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Senza lavoro a 50 anni: cosa fare per trovare un’occupazione subito

essere senza lavoro a 50 anni

Ritrovarsi senza un lavoro a 50 anni è una situazione estremamente – e tristemente – comune. Non sono pochi i soggetti che, in età matura, sono costretti a reinventarsi per forza di cosa: c’è chi ha una famiglia da mantenere, chi ha mutui e canoni da pagare, o chi, può semplicemente, ha solo bisogno di sostentarsi.

Le cause che portano a ritrovarsi senza lavoro a 50 anni sono varie. Un individuo può essere licenziato per giusta causa, essendo venuto meno ai suoi obblighi contrattuali oppure il contratto può estinguersi a causa di chiusura di un’attività, con i dipendenti che, dopo la cassa integrazione, potrebbero trovarsi impossibilitati a riprendere il loro posto di lavoro.

Ma può anche capitare che, in seguito a una lunga esperienza in qualità di libero professionista, ci si trovi in una difficoltà tale da essere costretti a chiudere la propria attività.

In questi frangenti, il soggetto inizia necessariamente a guardarsi attorno: cosa fare? Come muoversi? A chi chiedere aiuto?

Cosa fare senza un lavoro a 50 anni?

Al di là delle questioni puramente economiche, certamente essenziali, l’individuo senza lavoro dovrà evitare di farsi prendere dal panico. I modi per trovare un’occupazione, reimmettendosi nel mondo del lavoro, ci sono, e sono validi anche a 50 anni.

Certo, potrà capitare di trovare delle porte chiuse, ma per chi ha la volontà e la voglia di rimettersi in gioco vi saranno maggiori possibilità di trovare nuove opportunità di lavoro.

Anche tu ti sei ritrovato senza un’occupazione alla soglia dei 50 anni?

Anche tu hai superato i 50 anni e, di fatto, hai perso il lavoro per cause di forza maggiore?

Se ti trovi in una di queste situazioni, non disperare. Abbiamo preparato una serie di consigli che potranno tornare utili per ritrovare la stabilità sul piano professionale. Buona lettura!


Primo passo: rivolgersi presso un centro per l’impiego

Nel corso degli anni la ricerca del lavoro è stata ampiamente facilitata dalla nascita dei centri per l’impiego.

Centri simili non sono altro che strutture finalizzate appositamente all’intermediazione tra aziende e individui in cerca di un’occupazione: le piccole, medie o grandi realtà aziendali si affidano a centri simili per la ricerca del personale, e i soggetti interessati, inseriti all’interno di registri e avendo comunicato requisiti ed esperienze pregresse, potranno essere contattati in vista di un possibile colloquio lavorativo.

I centri per l’impiego fanno particolarmente a caso dei giovani, privi di esperienza e non sempre in grado di districarsi nel mondo del lavoro. Tuttavia, le strutture in questione svolgono un’attività fondamentale per qualsiasi fascia d’età: che il soggetto abbia 20, 30, 40 o 50 anni, il compito degli addetti all’interno dei centri è quello di individuare una posizione aperta, segnalare il candidato ideale e attendere un responso da parte dell’azienda.

Da ciò ne deriva che anche l’individuo cinquantenne, pur maturo e con decenni di esperienza lavorativa, possa ricevere assistenza da parte del centro per l’impiego.

A 50 anni, è altamente probabile che centri simili siano solamente un ricordo. In giovane età si fa affidamento su strutture analoghe per individuare la professione ideale, quella che fa maggiormente al caso nostro.

Come comportarsi all’interno di un centro per l’impiego? Quali richieste avanzare? Quali documenti fornire?

In primo luogo, è bene specificare che… non sarai solo. In strutture di questo tipo si viene seguiti passo passo da addetti specializzati, personale qualificato e in grado di rispondere alle esigenze dei singoli candidati.

In secondo luogo, i meccanismi di funzionamento sono relativamente semplici.

Il candidato che intende ottenere assistenza non dovrà fare altro che spiegare la propria situazione, fornendo maggiori delucidazioni a proposito delle dinamiche che lo hanno portato a perdere il lavoro.

Gli addetti del centro per l’impiego potrebbero richiedere una busta paga, ma il documento che conta maggiormente, in fin dei conti, è il curriculum.

Il soggetto cinquantenne si troverà nella stessa posizione di un candidato ventenne, o comunque più giovane di lui/lei, ma è altrettanto certo che si riceverà un trattamento di maggior riguardo: un giovane in età lavorativa ha certamente maggiori probabilità di trovare un’occupazione, pertanto, logicamente, vi saranno determinate offerte di lavoro che verranno destinate a coloro che hanno una sorta di “precedenza anagrafica”.

Detto ciò, come comportarsi una volta raggiunto un centro per l’impiego?

