Quando la terza età diventa un affare

NEW YORK
L’invecchiamento della popolazione è una realtà, ovviamente positiva, che porta con sè opportunità e problemi. Si creano nuovi settori interessanti sotto l’aspetto degli investimenti finanziari, così come sorgono esigenze nuove per gli anziani e occasioni per il settore assicurativo.

Tra le idee di investimento si segnala quella della società svizzera di gestione di patrimoni Lombard Odier di dar vita a un fondo comune, Lo Fund Golden Age, che investe in società che operano nei tre comparti della biofarmaceutica, delle tecnologie mediche e dei servizi per la salute specificamente dedicati alla cura del diabete, dell’Alzheimer, ma anche nella produzione di protesi all’anca e ad altri strumenti necessari alla terza e alla quarta età.

I gestori della Lombard Odier hanno individuato un corpo di circa 300 società internazionali tra cui pescare le più promettenti: la selezione avverrà partecipando a convegni medici sull’invecchiamento, con l’obiettivo di costruire un portafoglio di società, non meno di 35 e non oltre le 60, che trarranno il maggiore benificio dal trend della crescente longevità. Tra i prodotti generati dall’invecchiamento ci sono anche le polizze sanitarie, che sono al centro della travagliata riforma all’esame del Congresso americano.

Sull’aspetto centrale dei costi della salute la cura degli anziani ha un peso particolare. In uno studio di qualche anno fa, quindi con cifre ormai in difetto rispetto alla realtà attuale, pubblicato sul sito dell’autorevole National Bureau of Economic Research (Nber), le spese a servizio dei malati terminali (Long Term) risultavano aver superato i 135 miliardi di dollari già nel 2004, pari all’1,2% del prodotto interno lordo Usa.

La previsione è che questi numeri verranno più che triplicati in termini reali (esclusa l’inflazione) entro il 2040. Le spese per questa copertura sono un rischio finanziario grave e crescente per i vecchi, sempre più longevi: una donna di 65 anni ha il 44% di probabilità di dover entrare in una casa di ricovero e di starci una media di due anni.

La tariffa calcolata dal Nber per una stanza è indicata nella ricerca in 50 mila dollari all’anno, oggi 35 mila euro circa (circa tremila euro al mese). I due firmatari dello studio, Jeffrey Brown e Amy Finkelstein, hanno rilevato un forte squilibrio tra il bisogno oggettivo di assicurazioni di questo genere nella popolazione Usa e le dimensioni del mercato delle polizze specifiche, le Long Term Care: solo il 10% degli anziani ne ha sottoscritta una, e tra costoro solo il 4% ha una polizza che copre interamente i costi della retta.

Altre scoperte della ricerca: i premi risultano mediamente più costosi delle prestazioni, poichè una polizza paga 82 centesimi, su ogni dollaro di premio versato, ad un anziano che si assicura a 65 anni e che mantiene la polizza fino alla morte: questo sovraccarico di 18 centesimi su 100 è più elevato di quello tra i 6 e i 10 centesimi che si riscontra nelle statistiche delle normali polizze sulla salute.

Ma mentre il dislivello è molto negativo (44 centesimi) per i maschi, esso risulta positivo (4 centesimi) per le femmine, che quindi pagano premi inferiori ai sussidi che poi ricevono. Una maggiore diffusione di queste polizze potrebbe abbassarne i costi generali, ma per allargare il mercato occorre che cresca la conoscenza del prodotto, scrivono i due ricercatori per gli Usa. Ciò vale anche per l’Italia, dove tra le compagnie che hanno sviluppato di più, recentemente, questo mercato ancora poco conosciuto, c’è Unipol.

La stampa

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