Pensioni: un confronto internazionale

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Il dibattito pensionistico è tutt’ora al centro dei temi più discussi degli ultimi mesi, con il grande punto interrogativo dei requisiti pensionistici per il 2019 che al momento dipendono ancora dall’esito delle proposte governative.

Quel che è certo è che, seppur l’invecchiamento della popolazione sia fuori da ogni dubbio un fenomeno comune alla gran parte dei Paesi Ue (e non solo), l’Italia spicca comunque con un primato: con i 67 anni di età in vigore dal prossimo gennaio (se la riforma Monti-Fornero non venisse modificata), il nostro Paese si confermerebbe ai primi posti della classifica europea per età legale richiesta per il pensionamento di vecchiaia.

Ma a che età si va effettivamente in pensione? Secondo l’analisi del Centro Studi e Ricerche di Itinerari Previdenziali, pubblicata sul Punto Pensioni Lavoro, allargando l’orizzonte all’area Ocse, scopriamo che l’Italia continua a non vantare alcun primato internazionale per età effettiva di pensionamento. Tra il 2012 e il 2017 le lavoratrici italiane sono andate in pensione a un’età media effettiva di 61 anni, contro una media Ocse di 63 anni e 6 mesi, posizionandosi alle spalle di Paesi come il Regno Unito (63,9), la Germania (63,4) e la Spagna (61,6); mentre, per quanto riguarda gli uomini, l’Italia si posiziona ancora più in coda alla classifica con un’età media effettiva di 62 anni e 4 mesi, a fronte di una media Ocse pari a 65 anni e 3 mesi.

È bene comunque sottolineare che negli ultimi trent’anni, grazie alle riforme che si sono susseguite, l’Italia ha fatto passi da gigante in fatto di età effettive di pensionamento. Fatto d’altro canto positivo, che ha risolto alcune anomalie presenti all’interno di un sistema (baby pensioni, prepensionamenti…) che consentiva di andare in pensione con requisiti anche eccessivamente favorevoli (basti pensare ai famosi 14 anni 6 mesi e un giorno dei dipendenti pubblici).

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