Quando il mare e le bellezze artistiche non bastano più per attirare turismo

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Non si sente dire altro che è stata un’estate difficile. Qualcuno aggiunge disastrosa per il turismo che ha risentito, soprattutto al nord, del mal tempo. Hotel, ristoranti, stabilimenti balneari piangono sulla pioggia caduta – permettetemi il bisticcio di parole – e sul mal tempo che ha distratto i turisti portandoli lontani dalle nostre coste. Anche la crisi ha fatto la sua parte, anche se è da molto che la sentiamo soffiare sulle nostre spalle e forse in quest’estate uggiosa è stata la meno colpevole.

Quest’estate ho girato sia in Italia che nella vicina Francia. Lì il tempo era bello, ma non è stato solo quello a contribuire alla riuscita del mio relax , vero obiettivo di ogni mia vacanza. C’è di più.

L’organizzazione di ogni centro abitato sulla costa mediterranea francese è pianificata: giardini ben curati, ampi posteggi in paese e vicino a ogni spiaggia, viabilità sicura per biciclette e pedoni, giochi per bimbi, negozi, centri commerciali e farmacie. Le spiagge sono per la maggior parte libere (non a pagamento) e pulite, con punti attrezzati per il pronto soccorso a l’assistenza ai disabili. Esiste qualche spazio attrezzato con sedie a sdraio e ombrelloni ma le superfici sono talmente ristrette che è preferibile la spiaggia libera, dove gli spazi sono ampi e le persone vanno e vengono con una tale frequenza che il risultato è che la spiaggia non è mai strapiena.

E poi mercatini, feste, artisti di strada disseminati nelle vie cittadine permettono a tutti una fruibilità sia diurna che serale estremamente piacevole (e anche di sera si trova posteggio!), per tutte le tasche, senza polemiche con i negozi perché dal grande afflusso di gente tutti ne hanno un beneficio, anche il Comune che incassa e riesce a mantenere a un buon livello il verde e i servizi.
Il tutto in un circuito virtuoso dove la tranquillità di trovare quanto può semplificarti quel breve periodo (nel mio caso) di vacanza produce il relax agognato. Si ha la sensazione che sia la località al servizio della vacanza e non il contrario, come spesso accade da noi.

Non faccio il confronto col nostro paese perché l’elenco sarebbe troppo lungo. Mi soffermo solo su alcuni punti che riguardano principalmente le esigenze dei nostri lettori: trasporti e impossibilità di trovare posteggi, carenza di servizi essenziali quali farmacie, vicinanza ospedali, vicinanza di supermercati o negozi attrezzati, orari degli stessi, mancanza di informazioni adeguate.

Non sono un’esterofila: preferisco da sempre il mare italiano e le sue coste sono spesso meta delle mie vacanze marine, ma penso che l’abbassamento del numero dei turisti vada imputato alla mancanza di servizi primari a cui si affianca l’incuria in cui versano molte nostre località.

Luoghi stupendi invasi dalla sporcizia, assenza totale di servizi oppure servizi non funzionanti, mancanza di attenzione del personale verso gli anziani e alle loro esigenze: sono tutte cose che ci pongono al di sotto del livello a cui ormai il turista moderno è abituato in altri paesi. La cura, il rispetto, l’attenzione, che fa sì che un turista ritorni da noi non fanno più parte di quei “prodotti” inopinabili di cui si può fare a meno. Essi ormai fanno parte, al pari del mare e delle nostre bellezze artistiche, di un patrimonio che ci deve appartenere sempre più.

Daniela Ameri

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