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Rsa, il futuro delle strutture tra assistenza domiciliare e accoglienza residenziale

Contrapporre assistenza domiciliare e accoglienza residenziale è sbagliato: sono invece due nodi della rete dei servizi per gli anziani. Ed entrambe saranno sempre più necessarie: lo dicono i numeri dell’Osservatorio Rsa dell’Università Cattaneo di Castellanza (Va), di cui si è discusso nel corso dell’evento “Perché non possiamo fare a meno delle Rsa – Servono risposte diverse su misura dei diversi bisogni di chi è fragile”, organizzato da Serenity in collaborazione con Uneba, associazione di categoria del non profit socio-sanitario di radici cristiane.

L’esperienza sul campo ci mostra che lo stesso termine rsa è riduttivo: già oggi si tratta in larga parte di strutture che offrono agli anziani servizi diversi, su misura dei bisogni.

Rsa fondamentali per le persone fragili

L’età media degli anziani al loro ingresso in rsa è 86 anni. Più di uno su tre (il 34%) ha bisogno dell’assistenza del personale delle rsa per alimentarsi. Sono due dei vari dati forniti da Antonio Sebastiano, direttore dell’Osservatorio Rsa dell’Università Cattaneo di Castellanza, per evidenziare che gli ospiti delle rsa sono persone estremamente fragili, e che difficilmente possono essere assistite a casa propria.

«Il 63% delle donne oltre i 50 anni – è un altro dato di Sebastiano – svolge la funzione di caregiver informale nel proprio nucleo familiare. Ma la struttura della famiglia italiana è cambiata, e in futuro ci saranno sempre meno caregiver, e aumenterà la pressione sui servizi».

«L’Italia – aggiunge – è nelle retrovie In Europa sia per la residenzialità, con i suoi 270 mila posti letto, che per la domiciliarità: dobbiamo investire su entrambe, in ottica di complementarietà. Vedere residenzialità e domiciliarità come alternative l’una all’altra è profondamente sbagliato».

«Le Rsa sono decisive come nodo di filiera nella fase terminale del percorso della non autosufficienza. Sono e saranno uno dei pilastri del sistema di long term care italiano».

Un mondo vitale

«Il rispetto della dignità dell’individuo (anziano) – ha detto Marco Trabucchi, presidente dell’Associazione Italiana di Psicogeriatria – c’è solo se la risposta ai suoi bisogni è specifica e pertinente. In rsa le crisi legate all’invecchiamento trovano ricomposizione. Polipatologia, demenza, non autosufficienza, solitudine, povertà, mancanza di caregiving, trovano qui in Rsa ricomposizione. Una risposta globale, di una globalità generosa e positiva. Certamente dobbiamo discutere di problematiche istituzionali, economiche, organizzativi, ma altrettanto è importante ricostruire una cultura forte, riaffermando che quello delle rsa è un mondo vitale, non marginale».

Foto di Fondazione Oic Onlus_riabilitazione

Una conferenza nazionale sulle rsa?

«Contrapporre assistenza domiciliare e accoglienza residenziale è sbagliato: sono invece due nodi della rete dei servizi per gli anziani – scandisce Franco Massi, presidente nazionale di Uneba – In mezzo, ce ne sono altre, come centri diurni e alloggi protetti. Tutte devono partire dal bisogno e creare delle risposte. Tutte devono avere lo stesso obiettivo: il vivere bene, con le cure appropriate e l’attenzione dovuta, della persona anziana. Il suo benessere».

Massi ha poi raccolto con entusiasmo la proposta di indire una “Conferenza nazionale sulle Rsa” avanzata da Avvenire. «Ce ne faremo promotori con le altre associazioni di categoria, con le università, con i ministeri, con chi opera in quest’ambito». Tanto Trabucchi quanto Sebastiano hanno espresso analogo apprezzamento e disponibilità a collaborare con la Conferenza.

Il territorio al centro

Cosa serve per il futuro delle Rsa? Per Luca Degani, presidente di Uneba Lombardia, «una visione programmatica che trasformi i modelli di presa in carico del processo di invecchiamento, passando da centralità della acuzie a centralità della cronicità, e da centralità della presa in carico ospedaliera a centralità della presa in carico territoriale. È fondamentale investire sulla domotica e la telemedicina. In quest’ambito sono speranzoso di quanto potranno fare le risorse sulla digitalizzazione e l’informatizzazione previste dal Pnrr. E conto che, per quanto riguarda la Lombardia, la revisione della legge regionale 23 della riforma sociosanitaria attualmente in corso sia funzionale a questo percorso di valorizzazione del territorio».

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