderni qualificati e riconversione delle strutture pubbliche in residence per anziani poco fragili. Occorre mettere in atto un progetto ad ampio respiro, di lungo periodo e innovativo”.

A giocare un ruolo importante è anche la socializzazione…

“Se pensiamo alle 25 circoscrizioni territoriali, vediamo che non sono presenti molti luoghi di aggregazione per gli anziani in rete con i servizi. Occorrerebbe attivare dei servizi di aggregazione per le persone, che favoriscano la socializzazione e le relazioni tra anziani. Questo modello si riferisce ad anziani sul territorio in pensione, ma altamente autonomi e interessati a fare formazione continua e attività ricreative. Se creiamo dei luoghi in cui le persone trovino soddisfazione rispetto ai loro interessi e su questa soddisfazione inneschiamo anche dei servizi, a quel punto possiamo parallelamente monitorare il loro comportamento e il loro stato di salute. Immagino una città a dimensione di anziano in cui le persone possono ritrovarsi e usufruire di un determinato tipo di attività e servizi”.

Che ruolo può avere il terzo settore, l’associazionismo, in questo contesto?

“È fondamentale. E il terzo settore cresce nel momento in cui l’istituzione è presente. La Regione potrebbe mettere in rete tutte le realtà di terzo settore, coordinarle, intercettare i loro bisogni e sostenerle, lavorare sulla rete perché ci siano sul territorio proposte e opportunità”.

Birgitta Muhr

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