Facciamo chiarezza sull’ultimo decreto del governo sul coronavirus

Per fermare il contagio e ridurre la circolazione del nuovo coronavirus, il governo ha approvato un nuovo decreto legge, che è stato firmato nella notte tra sabato 7 e domenica 8 marzo dal Premier Giuseppe Conte. La validità del decreto va dall’8 marzo al 3 aprile 2020. Il dpcm è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale e lo potete leggere qui. Nella notte di sabato, prima che le disposizioni fossero ufficialmente approvate, è trapelata la bozza del decreto, ripresa da più giornali autorevoli e diffusa come se fosse ufficiale e definitiva. Questo ha portato a confusione e incertezza, oltre a scene di panico e comportamenti poco responsabili da parte di fuorisede che hanno assaltato i treni per tornare a casa nel Centro o Sud Italia. Facciamo perciò chiarezza sulle norme contenute nell’ultimo decreto del governo sul coronavirus.

Misure più severe per limitare i contagi: le zone arancioni

Le misure predisposte dal nuovo decreto del governo sul coronavirus sono più severe e stringenti che mai. Prima di tutto, individuano all’interno del territorio italiano due zone diverse. Il primo articolo del provvedimento istituisce le norme per le aree ­– per ora – più esposte al contagio. Si tratta di tutta la Lombardia e altre 14 province, ossia Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano-Cusio-Ossola, Vercelli, Padova, Treviso e Venezia. Queste aree sono identificate come zone arancioni. Spariscono invece le cosiddette zone rosse che fino a non molto tempo fa comprendevano i comuni del lodigiano e Vo’ Euganeo, primi focolai dell’epidemia.

Evitare ogni spostamento

All’interno delle zone arancioni, il decreto impone di evitare ogni tipo di spostamento in entrata e in uscita, ma anche all’interno delle aree stesse. È consentito fare rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione. Gli spostamenti sono consentiti solo per comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità e motivi di salute. Non si tratta di un vero e proprio divieto assoluto, come ha spiegato il Premier Conte, ma le autorità attraverso l’attività delle forze di polizia potranno chiedere ai cittadini il motivo dei loro spostamenti. A quel punto, le persone fermate dovranno produrre e compilare una autocertificazione, anche sul momento, che è scaricabile dal sito del Ministero dell’Interno. Ma nello specifico quando ci si può muovere nelle zone arancioni e al loro esterno?

  • Comprovate esigenze lavorative: è il datore di lavoro che deve rilasciare al dipendente un documento in cui si attesta la necessità della sua presenza sul posto di lavoro. Questo accade quando non è possibile attivare modalità di smart working, ferie oppure congedi. Nel documento infatti “si raccomanda ai datori di lavoro pubblici e privati di promuovere (…) la fruizione da parte dei lavoratori dipendenti di periodi di congedo ordinario e di ferie”. Le merci inoltre possono liberamente entrare e uscire.
  • Situazione di necessità: dalla ministra dell’Interno Lamorgese non è arrivato ancora un chiarimento in merito alle situazioni di necessità. Le prefetture probabilmente adotteranno criteri diversi. Quella di Alessandria ha comunicato che per necessità si intende quella “recarsi nel centro più vicino per gli acquisti necessari alla vita quotidiana”.
  • Motivi di salute: il punto forse più chiaro. Può spostarsi chi deve andare a una visita, deve sottoporsi a cure ospedaliere o ambulatoriali, deve andare in farmacia per comprare i farmaci.

Se si ha la febbre o si è positivi al test del nuovo coronavirus

Nelle zone arancioni, è fatta raccomandazione a chi presenta sintomatologia da infezioni respiratorie o febbre al di sopra dei 37,5° C di limitare il più possibile i contatti sociali e rimanere presso il proprio domicilio. Inoltre, è consigliato caldamente di contattare il proprio medico curante. Già nelle scorse settimane, i cittadini con questi sintomi erano stati invitati a non recarsi al Pronto Soccorso ma a chiamare il medico di famiglia per una visita in casa. Chi invece è risultato positivo al coronavirus oppure è stato messo in quarantena ha il divieto assoluto di muoversi dal proprio domicilio. La pena prevista per chi trasgredisce questo articolo del decreto arriva fino a tre mesi di carcere.

