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La presenza del Papa a Genova

Non è facile descrivere cosa si prova vedendo il Papa. E’ un'emozione così forte che prescinde dalla persona, dall’uomo. E’ il sentirsi alla presenza di una storia millenaria che si ripete e si reincarna in un figura umana. Si può essere credenti o non esserlo o seguire un’altra religione, rimane sempre il fatto che chiunque…

Non è facile descrivere cosa si prova vedendo il Papa. E’ un’emozione così forte che prescinde dalla persona, dall’uomo. E’ il sentirsi alla presenza di una storia millenaria che si ripete e si reincarna in un figura umana. Si può essere credenti o non esserlo o seguire un’altra religione, rimane sempre il fatto che chiunque alla sua presenza sente l’energia che il Santo Padre emana.

A me è capitato di trovarmi alla Sua presenza. Esattamente durante il Pontificato di Papa Wojtyla.

In quel caso, in un’udienza ristretta in Sala Nervi mi ritrovai a salire sul palco e a stringergli la mano. Fu un’emozione fortissima che, credetemi, mi ha accompagnato per molto tempo. Devo confessare  non sono una grande professante, né seguo i dogmi della Chiesa, ma il Papa è qualcosa di diverso.

E’ vero che la differenza la fanno gli uomini, e qui si tratta pur sempre di uomini. Gli ultimi Papi da Papa Wojtyla a Papa Francesco hanno lasciato segni tangibili. In particolar modo Papa Francesco, che parla dei temi  che riguardano la gente, le difficoltà il lavoro, la famiglia. Il Papa a Genova, quando è andato all’Ilva, ha trovato in prima fila i lavoratori con le loro legittime richieste. Bastava guardare i loro sguardi per incrociare ammirazione e speranza.

E questo che fa il Santo Padre: richiama speranza, che muove in una giornata assolata migliaia di persone ad ascoltarlo, alla notizia dell’arrivo del Papa a Genova.

La speranza, che è sempre l’ultima a morire, anche in  una settimana segnata da tragedie come questa. Dolore che chiede una giustificazione. Perché? La vita che stenta a riprendere, le nostre tranquillità e abitudine scosse alla radice. Non sarà facile proseguire, lavorare, viaggiare, far finta che tanto basta guardare un po’ più in là, o non pensarci come ho sentito dire.

Tanto  si può morire in qualsiasi momento, anche per un vaso caduto da un balcone. Passi lì sotto in quel momento ed è fatta! Ma non è così che funziona: le nostre abitudini, il nostro modo di vivere, vengono infrante. La paura diventa sovrana e si fa largo nelle nostre certezze. Ho sentito dire da un imprenditore ”pur avendo un posto in prima fila per  il Papa non andrò perché ho paura di un attentato”.

Non facciamo che vinca la paura, non facciamo che diventiamo nemici gli uni degli altri. A questo proposito mi voglio ricordare una bellissima canzone di Rino Gaetano, in cui rincorre in questi giorni  la data della sua scomparsa, “il cielo è sempre più blu” noi quella canzone ce la ricordiamo bene faceva parte di un momento storico particolarmente difficile. Ma ne siamo usciti, ed è quello che dobbiamo tenere a mente.

Buona vita a tutti,

Daniela Ameri
Direttrice Altraeta

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