Le persone con problemi di udito in Italia sono 7 milioni (11,7%). L’ipoacusia (cioè l’indebolimento dell’udito) riguarda una persona su tre tra gli over 65, ma meno di un terzo della popolazione ha effettuato un controllo dell’udito, mentre oltre la metà non l’ha mai fatto. Inoltre, non tutti sanno che la perdita dell’udito incide anche sul declino cognitivo. Ci parla di questo tema il dottor Franco Ameli, specialista in Otorinolaringoiatria che svolge la propria attività in Montallegro. 

I problemi della terza età

Siamo tutti consapevoli che la vita media si sta allungando e che le persone anziane saranno a breve in numero maggiore rispetto ai giovani. Con l’aumentare dell’età aumenta inesorabilmente la possibilità di deficit cognitivi e di demenza, che a partire dai 70 anni si incrementa dell’1% ogni anno.

Ma cosa c’entra il declino cognitivo proprio dell’età che avanza con la perdita dell’udito? Anche la perdita di cellule neurologiche dell’apparato uditivo (cellule superspecializzate non rigenerabili) è caratteristica dell’anzianità e numerosi studi scientifici pubblicati negli ultimi anni hanno dimostrato che essere anziani con poco udito accresce il rischio di demenza e di declino cognitivo.

Perdita dell’udito e declino cognitivo

La forma più comune e più studiata tra tutti i deficit cognitivi è la malattia di Alzheimer o semplicemente Alzheimer, dal nome di uno dei suoi scopritori. Il motivo per cui ipoacusia e Alzheimer sono condizioni così legate non è ancora del tutto dimostrato ma vi sono al momento alcune ipotesi. La più interessante e accreditata avanzata dai ricercatori descrive l’ipoacusia capace di generare isolamento prima familiare e poi sociale, con tendenza all’ansia e alla depressione. Tutti fattori di rischio conclamati e dimostrati sia per l’Alzheimer sia per altri disturbi cognitivi.

Gli studi ci dicono anche quanto sia importante l’identificazione precoce di qualsiasi tipo di demenza dal punto di vista sia riabilitativo sia terapeutico per sfruttare al massimo condizioni di plasticità neuronale ancora presente e rallentare un processo a oggi ancora inarrestabile. Le informazioni che provengono dai test scientifici dimostrano che l’esposizione a un ambiente cognitivamente e socialmente stimolante, uniti a uno stile di vita sano, hanno la reale capacità di apportare benefici su tutte le funzionalità cerebrali, specie nel soggetto anziano, riducendo il rischio di incorrere in disturbi cognitivi o addirittura nella malattia di Alzheimer.

Ma allora cosa si può fare nei soggetti anziani con perdita di udito?

Coloro che si sottopongono a una terapia protesica professionale (in poche parole portano le protesi acustiche), vivono in genere più a lungo. Inoltre beneficiano di una migliore qualità di vita, oltre a sentirsi meno depressi e meno stanchi. Ricerche e studi condotti in Europa e negli Stati Uniti su una popolazione adulta hanno dimostrato inoltre che chi corregge il proprio deficit uditivo mantiene più stabile il proprio reddito ed è meno soggetto a licenziamenti o pensionamenti prematuri rispetto a chi non sceglie di sottoporsi alla protesizzazione.

Scritto da:

Franco Ameli

Specialista in Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico-Facciale. Svolge la propria attività presso Montallegro.

 

 

 

 

 

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