Le attività sospese

A questo punto dell’ultimo decreto del governo sul coronavirus, inizia una lunga lista degli eventi, manifestazioni, attività sociali sospesi. Sono sospesi fino al 3 aprile eventi e competizioni sportive (fanno eccezione quelli per atleti professionisti o di categoria assoluta, svolti a porte chiuse e sotto controllo di personale medico). Chiusi gli impianti da sci. Sospese tutte le manifestazioni pubbliche e private di natura ludica, culturale, religiosa, sportiva e fieristica. Cinema, teatri, pub, sale da ballo, discoteche, bingo, sale giochi e locali simili devono sospendere le attività. Chiusi i servizi educativi per l’infanzia e le scuole di ogni ordine e grado, compresa l’Università, i corsi professionali e le attività formative. I luoghi di culto possono rimanere aperti se le persone possono mantenere al loro interno le distanze di sicurezza (1 metro). Matrimoni e funerali invece sono sospesi. Vale anche per i concorsi pubblici e di abilitazione, a eccezion fatta per quelli legate alle professioni sanitarie e alla protezione civile. Chiusi palestre, piscine, centri sportivi, centri termali e centri benessere.

Attività consentite ma disciplinate

Le attività di ristorazione e bar sono consentite solo nella fascia oraria che va dalle 6 alle 18. I gestori per rimanere aperti hanno l’obbligo di garantire che all’interno dei locali possa essere mantenuta la distanza di sicurezza interpersonale di un metro. Le altre attività commerciali sono consentite solo con ingressi contingentati che evitino l’assembramento di persone e il mantenimento della distanza si sicurezza fra le persone. Nelle giornate festive e prefestive le grandi medie strutture di vendita sono chiuse, oltre agli esercizi commerciali all’interno di centri commerciali e mercati. Sono escluse da questo provvedimento farmacie, parafarmacie e punti vendita di generi alimentari.

Congedi del personale sanitario e tecnico

I congedi del personale sanitario e tecnico sono sospesi, oltre a quelli del personale per le unità di crisi. Il motivo è semplice da intuire.

Cosa succede nel resto del territorio nazionale?

Disposizioni diverse, sicuramente più leggere anche se volte sempre a limitare il contagio, sono quelle previste per il resto del territorio nazionale. La mobilità, ad esempio, rimane libera. Anche in questo caso è consigliato attivare modalità di lavoro agile, oltre a promuovere la fruizione di ferie e congedi. Sono sospesi invece meeting, congressi e convegni del personale sanitario o di chi svolge servizi di pubblica utilità. Sospesi manifestazioni, spettacoli ed eventi di qualsiasi natura, oltre alle attività di pub, sale da ballo, discoteche, sale bingo e luoghi affini. Misure che vogliono evitare l’assembramento dei cittadini.

Chiusi musei, istituti e altri luoghi di cultura. Sospesi funerali e matrimoni e luoghi di culto aperti solo evitando gli assembramenti. Bar e ristoranti non hanno in queste zone restrizioni orarie, ma devono garantire le distanze di sicurezza fra le persone. Gli altri esercizi commerciali devono istituire modalità di ingresso contingentate e permettere agli avventori di rispettare la distanza di sicurezza interpersonale. Sospese eventi e competizioni sportive, a meno che non si svolgano in impianti sportivi a porte chiuse. Sono inoltre sospesi fino al 15 marzo tutti i servizi educativi e le attività didattiche e formative nelle scuole e negli istituti di ogni ordine e grado, escluse le attività a distanza.

Per quanto riguarda i Pronto Soccorso, è fatto divieto agli accompagnatori di rimanere nelle sale d’attesa. L’ingresso dei visitatori esterni all’interno di RSA, strutture per la lunga degenza e di ospitalità, riabilitative e hospice è limitata in base alle disposizioni della struttura stessa. Sono previste inoltre nuove misure di prevenzione per l’ingresso all’interno degli istituti di pena, sospendendo, di fatto, i colloqui di persona.

L’articolo 3 del decreto

L’articolo 3 dell’ultimo decreto del governo sul coronavirus disciplina le modalità di informazione e prevenzione sul territorio nazionale. Oltre a invitare i cittadini a evitare gli spostamenti non necessari e a ricordare a chi ha infezioni respiratorie o febbre di non uscire di casa, l’articolo raccomanda alle persone anziane o con precedenti patologie di uscire solo in casi di estrema necessità. Inoltre, permane il divieto assoluto di uscire se si è in quarantena o positivi. Scuole, uffici pubblici, comuni, associazioni di categoria sono invitati a promuovere le misure di prevenzione. In uffici pubblici e aperti al pubblico, oltre che agli ingressi delle aree sanitarie, sono messe a disposizione di visitatori e utenti soluzioni disinfettanti per le mani. Le aziende di trasporto pubblico devono effettuare operazioni di sanificazione straordinarie. Infine, un comma molto importante. Chi nei 14 giorni antecedenti all’approvazione del decreto avesse soggiornato nelle zone dichiarate a rischio epidemiologico dall’Oms deve comunicare questa circostanza al Dipartimento di Prevenzione dell’azienda sanitaria competente per territorio o al proprio medico curante.

Micol Burighel

 

 

 

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