Previdenza: consigli per un futuro più sicuro.

Ecco per i nostri Lettori il terzo contributo del nostro esperto finanziario Dott. Danilo Castellano (iscritto all’albo dei promotori finanziari n°16517), che ci accompagnerà in un percorso di informazione sul mondo della Borsa e Finanza, offrendo supporto a tutti i nostri lettori che hanno bisogno di chiarimenti e consigli.

Mentre nel corso del 2009 e del 2010 la parola “crisi” è stata la più gettonata, in seguito alle oscillazioni finanziarie che hanno sconvolto l’intero scenario internazionale, nel 2011, invece, sarà “pensione” il termine che ricorrerà più spesso, non solo in Italia ma anche nel resto d’Europa e negli Stati Uniti.
La recente crisi, infatti, ha messo in luce un problema che negli ultimi vent’anni molti Stati hanno trascurato: la spesa pubblica previdenziale.
In Francia, dopo lunghe controversie, si è giunti a una drastica quanto inevitabile riforma, senza la quale il deficit previdenziale avrebbe superato i  42 miliardi di euro nel 2018.
Si tratta del Paese più conservatore d’Europa, dove l’età pensionabile è fissata ai 60 anni d’età , con due record continentali: il maggior numero di anni trascorsi in pensione e il minor numero di sessantenni occupati.
Anche in America, dove fino ad ora alzare l’età pensionabile era stato un tabù, sono previsti forti tagli alle pensioni, oltre che alle spese sanitarie e militari.

I Paesi che per anni hanno evitato di affrontare il problema del deficit sulla previdenza, sono costretti a farlo oggi in maniera rapida e risolutiva. Urge la necessità di far fronte a queste nuove esigenze, dovute soprattutto ad un costante aumento dell’età della vita media, che determina un incremento dei pensionati a fronte di una decrescita della fascia contribuente. Saranno le generazioni future a pagare le conseguenze di tale fenomeno e delle continue riforme tese ad arginare il deficit previdenziale, a scapito di una pensione che corrisponderà a malapena alla metà dell’ultimo stipendio percepito.

E in Italia? Dai primi anni Novanta il sistema pensionistico italiano ha subito una radicale evoluzione. Le tempestive riforme varate per sostenere la spesa pubblica previdenziale ci sono valse le lodi della Commissione Europea per aver agito prima che scoppiasse la crisi, rafforzando il nostro sistema pensionistico e le finanze pubbliche.
L’ultima riforma previdenziale italiana, ha introdotto un sistema pensionistico composto da due pilastri: il primo garantito dallo Stato, ma destinato a diventare inadeguato per garantire una vita dignitosa durante la pensione, mentre il secondo pilastro è rappresentato dalla pensione complementare.

A partire dal 2011, vista la poca trasparenza e chiarezza di questa giovane riforma, il Governo ha deciso di promuovere alcune iniziative destinate a  informare e sensibilizzare i cittadini. Il progetto “Un giorno per il futuro”, prevede una serie di seminari a livello territoriale patrocinati dal Ministero del Lavoro e dell’ Istruzione, volti a chiarire l’importanza della pensione complementare.

Un’altra iniziativa che aiuta a conoscere la propria posizione previdenziale è promossa dall’INPS. E’ sufficiente iscriversi all’Ente per conoscere l’ammontare dei contributi versati e a quanto corrispondono in termini pensionistici. Si tratta di un valido strumento per avere maggiori informazioni sulla propria situazione contributiva, usufruire al meglio della pensione complementare e calcolare l’ammontare della pensione futura al fine di valutare l’eventualità di ritardare la decisione di smettere di lavorare.
Allungando l’età lavorativa, infatti, la rendita aumenta. Viceversa, anticipando, il rischio è di vederla diminuire. Inoltre chi smette di lavorare non è obbligato a chiudere la posizione previdenziale presso il fondo pensione di appartenenza, ma può rimanerci anche dopo il raggiungimento dell’età pensionabile, fino ai 5 anni successivi.
Tutte queste informazioni aiutano a capire la differenza tra l’ultimo stipendio percepito e la pensione. Conoscerne l’entità può diventare importante per trovare il fondo con la rendita idonea per diminuire questo divario. In questi calcoli possono aiutarci numerosi siti sia di previdenza che di testate giornalistiche.
Per decidere quanto dedicare al fondo pensione potrebbe essere opportuno verificare se il solo TFR, versato dal datore di lavoro, possa bastare per coprire il gap, soprattutto considerando che chi è iscritto a tali fondi prima del 1993 può aderirvi solo in parte.

Per valutare la qualità della propria scelta c’è il “progetto esemplificativo personalizzato” che viene inviato ogni anno agli aderenti, con le rendite derivanti dai versamenti. Un dato utile per capire se c’è necessità di aumentare il contributo o addirittura cambiare linea di gestione. Un’ utile informazione per chi volesse aderire ai fondi pensione con il contributo volontario riguarda l’agevolazione fiscale, che permette di dedurre dall’ imponibile fino a 5.164,57 Euro l’anno.

Per contro la scelta di tali fondi va fatta con molta attenzione cercando la soluzione che punta a ridurre i costi il più possibile. Tante valutazioni hanno bisogno di una consulenza che permetta ai lavoratori di focalizzare sia i propri obiettivi previdenziali, sia di comprendere come costruire una pensione di scorta. In Italia gli strumenti sono pronti, ma l’informazione per sensibilizzarci è ancora molto lacunosa e lo dimostra la scarsa adesione degli italiani al secondo pilastro.

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