Rinaldi, Atdal over40: “Disoccupazione, problema ignorato!”

Secondo una recente indagine Istat il numero di disoccupati tra i 35 e i 44 anni è passato dalle 426,644 unità del 2004 alle 597,316 del secondo trimestre del 2012 (di questi, 129mila nel solo nord ovest) con un incremento di oltre il 30% in meno di 10 anni. Ne abbiamo discusso con Armando Rinaldi, Vice Presidente ATDAL Over40.

Sig. Rinaldi, lei ritiene che questi dati corrispondano alla reale situazione del nostro Paese?

I dati Istat vengono da qualche tempo messi in seria discussione da molti economisti e enti di ricerca. Noi da tempo stimiamo che solo nella fascia over40-over60 vi siano oltre 1,5 milioni di disoccupati (le stime della Commissione di Indagine del Senato, condotta su nostra iniziativa, dalla Commissione Lavoro del Senato nel periodo 2003-2005 stimava i disoccupati over45 in circa 750.000, dal 2008 questa cifra è più che raddoppiata). Spulciando i dati Istat si scopre che gli “scoraggiati” (coloro che non cercano più lavoro in quanto certi di non poterlo trovare) erano nel 2012 circa 3 milioni, dato che non viene sommato a quello dei disoccupati “ufficiali”. Il rapporto CNEL sul lavoro dell’ottobre 2012 introduce dei criteri di definizione della disoccupazione diversi da quelli Istat arrivando a determinare che sommando ai disoccupati “ufficiali” anche gli scoraggiati la percentuale sale al 18%. Ma il CNEL va ben oltre e considerando altre categorie (precari, cassintegrati, ecc.) fa attestare la percentuale attorno al 24%.

La sua Associazione per la Tutela dei Diritti Acquisiti dei Lavoratori nasce nel 2002 da una motivazione, se vogliamo, personale…

Io ho lavorato per 34 anni, cambiando 5 diverse aziende, recandomi per lunghi periodi all’estero (USA, Francia, Olanda, Germania, Spagna, UK) e ricoprendo anche per alcuni anni il ruolo di responsabile marketing europeo di prodotto per una multinazionale europea.

Sì, l’origine l’Associazione parte da una iniziativa del sottoscritto, ex-dirigente Philips, invitato a togliere il disturbo nel 1999, a 51 anni di età e con 34 anni di versamenti contributivi. Nel 2002, non tanto per questioni economiche quanto per una questione di dignità e di rabbia verso un sistema impresa che predicava la necessità di prolungare l’età pensionabile, ma contemporaneamente si liberava di coloro che arrivavano attorno ai 45-50 anni, ho dato il via a questo progetto. Oltre al sottoscritto parteciparono alla costituzione di Atdal una decina di altri lavoratori già espulsi dal ciclo produttivo o che, pur avendo ancora una occupazione, temevano di poter essere le prossime vittime.

Nel 2010, il nome dell’Associazione viene modificato in ATDAL Over40, dedicandosi, perciò, ad una fascia precisa di popolazione: perché questo cambiamento?

Il cambiamento è dovuto soprattutto ad una esigenza di rendere meglio comprensibile lo scopo dell’Associazione. Al momento della nascita di Atdal io avrei preferito usare un nome tipo “figli del baby boom”, ma la mia proposta non fu accolta.

Over40 individua con una certa precisione il target dei soggetti ai quali ci riferiamo. Importante precisare che nel lontano 2002 il nostro riferimento erano gli over50, allora particolarmente colpiti dall’espulsione dal lavoro, ma già nel 2005 (anno della conclusione della indagine del Senato) l’età critica era scesa a 45 anni e successivamente fino a 40 anni.

Quanti sono i vostri associati? Chi può iscriversi all’Associazione e come deve procedere?

Attualmente abbiamo circa 650 Soci (purtroppo non tutti rinnovano con regolarità la quota annuale) e un migliaio di simpatizzanti molti dei quali in contatto con noi da anni ma che non hanno mai deciso di associarsi. Fin dalla nascita dell’associazione abbiamo deciso di non discriminare tra chi è socio e chi non lo è. Chi associa lo fa per sostenere l’associazione non per averne dei vantaggi diretti. Versa 20 euro all’anno e viene informato e coinvolto in tutte le iniziative che mettiamo in campo.

L’adesione viene fatta attraverso un modulo standard reperibile sul nostro sito o che inviamo a chi ce lo richiede. E’ evidente che in questo modo i nostri spazi di azione sono ridotti, ma la nostra è una precisa scelta basata sul puro volontariato. Il budget di cui disponiamo si aggira annualmente attorno ai 10.000 euro (circa un terzo dei quali provengono dal 5×1000) con i quali riusciamo comunque a fare molte cose rinunciando ad avere una sede fissa ma non rinunciando a produrre documenti, organizzare o partecipare a convegni e iniziative, muoverci a livello nazionale o europeo.

