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Pandemia e mercato del lavoro: le prospettive post Covid

945 mila i posti di lavoro persi in un anno a causa della crisi economica portata dal Covid. A farne le spese, come era facile intuire, sono stati soprattutto i lavoratori a termine, -372 mila, e gli autonomi, -355 mila, un dato al minimo storico. Crescono gli inattivi, cioè quelle persone che non hanno un lavoro e non lo cercano, forse sfiduciati dal contesto, che aumentano di ben 717 mila unità. Nonostante il blocco dei licenziamenti, dati alla mano, sono diminuiti
anche i dipendenti stabili. Oltre 4 miliardi le ore di cassa integrazione

I dati Istat sono contenuti nel quadro, tutt’altro che rassicurante, che ci mostra il report “Il Lavoro che Verrà”, a cura di Alessandro Maola Comunicazione, con il contributo di Zetaservice, Zwan, Semrush, Milano Exe, 4Man.

La perdita dei posti di lavoro ha coinvolto tutti, a prescindere dal sesso e dall’età. L’unico aspetto positivo è che da febbraio 2020 la situazione sembra essersi finalmente stabilizzata e la tendenza negativa che stava facendo tremare l’intero comparto sembra vada esaurendosi.

Il contesto

La pandemia ha profondamente mutato il mondo del lavoro. L’ultimo anno è stato caratterizzato da un ripensamento del modo di svolgere la maggior parte delle professioni, per molte delle quali prima era impensabile l’idea di lavorare da remoto, mettendo anche in luce il ruolo fondamentale per la società di alcune figure finora considerate secondarie. Per esempio, gli infermieri, il personale di pulizia degli ospedali e i lavoratori dei supermercati. Cambia il modo di concepire l’idea stessa di lavoro, i rapporti tra colleghi e con i dipendenti, così come il modo di cercare nuove opportunità lavorative.

Con il Covid cambia anche il modo di cercare lavoro

Nel 2020 è cambiato non solo il mondo del lavoro, ma anche il modo di cercarlo. Per individuare quali siano i nuovi trend Semrush, piattaforma di Saas per la gestione della visibilità online, ha analizzato le ricerche fatte online dagli utenti in Italia. Secondo l’analisi, la ricerca che ha registrato il maggior incremento è stata “bonus per disoccupati” (+2.198% rispetto al 2019), digitata sui motori di ricerca con una media di 3.428 volte al mese.

14.300 digitazioni mensili per l’item “lavoro agile”, che negli ultimi 12 mesi è cresciuto in maniera esponenziale tra gli uffici del Bel Paese. Per quanto riguarda il web, il suo incremento è stato dell’812%, raggiungendo l’apice a marzo 2020 con 74.000 ricerche. Incremento significativo anche per l’item “lavoro da casa”, che con oltre 56.000 ricerche mensili registra un +29% sul 2019, e per “lavoro a distanza”, cresciuto del 303%, con una media di 810 digitazioni al mese.

Cambiano le skill ricercate dai recruiter

A cambiare, però, non è stato solo il modo di cercare lavoro, ma anche come i recruiter valutano i potenziali candidati e ciò si ricerca nelle figure professionali da assumere. Cresce il ruolo delle soft skills, che ora incidono quasi per il 40% nella scelta del candidato da preferire. Tra le qualità più richieste la capacità di adattarsi ai cambiamenti, di lavorare
sotto stress e per obiettivi, ma anche la flessibilità, intesa non tanto come oraria, quanto di mansioni lavorative. In particolare, quest’ultima capacità si rende necessaria in caso si debba riorganizzare l’asset aziendale per far fronte a nuove necessità, come è stato nel caso della pandemia e del passaggio allo smart working, che ha portato molte persone a lavorare in modo diverso.

Ma cambia anche il modo di fare recruitement, soprattutto per i venditori, una figura che risulterà determinante per la ripresa economica del paese. Il recruiting post Covid dovrà avere 3 caratteristiche indispensabili: essere innovativo, inclusivo e sostenibile.

Clicca qui per scaricare il report completo

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