Pensione integrativa? È boom tra gli italiani

Sebbene alla fine della sperimentazione di Quota 100 manchino praticamente due anni, gli esperti di welfare – ma anche le persone comuni – si interrogano già su cosa potrà accadere a inizio 2022. In quel momento, cioè, in cui Quota 100 sarà sostituita da una misura alternativa come Quota 41 o la più papabile Quota 102. Il clima di incertezza e insicurezza che circonda il futuro del sistema pensionistico ha indirettamente portato a un boom della pensione integrativa.

Il timore di chi ha poco più di 60 anni è, infatti, quello di dover aspettare i 67 per andare in pensione e quindi di dover restare ancora a lungo all’interno del mondo del lavoro. Non tutti i lavoratori, però, sono poi così desiderosi di abbandonare l’ufficio. Recenti indagini sottolineano che molti italiani over 60 non hanno la minima intenzione di andare in pensione. Nonostante questo, è altrettanto vero che chi lavora da più tempo o svolge un lavoro usurante ha buoni motivi per sperare di riuscire ad andare in pensione prima dei 67 anni, età in cui si accede alla pensione di vecchiaia.

Rifome continue creano più incertezza


Oltre a creare insicurezza sull’età in cui si raggiungerà il diritto alla pensione, i continui ritocchi alle misure pensionistiche creano incertezza sull’effettivo ammontare delle pensioni future. Non a caso l’appena concluso 2019 ha registrato un vero e proprio boom della pensione integrativa.

Fondi integrativi, i dati Covip

Questo lo si nota analizzando i dati statistici diffusi dalla Covip – commissione di vigilanza sui fondi pensione – che mostrano rendimenti di tutto rispetto per gli strumenti di previdenza complementare italiana. Ad aver registrato un forte incremento sono stati soprattutto i fondi aperti che sono cresciuti del 6,1% (in totale le posizioni sono 1,55 milioni). Anche i fondi negoziali hanno raggiunto quota 3,16 milioni pari a un +5,3% rispetto al 2018. In crescita, sebbene più moderata rispetto agli anni precedenti, anche i nuovi fondi Pip (Piani individuali pensionistici) e i fondi pensione preesistenti.

Rendimenti alti e maggior fiducia

Covip ha inoltre segnalato che grazie al positivo andamento dei principali mercati finanziari i rendimenti delle forme pensionistiche complementari sono saliti. Al netto dei costi di gestione e della fiscalità, i fondi negoziali hanno infatti guadagnato il 7,2%, mentre i fondi aperti e i Pip hanno ottenuto un rendimento, rispettivamente, dell’8,3 e del 12,2%. I dati sottolineano inoltre una maggiore fiducia dei senior verso questi nuovi strumenti finanziari rispetto a qualche anno fa, quando erano guardati con sospetto.

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