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Speciale chirurgia: la ptosi palpebrale

Con ptosi palpebrale si definisce l’abbassamento della palpebra superiore oltre il livello considerato normale. Ciò comporta una riduzione del campo visivo e, nel caso di un bambino piccolo, impedisce lo sviluppo normale della funzione visiva.

Si parla di ptosi congenita, quando è presente dalla nascita, può interessare entrambi gli occhi ed è causata da un malfunzionamento del muscolo elevatore della palpebra. La maggior parte dei bambini affetti, tende a sollevare spontaneamente il sopracciglio per aprire di più l’occhio e a tenere il mento sollevato.

Questo problema diventa evidente quando il piccolo ha un buon controllo del capo, di norma a 4-5 mesi di età. Nei casi gravi, quando cioè la ptosi richiede una posizione di compensazione del mento per guardare avanti, o quando la funzionalità visiva può essere compromessa l’intervento chirurgico dovrà essere effettuato entro il primo anno di età; nelle forme meno gravi l’operazione può essere rimandata di alcuni anni.

Se si è di fronte ad una ptosi acquisita, la causa è da ricercarsi nell’involuzione senile del tendine del muscolo elevatore, da paralisi del III° nervo cranico, da miopatie o da traumi. L’intervento per la correzione della ptosi palpebrale consiste nel rinforzare il muscolo elevatore della palpebra consentendo un normale allineamento delle palpebre superiori. L‘intervento viene eseguito in un ambiente sterile (sala operatoria), normalmente in anestesia locale associata o meno ad analgesia (utilizzazione di farmaci per via generale che riducono il dolore e l’ansia) e solo in casi particolari o nell’infanzia in anestesia generale. L’intervento chirurgico di correzione della ptosi palpebrale ha lo scopo di migliorare la funzionalità della palpebra.

È possibile eseguire interventi di rinforzo del muscolo elevatore o di sospensione della palpebra al muscolo frontale, con materiale autologo (cioè prelevato dal paziente) o eterologo (cioè sintetico, come silicone o goretex). La sospensione al frontale viene eseguita quando la funzione del muscolo è compromessa e la palpebra ha una scarsa motilità mentre il rinforzo del muscolo elevatore si esegue in condizioni di conservata funzione del muscolo.

 

Stefano Ranno

Medico Chirurgo – Specialista in Oftalmologia

Clinica Oculistica Universitaria – Ospedale San Giuseppe

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