Solitudine: amica o nemica? La parola alla dott.ssa Paola Aslangul

Nell’articolo precedente abbiamo affrontato le problematiche relative ai cambiamenti esistenziali prodotti dal pensionamento e ai piccoli e grossi traumi derivanti da questa situazione. Abbiamo visto che la solitudine e l’inattività fisica provocate dalla cessazione dell’attività lavorativa potrebbero essere causa di ulteriore disadattamento nell’età senile.

Il distacco dal lavoro non è, certamente, l’unica difficoltà che l’anziano deve affrontare in questa nuova fase della vita. I problemi più evidenti sono, sicuramente, quelli legati allo stato di salute o al disagio derivante dalla perdita di un generico benessere di base. Uno di questi è il profondo sentimento di solitudine e di abbandono che facilmente interessa l’ultima fase della vita.

La solitudine non si identifica, solo e unicamente, come la condizione di chi vive da solo o appartato, di coloro che vivono isolati, spontaneamente o costretti da cause esterne, ma, a volte, può essere vista e ricercata come momento fondamentale di ricerca interiore, uno spazio per progettare ancora. Sono, questi i momenti di ritiro creativo, che possono spingere verso una ri-fondazione della propria esistenza.

Mi piace, a questo punto, sottolineare ancora l’urgenza che deve essere sempre avvertita nel rifuggire da movimenti depressivi, dal facile ritiro che non prevede l’unirsi agli altri e il condividere le proprie ansie e le proprie angosce, a volte inevitabili. Evitare di chiudersi in se stessi porta come conseguenza la consapevolezza che questi problemi non sono esclusivamente nostri, ma che si possono condividere con altre persone. Soltanto insieme si possono superare tante amarezze e tutte le sensazioni di isolamento e di abbandono, raggiungendo una migliore consonanza con le cose che ci circondano.

È evidente, quindi, che il concetto di solitudine possa essere letto in senso positivo o negativo, e questo dipende da come la solitudine stessa viene interpretata e vissuta, a seconda dello stato d’animo del momento o delle particolari condizioni di vita. La vita di ciascun individuo, giovane o anziano, è spesso caratterizzata dall’oscillazione tra due spinte: la ricerca della solitudine e il bisogno di socializzare. L’importante è saper leggere cosa è necessario fare in un dato istante e soprattutto saper capire se la situazione può portare ad un isolamento depressivo e cupo.

Concludiamo ricordando che la voglia di vivere, l’entusiasmo, l’energia, non devono essere prerogative delle età più giovani, ma devono diventare un modo di portare avanti la propria esistenza; devono rimanere, o diventare, qualità positive che devono essere coltivate sempre. Dobbiamo fare buon uso del nostro tempo, impiegandolo in attività gradite e coltivando al suo interno tutti gli interessi che amiamo.

Mi risuona nella mente una bellissima frase: Anche l’autunno della vita ha dei colori splendidi, e io aggiungo: «Basta saperli guardare e gustarsi tutto il bello che ancora la vita può offrire, attimo per attimo!». E non è poi così difficile.

E soprattutto, un imperativo: Amiamo la vita, in tutte le sue forme!.

Paola Aslangul, psicoanalista

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