Copertina La stagione del raccolto, ed. Dapero, 2021
La stagione del raccolto, Ed. Dapero, 2021

Il cinema come strumento per invecchiare bene. È questa l’intuizione di Mauro Cauzer, Francesco Mosetti d’Henry e Alan Viezzoli che ha portato alla nascita, nel 2004, della rassegna cinematografica La stagione del raccolto, la maturità della vita nel cinema a Trieste. Oggi questa esperienza si trasforma in un libro, La stagione del raccolto – Il cinema come strumento per comprendere la vecchiaia (Ed. Dapero, 2021), una selezione di film che affrontano i temi della senilità, andando a decostruire gli stereotipi legati a questa fase della vita. Perché la vecchiaia non è solo perdita e decadimento, come vuole un pregiudizio comune, ma è una stagione di pienezza, consapevolezza, libertà e maturazione di sé. Sotto l’intervista agli autori.

Come nasce e si sviluppa l’idea de La stagione del raccolto?

Francesco Mosetti d'Henry, coautore de La stagione del raccolto
Francesco Mosetti d’Henry

Francesco Mosetti d’Henry: «L’idea de La stagione del raccolto nasce come un contratto di onestà intellettuale verso chi sta vivendo questa fase della propria vita. Una fase della vita che conosci e di cui puoi parlare solo quando la stai attraversando. La conoscenza teorica è una cosa, vivere una esperienza è altro. Ci eravamo quindi posti questo interrogativo: come poter parlare di “vecchiaia” – o meglio dei vissuti di questa parte della vita – senza aver percepito nulla di pancia ma solamente con la mente o osservando? Poi la strada è stata tutta in discesa, grazie all’idea di utilizzare il film per stimolare un percorso di autoconsapevolezza.

Una vera e propria palestra per emozionarsi, per poter dialogare col nostro interno e potersi poi relazionare con l’altro: questa è stata la miccia che ha innescato questa bellissima iniziativa. La stagione del raccolto è in primis un percorso culturale che dedichiamo a tutti coloro che ambiscono a “seminare” adeguatamente durante il proprio percorso esistenziale per poter poi “raccogliere” i giusti frutti.»

In che modo il cinema può aiutare ad invecchiare bene?

Francesco Mosetti d’Henry: «Il cinema può aiutare a stare meglio con se stessi. Lo avevano in parte capito gli antichi medici filosofi greci, utilizzando le grotte per poter “curare”. L’ambiente fa la sua parte: una sala buia e calda quasi avvolgente e protettiva come un ventre materno ci può portare inevitabilmente ad allentare quelle corazze difensive che ci portiamo addosso. Poi c’è lo strumento evocativo del cinema attraverso le scene, le musiche, i silenzi, le parole dette e non dette che delicatamente ci prendono per mano e ci accompagnano in un percorso individuale ma nello stesso tempo collettivo, comunitario di gruppo. Quante volte fuori da un cinema abbiamo commentato con parole o sguardi la pellicola appena vista con degli sconosciuti che hanno condiviso con noi la stessa proiezione?

In questa magia, con La stagione del raccolto, abbiamo scelto di toccare alcune tematiche che ci possono aiutare a percorrere una strada con maggior serenità e consapevolezza.

In che modo è analizzato ogni film nel libro?

Mauro Cauzer, coautore de La stagione del raccolto
Mauro Cauzer

Mauro Cauzer: «Nel libro, la scheda di ogni film si compone di tre parti. All’inizio ci sono delle parole chiave che anticipano gli argomenti trattati nel film e che consentono una fruizione anche tematica del libro e non solo alfabetica. Poi c’è una breve analisi tecnica che comprende due parole di trama per inquadrare il film, una piccola recensione qualitativa e alcune curiosità sul regista, il cast, le musiche e il contesto in cui la pellicola ha avuto origine. Segue poi un commento e un approfondimento sui messaggi positivi per imparare a invecchiare bene di cui il film è portatore.  Chiaramente come autori abbiamo selezionato, tra le centinaia di film che l’industria cinematografica produce, quei film che, al di là del loro valore artistico, avessero un contenuto in linea con questo obiettivo.»

Vedovanza, rapporto con figli e nipoti, pensionamento: ogni film affronta un tema “caldo” della terza età…

Francesco Mosetti d’Henry: «Ognuno di noi normalmente pensa di essere investito da qualcosa che tocca unicamente a noi stessi ma questo non è reale. Fa parte della vita, e più vita abbiamo percorso più statisticamente incontriamo eventi, esperienze e compiti che necessariamente dobbiamo affrontare. Tutti questi vissuti, e soprattutto quelli spiacevoli che non vogliamo vedere, siamo per lo più abituati a relegarli nella nostra “soffitta”, immaginando che il tempo possa mitigare dispiaceri e conflitti. Ma il depositare “antichi dissapori” in soffitta molto spesso li fa “ammuffire” e peggiorare. Con questa metafora, intendiamo dire che è fondamentale per “invecchiare bene” affrontare momento per momento, magari assieme ad altri, quei temi che maggiormente si fanno pesanti.»

Che lezione – se esiste – può insegnarci il cinema sulla vecchiaia?

Mauro Cauzer: «L’eventuale lezione non proviene dal cinema in sé ma dall’uso che si fa dello strumento-cinema. Il nostro intento fa parte di un progetto rieducativo sull’invecchiamento attivo in cui la vecchiaia è una fase dello sviluppo dell’essere umano. Una fase della vita con possibilità di apprendimento e cambiamento e di utilizzo di risorse.»

Se ognuno di voi dovesse scegliere un film sulla terza età da cui è stato particolarmente colpito, quale sarebbe?

Alan Viezzoli, coautore La stagione del raccolto
Alan Viezzoli

Alan Viezzoli: «Ce ne sarebbero tantissimi, da La tenerezza di Amelio a Una storia vera di Lynch. Se però devo limitarmi a uno solo, direi Florida di Philippe Le Guay. È un film francese del 2015 poco conosciuto, in cui sono rimasto colpito dall’abilità del regista di cogliere sulla pellicola il totale smarrimento di una persona anziana che alterna momenti di lucidità a periodi in cui insulta pesantemente chi gli sta attorno per aiutarlo. In quel personaggio ho rivisto perfettamente descritti gli ultimi giorni di vita di un mio parente stretto. Pensare che un film possa riportare alla mente così vividamente il ricordo di una persona cara mi ha convinto ancora di più nella bontà dell’intero progetto.»

Mauro Cauzer: «Sceglierei Le Balene d’agosto di Lindsay Anderson del 1987. Un grande film che sembra essere stato girato con il preciso scopo di far conoscere il mondo della vecchiaia perché rappresenta una piccola esposizione pittorica con cinque ritratti diversi di persone anziane. Inoltre c’è un attaccamento affettivo per il fatto che è stato uno dei primi film quando abbiamo iniziato i primi passi di questa rassegna cinematografica.»

Francesco Mosetti d’Henry: «Credo che ogni film della rassegna possa essere stato importante per me nel mio percorso esistenziale. Voglio ricordare con emozione Harold e Maude ma anche In viaggio con Evie, per i rapporti intergenerazionali che ritengo siano una vera medicina. E poi mi ritorna alla memoria il film E se vivessimo tutti assieme, forse perché è un desiderio che mi piacerebbe soddisfare.»

Micol Burighel

 

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