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Pensioni, si pensa al dopo Quota 100: in arrivo una riforma strutturale?

Pensioni, riforma strutturale: donna mette moneta in salvadanaio

Il nuovo esecutivo guidato da Mario Draghi si è appena insediato ed oltre a dover gestire l’ormai consolidata emergenza Covid dovrà presto misurarsi con un’altra sfida: quella della riforma previdenziale. A fine dicembre 2021, infatti, terminerà il periodo di sperimentazione di Quota 100 introdotta durante il governo Conte 1 che vedeva il Movimento 5 Stelle governare insieme alla Lega. Quali sono quindi i cambiamenti in atto in materia previdenziale? Si parla anche di una riforma strutturale delle pensioni. Proviamo a vederci chiaro.

Pensioni, il problema “Scalone”

Un’ipotesi che sta prendendo piede è quella di sostituire Quota 100 con Quota 102. In questo caso però i lavoratori dovranno  prestare massima attenzione al famoso “scalone” (da 62 a 67 anni). Ma che cosa si intende per “scalone”? Questo termine viene utilizzato per descrivere la situazione in cui si trovano molti lavoratori quando avviene una riforma previdenziale.

Scendendo nello specifico nel caso di Quota 100 lo scalone riguarderà quei lavoratori che arriveranno a raggiungere i requisiti per Quota 100 qualche giorno dopo la fine della sperimentazione, ad esempio a inizio gennaio 2022.  Il rischio, infatti, è che chi intenda andare in pensione con l’attuale regime pensionistico dopo il termine del periodo di sperimentazione debba aspettare ancora qualche anno. Servono quindi nuove regole per porre rimedio a questo possibile problema, considerando che la proroga della Quota 100 sembra ormai tramontata.

Il Governo Draghi dovrà aprire un tavolo di confronto

Uno dei primi obiettivi del nuovo governo è quello di ripristinare la flessibilità per tutti i lavoratori, consentendo loro l’accesso alla pensione a 64 anni di età, adeguata alla speranza di vita e 38 anni di contributi con non più di due o tre anni di contribuzione figurativa.

Lo strumento dei Fondi di Solidarietà

Una modalità di uscita dal mercato occupazionale è rappresentata dai fondi di solidarietà e esubero già sperimentati in modo positivo da banche, Poste italiane e assicurazioni.

Grazie a questo strumento è possibile applicare le norme dell’Ape Sociale e consentire l’accesso al fondo esuberi con 5 anni di anticipo rispetto all’età legale di pensionabilità che  oggi, ricordiamo, è fissata a 67 anni e 35/36 anni di contributi versati.

Pensioni, una riforma strutturale del sistema di previdenza potrebbe essere un’ipotesi

Il nuovo governo potrebbe, infine, intraprendere la via dell’intervento di sistema, con l’obiettivo di dar vita a un ”Testo unico” sulle pensioni che vada a riformare il primo pilastro. Come? Con l’introduzione di una pensione di garanzia per chi non potrà più contare su integrazioni al minimo a causa del regime contributivo puro. Ma andando a toccare anche il secondo pilastro, con un adeguamento di tanti aspetti tra cui quello della previdenza complementare.

Cosa si intende per pensione di garanzia?

La cosiddetta pensione di garanzia, attualmente in fase di studio, è uno strumento pensato per diminuire il rischio di future pensioni limitate a causa del sistema contributivo puro. Nello specifico, consiste nel reintrodurre nuovamente un minimo pensionistico a cui avranno diritto tutte le persone che avranno una pensione contributiva inferiore ad una certa quota.

Andrea Carozzi

 

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