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SOS anziani: Il ruolo dell’assistente familiare

Una delle attività in cui spendo più tempo quando parlo con le famiglie è la definizione dei ruoli di tutte le persone che sono coinvolte nel lavoro di cura. Nel ruolo di un’assistente familiare esistono confini appartenenti che non vanno superati. Alcuni sono previsti dalla legge e altri sono di puro buon senso. I famigliari restano ancora protagonisti e parte attiva in tutto ciò in cui necessariamente non possono essere sostituiti. Spesso lo dimenticano o non vogliono considerarlo perché sperano che pagando possano essere sollevati da qualsiasi coinvolgimento.

Nell’immaginario comune spesso il ruolo dell’assistente familiare viene confuso con quello del “factotum”, colei che fa tutto! L’assistente familiare così intesa appartiene alla categoria degli unicorni rosa e delle Mary Poppins in versione senior. In molte situazioni l’atteggiamento delle famiglie è di guardare alle assistenti come persone che “non hanno nulla da fare”. Questo approccio spalanca il portone ad altre posizioni che non sono per nulla ammissibili: non riconoscere i riposi o pretendere che vengano fatti “restando disponibili” in casa all’occorrenza o nel sentirsi dei veri e propri “benefattori” per il fatto di pagarli e dare loro vitto e alloggio.

L’acquisto del tempo

La prima cosa che le famiglie comprano quando decidono di investire soldi nell’inserire un’assistente famigliare è il tempo. Il tempo che evidentemente nessuno in famiglia è in grado di dedicare al proprio anziano: è vero che il lavoro di cura spesso prevede tempi morti; è altresì vero che l’assistente che sarà capace di riempirlo di vita e di attività stimolanti per l’anziano, godrà immediatamente della nostra stima. È altrettanto vero che la fragilità del proprio caro rende necessario che non sia mai solo: a cadere o a sentirsi male ci vuole una frazione di secondo e se nessuno è presente, le conseguenze potrebbero essere irreversibili. Quindi, al di là delle competenze nella cura domestica, della bravura nel fare assistenza diretta alla persona, della preparazione specifica nella gestione delle fragilità geriatriche, la prima cosa che la famiglia acquista è il servizio di mera “sorveglianza”; compra le ore di presenza, il tempo dell’assistente famigliare e questo indipendentemente dal come lo impiegherà. La famiglia paga le ore di presenza che l’assistente offre per essere disponibile, quelle ore in cui rinuncia a disporre del suo tempo in maniera più gradevole, in casa sua e coi propri affetti; quelle ore che consentono ai famigliari di dedicarsi ad attività o riposi ai quali altrimenti dovrebbe rinunciare, per non lasciare sola la persona anziana. Quindi, qualsiasi siano i gesti o gli accorgimenti che voi fate per “ammorbidire” la disponibilità dell’assistente famigliare o per renderle più gradevole il lavoro, tutto questo non sostituisce e non scavalca i limiti imposti dal contratto e quindi dalla legge.

Nella mia attività mi sono imbattuta in famiglie strane: una volta una signora mi chiamò dicendo che il medico le aveva vietato tassativamente di viaggiare sola, e quindi mi chiedeva un’accompagnatrice; quest’ultima ovviamente sarebbe rimasta fuori casa e lontana da figli e marito per 15 giorni; la signora, che prevedeva di pagarle viaggio, vitto e alloggio presso il centro termale in cui lei voleva andare, pretendeva il diritto di non darle altri soldi; in sintesi, si aspettava di poter evitare di riconoscerle uno stipendio. Inutile dire che le ho suggerito di trovare un’amica disposta ad accettare la sua offerta e che nessun professionista l’avrebbe fatto. Altre famiglie che avevano la responsabilità di genitori lucidi, autonomi ma molto anziani – entrambi over 90 – proprio perché esistevano già domestici che curavano la casa, pretendevano di poter contare sulla presenza di personale assistenziale senza necessità di assumerlo: loro volevano che fossero disponibili per “ogni eventualità” (leggi “qualsiasi momento”) perché non c’era nulla da fare di particolare, e si aspettavano che offrendo vitto e alloggio in una bella casa del centro di Milano, potessero limitarsi ad una mancia settimanale.

Il multitasking

L’assistente familiare ha competenze trasversali che riguardano contemporaneamente aspetti pratici, tecnici e comunicativo-relazionali. L’assistenza, la cura, l’igiene e la sicurezza della persona sono solitamente l’abc del portafoglio di abilità che si ricercano e ci si aspetta dal ruolo dell’assistente familiare. L’igiene, la cura e la sicurezza della casa sono fondamentali e vanno di pari passo con gli aspetti comunicativi e relazionali:

  • la conoscenza fluida della lingua italiana per esprimersi e per capire la persona anziana che spesso mangia le parole e adotta il dialetto,
  • la capacità di riconoscere i bisogni assistenziali, psicologici ed emotivi della persona,
  • la sensibilità per riconoscere e gestire i disturbi del comportamento.

Tutto questo sembra racchiudere l’enciclopedia delle cosiddette soft-skill. Lo so che vi sembrerà che stia descrivendo qualcosa che somiglia a una fenice, una splendida creatura che rinasce magnifica dalle sue ceneri ogni volta che cambia famiglia e inizia un nuovo incarico. Come tutte le realtà preziose, ci sono: sono poche, vanno cercate con molta pazienza e per non perderle bisogna poi essere datori di lavoro alla loro altezza”.

L’assistente familiare e la demenza

Se il decadimento cognitivo intacca le persone anziane spesso – non sempre – si può manifestare con una non-gestibilità oggettiva che richiede la presenza contemporanea di più assistenti. Altre volte, quando la persona è nella fase finale della malattia o comunque presenta limiti importanti nella deambulazione, la stessa assistente può aver cura della persona e della casa contemporaneamente. Se al contrario l’anziano è da guardare a vista perché prende la porta ed esce, oppure perché si ostina a fare quel che ha sempre fatto senza averne più le capacità e quindi rischia di mettersi in pericolo, l’assistente è totalmente assorbita dall’attività di controllo; in questo caso oggettivamente non può dedicarsi anche alla cura degli ambienti. Molto spesso i famigliari non hanno consapevolezza di cosa significhi e di cosa implichi il lavoro di sostegno a una persona con demenza e i professionisti dell’assistenza è bene che li aiutino a comprenderlo.

Silvia Farina

Silvia FarinaSilvia Farina ha iniziato molto giovane nel volontariato, tramite cui è arrivata a gestire una casa albergo estiva per persone anziane. Nel 2014 ha aperto un’agenzia di servizi a domicilio scegliendo di specializzarsi nel supporto alle persone con demenza/Alzheimer: come affiliata di Home Instead Senior Care ha acquisito la loro esperienza, costruita in 30 anni da oltre 1000 agenzie nel mondo. L’incontro con oltre 600 famiglie ha messo in luce l’attitudine a comprendere le situazioni, risolvere problemi e organizzare le risorse. Chiusa l’agenzia, ora collabora con VillageCare.it, il primo portale italiano che “aiuta chi si prende cura”, ed è consulente di società impegnate in progetti ad impatto sociale rivolti alla terza età. Sei un figlio caregiver? Silvia organizza l’assistenza ai tuoi cari: più soluzioni per loro e meno problemi per te! Prenota 30 minuti di colloquio gratuito al 392.9602612 oppure scrivendo a info@silviafarina.com.

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