Si è conclusa la terza edizione del Silver Economy Forum. A me il compito di trarre i primi risultati per il prosieguo della stesura della roadmap per l’invecchiamento della popolazione, che spero presto porteremo al Governo.

La versione, causa inasprimento della situazione Covid 19, si è svolta completamente in digitale. 50 relatori nelle 9 sessioni che si sono susseguite per i 3 giorni del Silver Economy Forum, da giovedì a sabato, hanno affrontato il tema di quest’anno: Silver care. Se non ora quando? Il tempo della prevenzione.

Cosa sta accadendo agli over 65? La salute è al centro del dibattito nel nostro paese: la prevenzione a che punto è? Cosa accade negli altri paesi europei e negli Stati Uniti? Tutti argomenti che i nostri autorevoli relatori hanno affrontato con grande impegno.

Vi riporto alcuni stralci a mio parere molto interessanti, a partire dall’intervento dell’On. Sandra Zampa sottosegretario alla salute. “Mi sono personalmente opposta da sempre alla separazione degli anziani dalle altre generazioni, anche in questa seconda ondata, rispetto pure a messaggi non solo mal formulati ma anche mal pensati, secondo me. Non penso che si debba immaginare per loro una chiusura o una restrizione ulteriore, stanno già pagando un prezzo alto perché le relazioni personali e familiari sono diventate per loro un problema ancora più grande che per altri”. Ha terminato dicendo “la sanità deve sempre di più sapere prevedere con modelli preventivi la salute degli anziani e questo deve avvenire integrando sempre di più il sociale e il sanitario”.

E da dove può partire questa prevenzione? Molti relatori hanno evidenziato il ruolo chiave del medico di famiglia che, nonostante l’aiuto che oggi ci offrono gli strumenti digitali e la telemedicina, deve fornire un supporto continuativo a partire da checkup annuali accurati per questa fascia della popolazione, come ha evidenziato il Prof. Bassetti.

La prevenzione passa anche attraverso l’alimentazione, ce lo ripetono da sempre i nostri medici e in noi riecheggia subito la famosa frase “Siamo quello che mangiamo”. Una corretta alimentazione è fondamentale per un invecchiamento attivo e in salute. La Dottoressa Evelina Flachi e la Fondazione Veronesi ce ne hanno parlato in maniera molto approfondita.

Collegandoci al dibattito di queste settimane sul “lockdown anagrafico” mi hanno colpito e trovato d’accordo le parole del Professor Alessandro Meluzzi sul concetto di “libertà” degli over 65. Le riporto qui: “Dobbiamo vedere la società come un grande albero che si nutre del frutto della memoria. La situazione di cui parliamo non è quella di un anziano generale ma di un anziano italiano, diverso per tutte le culture e regioni. Gli anziani devono fare attenzione ma devono essere liberi e messi in condizione di fare cose che si sentono di fare, ad esempio poter andare a messa. Dobbiamo avere la possibilità di aiutare gli anziani a mantenere le loro abitudini. La vita deve essere meritevole di essere vissuta, la vita non è un fenomeno quantitativo. La libertà degli anziani è la duplice libertà: la libertà da e la libertà di. Quella DA è quella dell’uomo da fame, sete, freddo, malattia, calore. Quella DI ci permette di poter fare ciò che voglio, compresa la libertà di assumere dei rischi”. In questo contesto la tecnologia può sì tornare utile contro l’isolamento dei silver, e va sfruttata al meglio, ma non può sostituire il contatto umano.

Ritengo che la prevenzione non riguardi solo la salute di noi tutti, ma anche l’ecosistema socioeconomico di fronte al quale ci troviamo. Se non sappiamo analizzarlo non riusciremo mai a trovare delle valide soluzioni per la crescita e il futuro della nostra società.

Carlo Cottarelli ci ha fornito un’interessante analisi sulle conseguenze dell’invecchiamento della popolazione per i conti pubblici: “Nonostante la riforma Fornero e quelle precedenti e nonostante siano molto ottimistiche, le previsioni per i prossimi 20, 30,40 anni indicano un aumento della spesa pensionistica sul Pil. Le previsioni ipotizzano un aumento del tasso di fertilità, un’immigrazione regolare, un aumento della partecipazione al mercato del lavoro delle donne e una crescita della produttività italiana che da un livello di poco più di zero, in media, degli ultimi vent’anni, dovrebbe salire vicino all’1%. Nonostante questo, i conti pubblici peggiorerebbero”. La soluzione? “Vedere l’opportunità di vivere più a lungo lavorando per un periodo più lungo. Ovviamente adattando il mondo del lavoro a questa soluzione”.

Analisi e trend. Di questo parla anche il nostro Osservatorio Silver Trends: uno spazio a disposizione delle aziende ideato in partnership con Lattanzio Monitoring & Evaluation, che ha lo scopo di intercettare i gusti, le tendenze e le esigenze del nuovo pubblico over 65. Un’accurata e periodica analisi ci consentirebbe di individuare e definire la silver economy nel nostro Paese. In Francia, la silver economy è un’economia ufficialmente riconosciuta dal Governo e fondata su principi etici. Chissà che prima o poi non lo diventi anche in Italia, paese più vecchio del mondo dopo il Giappone…

Daniela Boccadoro Ameri, Direttrice Responsabile di Altraetà

 

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