Psicologia over 50: le strategie anti-invecchiamento

Negli articoli precedenti abbiamo più volte sottolineato come i cambiamenti di stile di vita che, nel corso del tempo, possono interessare tutti noi, ad esempio la cessazione dell’attività lavorativa o qualche perdita affettiva, possano influenzare in modo pesante la nostra esistenza.

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È ormai risaputo che modificare le abitudini quotidiane rappresenta una frattura nel normale percorso delle nostre certezze, e l’equilibrio dinamico del nostro organismo ne può risultare compromesso. Anche il ritorno dalle vacanze può costituire una discontinuità nel nostro modo di organizzare il tanto “tempo ritrovato” di cui disponiamo, soprattutto dopo la pensione, ed è necessario ritrovare una stabilità personale, una tabella di marcia che possa permetterci di non cadere vittime della noia e dell’apatia, o peggio, della solitudine e della depressione.

Proprio in questi momenti, tornano i soliti problemi legati al “cosa fare” durante le mattine, i pomeriggi e le sere che facilmente ci vedono limitati, rinchiusi in spazi non troppo ampi e decisamente poco accoglienti, se non fosse per il comfort che deriva dal ritrovarci nella familiarità dell’ambiente di casa. Ci troviamo a riflettere su come abbiamo vissuto durante il periodo di ferie, certamente caratterizzato da una maggiore libertà e da una grande varietà di stimoli, magari in mezzo alla natura, impegnati in qualche attività (compatibilmente a quello che il nostro fisico ci permette), o all’aperto davanti a un bar, insieme ad altre persone, pensando anche alla ricaduta di tutto questo sulla nostra salute psicofisica e, di conseguenza, sul buonumore che dovrà sostenerci per un altro anno.

In aggiunta a ciò, anche nell’ottica di combattere il normale declino delle facoltà intellettive, è consigliabile mettere in atto tutta una serie di contromisure che ci permetta da un lato di prolungare, per quanto possibile, i benefici derivati dal periodo di ricarica psico-fisica appena trascorso, e dall’altro di contrastare, di rallentare quegli insidiosi processi degenerativi che tanto ci preoccupano. “Potrei tollerare tanti mali fisici”, diceva una partecipante ai gruppi di psicoeducazione geragogica, “ma sarebbe terribile non esserci più di testa!”. Questo riassume benissimo la paura di perdersi, di essere invasi dall’esperienza soggettiva del nulla.

Il professor Orso Buggiani, ex direttore della Clinica Neurologica all’Istituto Besta di Milano, ci ricorda che “è importante continuare a lavorare per mantenere in attività il patrimonio cerebrale, in quanto il cervello è come un muscolo, e se si ferma si atrofizza”. Questa indicazione richiama anche la necessità di tessere rapporti sociali che, oltre al piacere del rapporto umano, potranno anche permetterci di sviluppare interessi diversificati rispetto alla nostra solita routine, pur nella condivisione di valori e consuetudini che definiscono e regolano i rapporti fra individui. In questa dimensione si inseriscono i gruppi di incontro di cui abbiamo già parlato: avevamo messo in evidenza come la relazione interpersonale possa facilitare uno scambio non solo di contenuti, ma anche di emozioni e di sensazioni, con conseguente nascita di nuove potenzialità – anche cognitive.

Per mantenere vivo il cervello, può anche essere utile sviluppare interessi verso la lettura di libri o di giornali, oltre a risolvere cruciverba o piccoli rompicapi. Dedicarsi ad esercizi di ginnastica mentale rappresenta un buon ausilio per aiutare la memoria, per migliorare abilità già apprese, e anche per apprenderne nuove. Le ulteriori competenze così acquisite potranno consentire all’individuo di adattarsi meglio a nuovi ambienti, nuove situazioni e nuovi accadimenti.

Questo tipo di stimolazione cognitiva ha la finalità di tenere sveglia la mente, nutrirla  intellettualmente, sostenendo il pensiero, le capacità di ragionamento, il giudizio critico e le funzioni di controllo.

Sarebbe anche utile ascoltare musica ed, eventualmente, dedicarsi al ballo.

I benefici derivanti dall’attività fisica sono innegabili. L’esercizio fisico svolge un effetto positivo sia sul corpo che sulla mente: le componenti fisiche e psicologiche della vita si completano le une con le altre. In particolare, il coordinamento fra musica e movimento aiuta il cervello a mantenere efficaci le cognizioni cerebrali.

Proprio recenti ricerche hanno stabilito che la memoria ha bisogno di un sistema motorio efficace ed efficiente. Eugenio Parati, direttore del Dipartimento di Neurologia Clinica della Fondazione Istituto Besta di Milano, afferma che non basta il training della memoria, ma bisogna anche effettuare attività fisica per mettere a disposizione del cervello quella parte di motoneuroni che servono a mantenere efficiente l’attività cognitiva.

Quindi, per salvaguardare la memoria occorre che il “Fitness mentale” sia supportato da un allenamento fisico costante, naturalmente sempre monitorato da un medico.

Cerchiamo poi di dare un’occhiata all’alimentazione, che deve essere variata ed equilibrata, compatibilmente con eventuali patologie e/o restrizioni conseguenti a intolleranze particolari.

Manteniamo anche la tempistica del ritmo sonno-veglia, anche se con qualche concessione: una maggiore libertà può permettere qualche strappo alla regola!

In linea di massima, però, è bene attenersi sempre alle cadenze che la persona sente di darsi in modo naturale, ricordando che troppo sonno o troppo poco sonno fanno comunque male. Anche i momenti di riposo devono avvenire con un certo equilibrio.

 Un messaggio di positività: continuando a tenere dentro tutta la meraviglia e la magia dei colori, dei suoni e dei profumi delle vacanze, ospitando in noi le cose buone con le quali siamo entrati in contatto e di cui abbiamo vissuto una profonda esperienza, avremo la possibilità di esprimere la nostra emotività più vera, quella che aiuta le persone a ritrovarsi, giovani o più anziane, e che ci permette di sviluppare un attento spirito di comunanza e di amicizia rispettosa l’uno dell’altro.

Nel prossimo articolo parleremo di BrainTraining (allenamento del cervello), delle sue finalità e delle sue caratteristiche costitutive. Cercheremo anche di estrapolare qualche esercizio di base per lavorare sul potenziamento dell’efficienza cognitiva, sempre perseguendo il fine del cosiddetto “invecchiamento attivo”. In particolare, focalizzeremo l’attenzione sulla memoria, abilità di base che rappresenta una delle fondamenta su cui si basa la vita razionale, insieme alla percezione ed al pensiero. A questo proposito, verranno proposti alcuni semplici esercizi da introdurre nel normale espletamento delle proprie attività e da effettuare quotidianamente, con costanza.

Dott.ssa Paola Aslangul

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