Il tutto è possibile grazie al fatto che chi di noi è maggiormente impegnato in Atdal si sobbarca alcuni costi (esempio il costo del telefono cellulare) a livello personale senza gravare sull’associazione. Da diversi anni Atdal è anche membro effettivo del circuito europeo Age-Platform.

L’obiettivo di ATDAL Over40 è quello di dare voce e visibilità ad una situazione drammatica che riguarda molti lavoratori italiani. Ma cosa fa lo Stato per queste persone e come fate a confrontarvi con gli organi istituzionali?

Purtroppo, dopo oltre 10 anni di lavoro su questi temi, dopo decine di incontri con politici di ogni schieramento, dobbiamo dire che il problema della disoccupazione matura era ed è ancora sottovalutato se non colpevolmente ignorato. Nel 2005 la Commissione di Indagine del Senato (dalla quale fummo convocati ben tre volte in audizione) produsse una relazione, approvata all’unanimità, nella quale si riconosceva che il problema della disoccupazione degli over45 era un problema grave e sosteneva la necessità di urgenti ed  efficaci interventi legislativi. Di fatto da allora nulla di sostanziale è mai stato fatto. Qualche ridicola misura premiante per le imprese che assumono gli over, ma nulla che desse l’idea di voler affrontare con un impegno serio un fenomeno devastante per tanti individui e per tanti nuclei famigliari. Nel 2005 un disegno di Legge a firma del Senatore Pizzinato venne depositato in Parlamento. Di legislatura in legislatura quel DDL ormai chiaramente obsoleto è stato reiterato senza che mai venisse trovato il tempo e la volontà di calendarizzarne la discussione. Se ripenso ai tanti incontri con rappresentanti della politica e delle Istituzioni posso solo dire che, fatte salve rarissime eccezioni, ricordo solo ignoranza, incompetenza, supponenza, il tutto spesso condito da palese malafede.

Recentemente ATDAL e la Camera del Lavoro Metropolitana di Milano hanno firmato un protocollo d’intesa per dare più spazio e visibilità alla “causa” dei disoccupati in età matura. In cosa consiste questa iniziativa?

In effetti lo scorso mese di dicembre abbiamo sottoscritto un accordo con la CdLMM,  accordo che riteniamo particolarmente importante perché nato da una proposta della CdLMM e quindi dal più grande sindacato italiano, nonché l’unico che ha cominciato a dimostrare un interesse per questa fascia di lavoratori e di disoccupati. L’accordo prevede uno spazio che la Camera del Lavoro ha messo a disposizione della nostra associazione presso la Sede CGIL di San Siro. Un giorno alla settimana Atdal gestirà uno sportello di accoglienza dedicato agli over40 presso questa sede. L’obiettivo prioritario è sempre quello di accogliere le persone in difficoltà cercando di far loro capire che non sono sole e che possono trovare un punto di riferimento che le aiuti a uscire dall’isolamento (che spesso porta a pesanti cadute dell’autostima, all’insorgere di serie patologie fisiche e psichiche, a crisi famigliari, ecc.). Poi dovremo cercare di fornire, in collaborazione con gli uffici della CGIL, consulenza in materia previdenziale, indicazioni e riferimenti per chi cerca lavoro o intende provare a sviluppare progetti di auto imprenditoria, informazioni su eventuali forme di sostegno economico a chi è in difficoltà. A latere dello sportello, sempre in collaborazione con il sindacato, vorremmo cercare di aprire un confronto continuo con le Istituzioni locali per individuare possibili progetti che mirino all’apertura di possibilità di ricollocamento anche solo temporaneo per disoccupati maturi.

Una cosa che deve essere assolutamente chiara è che lo sportello over40 non è e non può essere visto come un luogo nel quale sono disponibili dei posti di lavoro per chi ne è privo. Questo per evitare di creare delle aspettative inutili e controproducenti in persone che di tutto hanno bisogno tranne che di illusioni. Non è nelle nostre possibilità svolgere una funzione di questa natura.

Di certo come associazione ci poniamo infine l’obiettivo di crescere sia numericamente che qualitativamente facendoci portatori di alcune istanze che riteniamo di assoluta priorità quali ad esempio l’introduzione anche in Italia, di una forma di reddito di cittadinanza in linea con quanto già in essere in tutti i paesi europei con eccezione appunto dell’Italia, la Grecia e l’Ungheria.

c.p.

 

 

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