Innanzitutto, il soggetto interessato dalla ricerca di una posizione lavorativa sarà tenuto a delineare con esattezza la propria situazione professionale. Fatto ciò gli addetti della struttura si occuperanno di redigere un curriculum aggiornato del candidato, specie nel caso in cui quest’ultimo non risulti avvezzo a pratiche simili.

A questo punto, si dovrà attendere. L’individuazione di una posizione ideale potrebbe richiedere diverso tempo, ma disperarsi non servirà a nulla: l’attesa e l’impegno daranno i loro frutti.

Secondo passo: chiedere una lettera di referenze all’ex datore di lavoro

Una volta terminate le prassi relative all’iscrizione presso un centro per l’impiego, il candidato inizierà a “sondare” le varie proposte giunte in struttura.

Di norma, i centri per l’impiego inoltrano proposte e informazioni lavorative tramite e-mail, ma ciò non toglie che, se lo desideri, ci si possa recare direttamente presso il centro apposito. Parlare faccia a faccia con un impiegato è certamente più distensivo che avere a che passare in rassegna le offerte di lavoro giunte via mail.

Quando inoltri una serie di curriculum, siano essi inviati personalmente o attraverso il centro per l’impiego, è consigliabile, se possibile, allegare una lettera di referenze. Talvolta sono le aziende destinatarie a richiederla.

La lettera in questione non è altro che un documento in più, un modo utile per rafforzare la presentazione della propria persona.

Candidarsi a un’offerta di lavoro, indipendentemente dall’azienda a cui si è inoltrato il proprio curriculum, significa “giocarsi” il posto con altri potenziali candidati.  A definire l’accettazione (o meno) all’interno di una ditta vi sono fattori differenti. L’esperienza pregressa gioca un ruolo fondamentale, così come l’età del candidato. Tuttavia, parte dell’esito della candidatura può essere determinato dalla lettera di referenze.

Il documento serve per mettere in buona luce il candidato. Può essere richiesta dal dipendente, e in genere viene redatta direttamente dall’ex datore di lavoro.

L’utilità della lettera di referenze deriva dal fatto che un precedente datore di lavoro potrà evidenziare pregi e punti di forza del candidato che altri soggetti interessati potrebbero non vantare.

Un documento simile ricopre un’importanza assoluta, specie per quelle realtà lavorative in cui le aziende richiedono il massimo livello di serietà. 

La lettera di referenze, dunque, torna quanto mai utile per permettere al soggetto di “avvantaggiarsi” nella corsa a una posizione lavorativa. Il documento può essere inviato direttamente tramite mail, allegandolo al proprio curriculum.

 

L’invio del curriculum attraverso i siti di annunci di lavoro

Centri per l’impiego, lettere di referenze, tutti aspetti che concorrono insieme alla ricerca del posto di lavoro ideale. Basta questo? Certo che no.

A 50 anni, ritrovatisi senza lavoro, è bene vagliare qualsiasi opportunità professionale, e per farlo è necessario rimboccarsi le maniche. In ogni caso, niente paura: internet è un modo unico per individuare nuove e potenziali offerte lavorative.

Una volta registratisi presso un centro per l’impiego, e ottenuta una lettera di referenze da un precedente datore di lavoro, l’ideale sarebbe mettersi alla ricerca di una posizione sfruttando le app per l’individuazione di posti di lavoro. Servizi simili, negli ultimi anni, si sono letteralmente moltiplicati, complice la richiesta sempre più pressante di opportunità lavorative e, tra le altre cose, il potenziamento della rete internet.

Già, ma a quali siti rivolgersi? Come inoltrare un curriculum attraverso un’app?

Il primo passo per muoversi in questa direzione è quello di avere a disposizione il curriculum elettronico.
Le aziende richiedono l’invio di curriculum in formato doc o pdf, in modo tale da rendere più agevole la lettura dei documenti.

Nel caso in cui non si disponga di un curriculum aggiornato, se ne può richiedere una copia direttamente al centro per l’impiego.

I siti che consentono di sondare annunci di lavoro sono diversi: tra i più noti citiamo Indeed, InfoJobs e CornerJob, ma non mancano portali di annunci come Bakeca.it, essenziale per monitorare giorno per giorni la pubblicazione di nuove offerte di lavoro.

La singola ricerca può essere perfezionata inserendo filtri e parametri differenti, in modo tale da circoscrivere ulteriormente l’individuazione degli annunci. Nel caso in cui si abbia la possibilità di trasferirsi, è possibile inserire filtri geografici particolarmente ampi; in caso contrario, sarà meglio procedere con filtri maggiormente restrittivi.

Una volta impostati i parametri essenziali, l’utente potrà passare in rassegna i risultati forniti dal sito. Gli annunci variano da un’azienda all’altra, per cui è necessario leggere con attenzione le richieste avanzate dalle ditte.

