Sicurezza sul lavoro per i senior: si lavora più anni, ma la tutela aumenta?

Le prospettive di vita aumentano, l’età per il raggiungimento della pensione anche, ma la sicurezza sul lavoro? Secondo gli ultimi dati diffusi da Isfol, il prossimo anno saranno circa oltre 13 milioni gli over65 (pari al 21,4% del totale) e si stima che nel 2050 saranno quasi 21 milioni ovvero il 31,5% della popolazione.

Marilena Pavarelli, Project Manager del salone dedicato alla sicurezza e alla salute nei luoghi di lavoro Ambiente Lavoro  che si terrà dal 22 al 24 Ottobre a Bologna, è intervenuta sul tema evidenziando che: “Nel secondo trimestre 2014, secondo le rilevazioni dell’Istat, ben il 45,8% degli italiani tra i 55 e i 64 anni è occupato attivamente, un +3,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre nel 2004 lo era il 30,5%. Il progressivo invecchiamento della forza lavoro ha ricadute importanti anche sul fronte della sicurezza. Occorrerà prevedere nuove modalità con cui sensibilizzare e poi formare gli operatori, oltre ad implementare nuove politiche aziendali che tengano conto delle mutate esigenze dei loro addetti sia in fatto di sicurezza, che di benessere, che di welfare aziendale”.

E proprio su questo tema ci si confronterà ad Ambiente Lavoro con il convegno “Invecchiamento e lavoro: aggiornamenti, esperienze e proposte” mercoledì 22 Ottobre. Esperti in medicina del lavoro e previdenza presenteranno tutti gli aggiornamenti sul fenomeno dell’avanzamento dell’età della popolazione attiva.  Un’occasione di confronto che metterà sul tavolo le varie esperienze di lavoratori RLS, imprenditori, addetti alla sicurezza, medici e igienisti del lavoro, ergonomi, esperti di assistenza e previdenza sui reali  bisogni e soluzioni da prendere in tempi rapidi per fronteggiare criticità e risorse legate all’invecchiamento della popolazione lavorativa, tenendo conto, naturalmente, delle proposte e delle modifiche legislative sulle pensioni.

Dagli ultimi studi realizzati sul tema  – sottolinea Rinaldo Ghersi di SIE e  coordinatore del gruppo di lavoro ‘Invecchiamento e lavoro’ di CIIP, –  emerge che nel 2050 oltre il 30% della popolazione europea avrà più di sessant’anni e nel 2025 nell’Ue a 15, i lavoratori di età tra i 50 e i 64 anni saranno il 35%, il doppio dei minori di 25 anni, mentre nel Ue a 27 Paesi, nel 2030, i lavoratori di età tra i 55 e i 64 anni aumenteranno del 16,2% mentre i più giovani diminuiranno dal 5 al 15%, a seconda delle fasce di età. In pratica, l’Europa avrà la popolazione lavorativa più anziana della sua storia. Un fenomeno, questo, dalla duplice valenza – precisa Ghersi – Se da una parte infatti un lavoratore più anziano rappresenta una risorsa importante per l’azienda ed un risparmio per il sistema previdenziale, dall’altro verso aumentano i problemi di idoneità e collocabilità. È con questi presupposti che la salute e la sicurezza nel lavoro assume un ruolo fondamentale per promuovere la collaborazione tra soggetti di diverse età“.

Tra gli altri dati diffusi, sono degni di nota anche quelli raccolti dalla European Agency for Safety and Health at Work (EU-OSHA), secondo i quali quattro lavoratori su dieci in Italia ritengono non solo che colleghi ultrasessantenni siano meno produttivi ,  ma anche che siano più assenteisti per motivi di salute. Il numero degli scettici italiani aumenta a 7 su 10 se si analizza la capacità degli over60 di aggiornarsi sui cambiamenti che il lavoro di oggi frequentemente richiede. Ed è proprio la riorganizzazione del lavoro, unita al carico eccessivo delle mansioni e delle ore lavorate, ad essere indicata dal 55% dei lavoratori italiani come possibile causa di stress lavoro correlato tra i lavoratori over60.

Le tipologie di infortuni.

L’indagine condotta dal Canadian Centre for Occupational Health and Safety, segnala che i lavoratori più anziani fanno registrare più assenze dai posti di lavoro dovute al decorso fisiologicamente più lungo rispetto ai giovani colleghi e per questo motivo, la ricerca, ha evidenziato una minore produttività degli over 60.

Bisogna però sottolineare che, dal punto della produzione, a livello generale i lavoratori più anziani hanno gli stessi indici di produttività per compiti che richiedono competenza ed esperienza, segno questo che occorre osservare con attenzione le molteplici dinamiche del contesto lavorativo.

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