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Il concetto di “Arco della vita” l’intervento del Professor Antonio Guerci

In occasione della partecipazione del Professor Antonio Guerci al convegno “Arco della vita: un paradigma per il dialogo tra le generazioni” gli abbiamo chiesto di parlarci di invecchiamento attivo e delle prospettive per il futuro. In esclusiva per Altraetà l’intervento del Professor Guerci dell’Università di Genova.

OGGI

Non è possibile parlare della vecchiaia senza parlare della società intera. Il tema dell’invecchiamento tocca immediatamente ciò che le nostre società hanno intenzione di fare di loro stesse nei prossimi decenni.

L’inedita situazione demografica che ci troviamo oggi ad affrontare fa sì che non abbiamo alcuna esperienza storica delle popolazioni che invecchiano e che le relative politiche devono essere prese alla cieca. Occorre cercare di concepire-inventare un modello-tipo di società futura e tentare di anticipare l’evoluzione delle relazioni tra le principali componenti del sistema sociale, sempre consapevoli che non sono solo i livelli dei fenomeni che evolvono ma anche i legami che li uniscono tra loro.

Si tratta pertanto d’un esercizio di prospettiva tanto più difficile da realizzare in quanto deve coinvolgere il lungo termine e che bisogna rifuggire dalla doppia tentazione di ricreare un passato fossile e di anticipare un futuro morto. Occorre cioè guardarsi dal proiettare nell’avvenire delle caratteristiche di individui e di società di epoche anteriori e credere che tutte le tendenze antiche (e/o attuali) vanno necessariamente a prolungarsi nell’avvenire, dilatandosi e amplificandosi.

E’ inquietante osservare che oggi le conoscenze attorno all’invecchiamento evolvono assai più rapidamente sul versante delle scienze medico-biologiche e tecnologiche rispetto a quello delle scienze umane e sociali. Arriveremo tra breve alla contraddizione che vedrà la medicina e l’ingegneria genetica capaci di ritardare la senescenza, allorché le scienze sociali saranno incapaci di proporre dei modelli d’organizzazione collettiva che permettano di accogliere degnamente gli anziani, di offrire loro un ruolo e una utilità sociale.

Inoltre la visione della vita parcellizzata in nicchie generazionali ha trovato nei media dei partner formidabili che l’hanno diffusa senza difficoltà alcuna in una società in piena crisi identitaria.

 

DOMANI

L’invecchiamento non deve più essere considerato come un periodo residuo, bensì come un’epoca della vita nella sua interezza: da qui il concetto di “Arco della vita”.

Parcellizzando i momenti esistenziali si sradica la persona dal suo passato: cerchiamo di non suddividere ciò che è indivisibile.

Sarà attorno ai seguenti argomenti che occorrerà unire le forze e le esperienze in un’ottica interdisciplinare, necessaria per chi vuole affrontare i temi dell’invecchiamento:

rivalorizzare il continuum esistenziale; aprire un orizzonte psicopedagogico per le generazioni; ripristinare i ruoli degli anziani; rivedere la dimensione temporale in intergenerazionalità; fare scuola nei percorsi intergenerazionali; rivisitare il ruolo delle donne quali interfaccia essenziale fra due età; aiutare la trasmissione della memoria e la ripresa della tradizione; favorire la creatività interattiva; aprire dei tutorati intergenerazionali nell’istituzione scolastica; promuovere “l’intelligenza del cuore”; comprendere che la memoria generazionale è un patrimonio per la transizione culturale; creare una biblioteca etnologica vivente; capire che l’intergenerazionalità è il motore della cultura solidale; comprendere il cambiamento delle condizioni di salute in funzione dei determinanti innaturali della salute stessa.

Sono solo alcune delle tappe fondamentali da percorre e da acquisire una volta per tutte.

Prioritaria è l’accoglienza delle diversità biologiche, culturali, etniche tramite il dispositivo educativo dell’interazione generazionale e la cultura dell’Arco della vita.

Possano questi costituire i contenuti d’un messaggio da lanciare anche ai lavoratori in vicinanza della pensione, in prossimità di un momento delicato della loro esistenza ove nuovi valori possono emergere, ove la vicarianza delle attitudini può consentire il superamento culturale e biologico di una tappa attribuita per una convenzione sociale.

 

Prof. Antonio Guerci

Università degli Studi di Genova

Dipartimento di Scienze della Formazione-DisFor

Cattedra di Antropologia

Museo di Etnomedicina A. Scarpa

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