Prostata ingrossata, le cure naturali e farmacologiche

Parliamo di prostata. Nell’articolo precedente abbiamo approfondito l’ipertrofia prostatica benigna, ossia quella condizione che intorno ai 50 anni inizia a manifestare i primi segni della sua presenza con disturbi dello svuotamento urinario vescicale e che si caratterizza per la presenza di un flusso urinario debole e scarsa capacità di svuotamento della vescica.

Ciò obbliga l’uomo ad andare più frequentemente a urinare in bagno anche con alzate notturne. Comportamento che prende il nome di pollachiuria notturna.

In questo articolo ci occuperemo invece di quelle che possono essere le terapie per la ipertrofia prostatica benigna.

La nutraceutica

Innanzitutto, consideriamo la possibilità di curare l’aumento di volume della prostata con terapie naturali, ossia con la nutraceutica. Ci sono sostanze quali la Serenoa repens l’epilobio o il Pygeum africanum che possiedono un’ottima azione di tipo decongestionante antinfiammatoria e antiproliferativa e che devono essere assunte quotidianamente per periodi molto lunghi spesso anche per anni.

Quando la terapia naturale non ha successo – e in ogni caso il paziente ha la necessità di svuotare meglio la vescica – bisogna utilizzare i classici farmaci dedicati al trattamento dell’ipertrofia prostatica benigna e allo svuotamento vescicale.

Farmaci alfa-litici

Tra questi ricordiamo sicuramente i farmaci alfa-litici: alfuzosina tamsulosina doxazosina, molto utili per migliorare i sintomi, ma spesso accompagnati anche da effetti collaterali. Per esempio, l’abbassamento di pressione e la possibilità della eiaculazione retrograda (da tenere quindi in considerazione specialmente nell’uomo giovane che è ancora alla ricerca di una paternità), talvolta si associa agli alfa litici la dutasteride, un farmaco in grado di ridurre la conversione del testosterone in diidrotestosterone, una molecola ormonale in grado di stimolare la crescita della prostata (anche in questo caso ricordiamo un raro ma spiacevole effetto collaterale del calo della libido).

Negli ultimi tempi si propone al paziente anche l’uso del tadalafil a bassi dosaggi quotidiano.

Quando purtroppo la terapia medica naturale o farmacologica fallisce si deve ipotizzare la necessità di effettuare un intervento chirurgico.

Oggi abbiamo a disposizione numerose armi di chirurgia ambulatoriale mini invasiva che permette in pochi minuti di curare in maniera definitiva l’adenoma prostatico. Intervento che solo 20 anni fa richiedeva il classico approccio a cielo aperto attraverso l’addome.

Di questi interventi parleremo nel prossimo articolo del mese di maggio.

Scritto da:

Dr. Andrea Militello – Urologo Andrologo – www.urologia-andrologia.net

Nato a Ravenna il 19 settembre 1965

Specialista Urologo Andrologo, diplomato alla scuola Italiana di Ecografia, Master in perfezionamento in chirurgia protesica e fisiopatologia della riproduzione umana. Socio attivo delle principali Società Italiane di Urologia e Andrologia. Libera docenza presso Università Federiciana di Roma e Cosenza in scienze Urologiche. Docente presso Accademia Biomedica Rigenerativa. Esperto in medicina antiaging. Reviewer della rivista internazionale Central European Journal of Urology. Premiato nel 2014 e 2018 quale miglior Urologo e Andrologo d’Italia. Svolge attività privata a Roma, Viterbo, Avezzano, San Marino, Milano e Cosenza (Acri).

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