Infine, l’invio del curriculum. Presupponendo di aver trovato uno o più annunci interessanti, il candidato non dovrà fare altro che seguire la procedura guidata. 

L’operazione sinora descritta può essere ripetuta per qualsiasi altra mansione o professione individuata, senza alcun limite. Si tratta di una prassi decisamente vantaggiosa, che facilita in modo evidente la ricerca di lavoro da parte del candidato.

 

Informare amici e conoscenti

L’essere rimasti senza lavoro a 50 anni può essere frustrante, per cui è bene fare di tutto per rimettersi in gioco, evitando di perdere tempo e disperarsi.

Le operazioni sinora descritte permettono certamente di compiere un passo in avanti nella ricerca di una professione, ma un aiuto potrebbe anche derivare dalla famiglia, dagli amici e dai conoscenti.

Nel caso in cui si sia perso il proprio posto di lavoro, l’ideale sarebbe comunicarlo quanto prima ai parenti stretti, oltre che ai propri amici. Non si esclude, infatti, che a un amico o a un conoscente sia giunta voce di una ricerca di personale presso tale ditta o azienda.

Spargere la voce tra le persone con le quali si ha confidenza è un modo non meno utile per tornare in gioco e mettersi alla prova in una nuova realtà lavorativa. I posti di lavoro ci sono, ma è altrettanto vero che individuare la professione più adatta alle proprie competenze può risultare complesso.

In questi frangenti, però, amici e parenti potrebbero certamente dare una mano, facilitando il diretto interessato nella ricerca del posto ideale.

 

Valutare la possibilità di mettersi in proprio

Ci si è mossi con grande rapidità, si è informato il centro per l’impiego della propria situazione professionale e si è ottenuta una lettera di referenze. Infine, si è provveduto a informare i propri conoscenti in merito alla perdita del posto di lavoro. Tutto ciò potrebbe essere sufficiente a trovare un’occupazione che consenta di “tornare in pista”.

Tuttavia, non si esclude che la ricerca di lavoro possa risultare frustrante e poco fruttuosa, specie nel caso in cui si notino difficoltà nell’essere accettati da ditte e aziende.

In casi simili, non dovrebbe escludersi la possibilità di mettersi in proprio. Non si tratta di una follia: mettersi in proprio significa investire le proprie risorse per aprire un’attività che, per forza di cose, in passato non si ha avuto la possibilità di avviare.

essere senza lavoro a 50 anni e inventarne uno

Sia chiaro: per mettersi in proprio è necessario avere un minimo di competenze nel settore che si predilige. È impossibile aprire un’attività senza avere idea di come lavorare, come trovare clienti e come barcamenarsi nel mondo del lavoro. Inoltre, si richiedono risorse che non tutti potrebbero vantare.

Va detto, però, che a 50 anni si potrebbe aver messo da parte una somma discreta. Chi ha avuto l’idea di risparmiare per decenni si troverebbe avvantaggiato sul piano economico, e potrebbe valutare l’eventualità di mettersi definitivamente in proprio.

Si tratta anche di un modo utile per lasciare un’attività ai propri eredi/parenti stretti, impiegando il proprio tempo nel fare qualcosa che si ama realmente.

Per avviare un’attività sono necessarie risorse, tempo e conoscenza dei cavilli burocratici, ma per quest’ultimo fattore ci si potrà avvalere di un commercialista con esperienza.

Già, ma in quale settore operare?

Di fatto, il diretto interessato è libero di prendere le decisioni che ritiene più adatte alla propria persona. I costi relativi all’avvio di un’attività variano da un contesto all’altro, per cui andranno valutate con cura le reali potenzialità economiche dell’operazione.

Da non trascurare l’ipotesi di richiedere un finanziamento, in modo tale da accelerare la pratica e facilitare l’intero processo di avvio dell’attività.

L’apertura di una piccola impresa, pur se agevolata da norme e decreti ad hoc, rimane pur sempre un’operazione ad appannaggio di chi ha conoscenza in un dato settore.

Un cinquantenne con decenni di esperienza nel mondo dell’elettronica, ad esempio, potrebbe optare per l’apertura di una piccola ditta di importazione di componenti elettroniche. Un idraulico che ha sempre lavorato da dipendente potrebbe optare per un’operazione simile, aprendo un’impresa relativa alla vendita di componentistica idraulica.

Rimanere senza lavoro a 50 anni, o comunque in età matura, è una situazione spiacevole che tuttavia può verificarsi, anche a fronte della complessa situazione economica che sta vivendo l’Italia a causa della pandemia.

Tuttavia, i modi per rimettersi in gioco ci sono, esistono, e permettono realmente di tornare a lavorare nel breve periodo, purché ci si impegni nella ricerca di una professione.

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