Over 50 e giovani, insieme per valorizzare le imprese

Anagraficamente agli antipodi, giovani e senior sembrano oggi vivere gli stessi pregiudizi e le stesse forme di esclusione dal lavoro. Precarietà per i giovani, difficoltà di reinserimento per i senior. In entrambi i casi il mercato del lavoro è penalizzante, in Italia come all’estero. Alcune aziende straniere hanno però trovato il modo di valorizzare le due generazioni attraverso l’interazione e lo scambio di conoscenze tra loro.
 La Bmw in Germania, ad esempio, ha creato un team composto da over 50 e dopo tre mesi gli è stato chiesto cosa funzionasse e cosa no lungo la catena di montaggio delle auto. Grazie ai suggerimenti degli esperti sono state apportate oltre settanta modifiche con un miglioramento del prodotto finale.
 
La Coca Cola Enterprise negli Stati Uniti ha invece creato delle squadre composte da senior impiegati a formare e istruire i giovani neoassunti.
Due strategie differenti che hanno però in comune la volontà di trarre beneficio dal cosiddetto “age management”, ovvero dalla gestione in modo fruttuoso delle differenze di età.
 
In Italia varie ricerche evidenziano come l’age management non sia ancora studiato e utilizzato, anche se l’Istat ha mostrato come la forza lavoro nelle aziende stia invecchiando, con il 41% della popolazione italiana con un’età compresa tra il 40 e i 64 anni; percentuale che nel 2051 raggiungerà il 43%. Insomma, una popolazione non giovane che per sopravvivere sarà costretta a fare i conti con un’organizzazione e una struttura aziendale che risponda in modo efficiente e positivo agli over 50. Nonostante i dati statistici la discriminazione che colpisce i senior è presente.
 
Renzo Scortegagna, professore di Sociologia dell’Organizzazione all’Università di Padova ha affermato “In una fase di crisi come quella che stiamo vivendo, i lavoratori anziani sono quelli che vengono espulsi per primi perché considerati non strategici per il business, invece oggi sappiamo che a 60 anni un uomo ha ancora dei rendimenti molto buoni sul piano della produttività, senza contare che gli over 55 potrebbero comunque essere delle risorse da impiegare in modo diverso, e più funzionale, in posizioni che prevedono altre mansioni rispetto a quelle che il lavoratore ha sempre svolto”.
 
g.n. – redazione@altraeta.it

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