Coronavirus: prosegue il numero verde di Senior Italia FederAnziani per il supporto psicologico

 Tra gli anziani soli, 7 su 10 non hanno nessuno con cui parlare ma la maggior parte dei chiamanti è riuscita ad adattarsi alla fase di lockdown. Ricerca di compagnia, solitudine, preoccupazione per la salute, disagio psicologico, situazioni famigliari complesse le principali ragioni delle chiamate. Dagli esperti i consigli per affrontare la nuova fase

 

E’ sempre attivo il numero verde 800.99.14.14 di Senior Italia FederAnziani, in collaborazione con WINDTRE e SIPEM SoS Federazione per combattere la solitudine nella popolazione anziana.

Attraverso il numero verde gratuito, operativo dal 6 aprile scorso, gli psicologi ed esperti di SIPEM Sos sono a disposizione delle persone che abbiano bisogno di ascolto e supporto, tutti i pomeriggi dalle 14:00 alle 19:00.

Il servizio è raggiungibile sia da rete fissa che mobile. Ecco un bilancio del primo mese  di  attività: le  persone  che  hanno  chiamato  sono  in  prevalenza settantenni e ottantenni (rispettivamente il 30% ed il 28%); si dichiarano sole (senza partner o lontani dalle famiglie) nel 66% dei casi; sono le signore (70%) ad utilizzare maggiormente il servizio.

Ricerca di compagnia, solitudine, preoccupazione per la propria salute, disagio  psicologico, situazioni famigliari complesse, sono alcune tra le ragioni per le quali gli anziani si rivolgono al 800.99.14.14 chiedendo un aiuto specifico.

Gli  psicologi e  i  volontari  SIPEM  SoS  spiegano:  “Nel telefonarci  le persone hanno  espresso primariamente il bisogno di compagnia; di norma parlando con loro abbiamo riscontrato che hanno buone risorse personali e che si sono adattate all’isolamento sociale obbligato della Fase 1 ma, come tutta la popolazione, ne hanno risentito emotivamente, trovando nel numero verde la possibilità di fare conversazione, di ripristinare un contatto umano e con l’occasione di approfondire alcune tematiche  personali.

Chi invece ha espresso  un  più  profondo  senso  di  solitudine,  antecedente all’isolamento e aggravato da esso, oppure generato dalla Fase 1, ha imputato la propria sofferenza alla  perdita  dei  propri  riferimenti  sociali  e  relazionali  e  ha  quindi  beneficiato  dell’ascolto professionale per alleggerire il proprio carico emotivo.

C’è chi ha chiamato manifestando grande preoccupazione   e   confusione   rispetto   ai   rischi   sanitari   e   alle   giuste   procedure   preventive, anticipando perplessità, e chi ha sviluppato o acuito disturbi psicologici quali sintomi psicosomatici, ansie, ruminazione mentale ecc. Molte inoltre le richieste di supporto complesse, sia psicologiche che pratiche e oggettive  a  fronte  di  situazioni  sociali  e  personali  difficili  anche precedenti alla quarantena”.

Cosa aspettarsi in Fase 2 (fase 3 per alcune regioni)? “Quello che è certo è che ogni persona reagirà a modo suo, sia che abbia percepito la propria casa come un luogo sicuro o come una prigione, dovendo fare i conti  con  una  realtà  che  non  potrà  comunque  essere quella di prima. L’insicurezza è insita nella Fase 2 dove nel mondo esterno permane ancora una minaccia, questa emozione sarà ancor più sentita dagli anziani, perché più vulnerabili al virus e più in difficoltà nell’apprendere nuove abitudini.

Sarà importante aiutarli a comprendere le indicazioni igieniche da rispettare e l’importanza dell’uso della mascherina, che non è però sufficiente a garantire la massima protezione. La distanza sociale sarà la cosa più difficile da rispettare per i nostri senior: gesti spontanei come il salutare dandosi la mano o voler abbracciare un nipotino, avvicinarsi all’interlocutore perché l’udito è ridotto,  dover  alzare  la  voce  perché  ovattata  dalla  mascherina. Tutti scenari  che  potrebbero generare frustrazione e irritabilità.

Potrebbero verificarsi anche situazioni di natura completamente diversa in cui potranno emergere senso di minaccia e spiccata diffidenza: l’idea dell’ambiente esterno e delle persone come fonte di malattia potrebbe portare ad un rifiuto al contatto sociale, alla scelta di un isolamento estremo con intense ripercussioni sullo stato psico-fisico” afferma la psicologa Elena Zito, portavoce SIPEM SoS Federazione.

Cosa fare? Ci attende una nuova normalità alquanto anormale, dovremo tutti prenderci il tempo per acquisire nuove competenze  rinunciando  alle  abitudini  sociali  del  passato:  prima  di  uscire  di  casa  sarà importante ripassare mentalmente quali siano le cose che si possono o non possono fare, usando i piccoli  errori di interazione  con  gli  altri  come  occasioni per  imparare  le  nuove  abitudini, al fine di farle diventare delle nuove routine.

Dovremo essere  tolleranti  gli  uni  verso  gli  altri,  aiutando  chi  “sbaglia”  senza  reagire aggressivamente, ripetendo ad esempio cosa fare e perché farlo, perché non tutti apprenderanno con la stessa velocità così tante cose nuove.

Il supporto psicologico e la campagna di comunicazione sono stati resi possibili dal contributo non condizionato di Amgen, Astrazeneca, Bristol Myers Squibb, Boston Scientific, CDI, Chiesi, Daiichi Sankyo, Domina, Edwards, Lines Specialist, Menarini, Novo Nordisk, Over, Servier, Silver Economy Network, UCB Pharma.

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