Un nuovo DCPM è stato prodotto in questi giorni. Credo che in tutto tra ordinanze e decreti siano oltre venti. Un bel numero se si conta che non è passato nemmeno un anno dall’inizio della pandemia. Credo che questa produzione di decreti non sia paragonabile a nessun altra nella storia dei passati governi. Segnale positivo da un lato perché evidentemente quando si vuole si può, dall’altro una pletora infinita di permessi e divieti a cui i cittadini difficilmente riescono a stare dietro. Siamo sicuri che andrà tutto bene?

A che fase siamo arrivati?

Non so se siamo entrati nella 4°, 5° o addirittura 6° fase, ho perso il conto. Sono sicura invece della fase del “non ci si capisce più nulla”. Quello che da tempo era stato anticipato come il periodo più a rischio, l’autunno, è diventato in un attimo il periodo terribilis, a cui pare nessuno fosse preparato. Nemmeno il Governo!

E qui mi sorge un dubbio. Ma se tutti gli indicatori e il comitato scientifico rendevano consapevoli del periodo a cui andavamo incontro, non si poteva agire per tempo e farsi trovare questa volta preparati?

Mi sembra che stiamo assistendo all’ennesima riprova che al di là della gestione dell’emergenza non si riesca ad andare. Si riparla di ospedali pieni, di pronti soccorsi al delirio, di mancanza di reparti di rianimazione, di mancanza di personale, ecc.  Nessuna programmazione, nessuna pianificazione preventiva. E come se quest’estate avessimo di colpo azzerato la memoria di quanto avevamo fatto, mentre il caos e la paura ritornano.

La fine degli arcobaleni “andrà tutto bene”

Anche il variopinto arcobaleno con la scritta “andrà tutto bene” non regge più, e la speranza e la positività che avevano accompagnato le nostre giornate di chiusura sono state sostituite con proteste in alcuni casi anche particolarmente aggressive.  E  l’ospedale costruito con i fondi raccolti dalla coppia Fedez/Ferragni? Tutti i reparti nuovi attivati questa primavera,  sono operativi o già chiusi? E i fondi raccolti dalla protezione civile, dove sono finiti?

Per non parlare della campagna contro l’influenza in cui si invita la cittadinanza a farsi vaccinare mentre si scopre che i vaccini non saranno disponibili se non per pochi. Che dire poi dell’informazione che circola? Una gara a chi la spara più grossa a cui fanno da cassa di risonanza una certa stampa interessata più a vendere copie che a dare informazioni puntuale e reale, senza creare panico o peggio paura.

Personalmente credo che la gestione di questo periodo faccia acqua da tutte le parti. È come se un chirurgo dovesse asportare un tumore e ne togliesse un pezzetto per volta. Con il risultato che il paziente non solo non guarisce ma rischia di morire. Si può morire anche per assenza di lavoro, di ansia e di depressione,  ma anche per  assenza di cure sanitarie “normali” tra cui interventi già programmati che si stanno rimandando, diagnostica, esami, ed altro che non si può fare  perché gli ospedali sono in tilt.

Tutti fattori di rischio altissimi a cui con un piano strategico di lungo periodo si poteva e doveva mettere mano in anticipo. Perché se qualcuno pensa che ce la caveremo entro Natale ha sbagliato i suoi conti!

Daniela Boccadoro Ameri, Direttrice Responsabile di Altraetà.it

 

NON PERDERTI I NOSTRI ARTICOLI!

Per entrare a far parte della nostra community e rimanere aggiornato, iscriviti alla newsletter di Altraetà! Clicca il link qui sotto, inserisci nome, cognome e email, accetta la Privacy Policy e seleziona “Iscriviti alla nostra newsletter”. Una volta alla settimana riceverai sulla tua mail una selezione delle migliori notizie sul mondo over 50! È gratis, comodo e veloce. E in ogni momento puoi scegliere di disiscriverti! CLICCA QUI

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here