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Tumore al seno: cosa c’è da sapere?

Donna con nastro rosa per tumore al seno con mano alzata in segno di stop

Parliamo di prevenzione e cura del tumore al seno con Giuseppe Canavese, dal 1997 al 2014 responsabile della struttura di Senologia chirurgica avanzata dell’Irccs San Martino-IST di Genova, attualmente senior consultant dell’unità di senologia dell’Humanitas di Rozzano e libero professionista con studio in Montallegro.

Tumore al seno, una neoplasia molto diffusa

«Il carcinoma mammario è tra i cinque tumori più frequenti ed è la neoplasia maggiormente diagnosticata nelle donne. Nel mondo femminile circa un tumore maligno ogni tre (il 30%) è un tumore mammario. Il rischio di ammalarsi di carcinoma mammario aumenta con l’età, con una probabilità di sviluppo di cancro al seno maggiore nella fascia d’età compresa tra i 50 e i 69 anni», spiega Canavese.

E aggiunge che l’incidenza del tumore al seno in Italia è in lieve incremento. Verosimilmente grazie alla maggiore diffusione dei programmi di diagnosi precoce e ai progressi terapeutici. Fortunatamente significa che questo aumento non corrisponde a un aumento della mortalità, anche se il carcinoma mammario resta la prima causa di morte per tumore nelle donne. In Italia la sopravvivenza a 5 anni, comunque, è pari all’87%.

Come ridurre il rischio di tumore al seno?

Un tema è: il rischio di ammalarsi aumenta con l’età o ci sono altri fattori scatenanti? Canavese spiega che la patologia neoplastica mammaria ha un’eziopatogenesi (si chiama così lo studio delle cause di una malattia e del loro meccanismo di azione) multifattoriale. Deriva cioè dall’associazione di diversi fattori: fattori riproduttivi, fattori ormonali, fattori dietetici e metabolici, pregressa radioterapia, familiarità ed ereditarietà. Agire su uno di questi fattori, alcuni dei quali modificabili, significa ridurre il rischio di sviluppare un carcinoma mammario.

La prevenzione è importante anche seguendo determinati stili di di vita. Come comportarsi? Spiega Canavese: «Sicuramente tra i fattori modificabili sono da considerare quelli dietetici e metabolici. L’elevato consumo di alcool e di grassi animali e il basso consumo di fibre vegetali sembrerebbero essere associati all’aumentato rischio di carcinoma mammario. La dieta ipercalorica ricca di grassi e carboidrati e povera di fibre, l’obesità con eccesso di produzione di estrogeni e la sindrome metabolica con resistenza all’insulina sembrano aumentare il rischio d’insorgenza di cancro al seno. Seguire uno stile di vita corretto con riduzione della sedentarietà, aumento dell’attività fisica associato a una dieta mediterranea per i motivi appena detti, riduce il rischio di neoplasia mammaria nell’ambito di programmi di prevenzione secondaria».

Meno significativo è invece il peso della familiarità. Tra il 5 e il 7% dei casi risulta essere legato a fattori ereditari, un quarto dei quali determinati dalla mutazione di due geni oncosoppressori.

La diagnosi precoce può salvare la vita

Il suggerimento di Canavase è chiaro: importantissima è la diagnosi precoce. Spiega: «In Italia, i programmi di screening mammografico prevedono l’esecuzione di una mammografia ogni due anni nelle donne tra i 50 e i 69 anni. Tuttavia si consiglia continuare a eseguire l’esame periodico fino a quando la donna è in buone condizioni di salute e ha un’aspettativa di vita uguale o superiore a 10 anni. Lo screening mammografico è un’attività di prevenzione secondaria periodica rivolta a donne asintomatiche al fine di effettuare una diagnosi di carcinoma mammario in stadio precoce e, quindi, offrire trattamenti meno aggressivi e più efficaci, con l’obiettivo di ridurre la mortalità da carcinoma mammario. L’ecografia mammaria bilaterale è una metodica che consente in associazione alla mammografia l’identificazione di lesioni di piccole dimensioni, come guida di procedure agobioptiche mirate, nella valutazione dello stato linfonodale. Rappresenta l’esame principale nelle donne donne giovani o con mammella fibroghiandolare».

La prevenzione si svolge con l’ecografia e con la mammografia, metodiche non sostitutive una dell’altra. I determinati casi è necessario ricorrere alla risonanza magnetica con mezzo di contrasto.

Canavese fornisce alcune informazioni positive: negli ultimi anni sono stati compiuti passi avanti nella chirurgia per il tumore al seno, soprattutto conservativa. «Grazie alla diagnosi precoce sempre maggiori sono gli interventi di tipo conservativo anche mediante tecniche di oncoplastica volte a garantire la radicalità oncologica con ottimi risultati estetici».

Dott. Giuseppe CanaveseGiuseppe Canavese

Nato a Tortona (AL) il 29/09/1949.
Laurea in Medicina e Chirurgia all’Università di Torino il 05/07/1974.
Abilitazione all’esercizio della professione medico chirurgica nel 1975.
Specializzazione con lode in Oncologia clinica all’Università di Torino nel 1977, specializzazione in Chirurgia plastica all’Università di Torino nel 1980, specializzazione con lode in Chirurgia generale all’Università di Genova nel 1985.
Dal 1997 al 2014 responsabile S.S. Senologia chirurgica avanzata dell’Irccs San Martino – IST di Genova.
Senior consultant in Humanitas Research Hospital Rozzano (Milano), Unità operativa di Senologia. Ha studio in Montallegro.

 

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