fbpx

Ossitocina, “l’ormone dell’amore” che cura l’Alzheimer

Coppia senior balla: esempio di effetto ossitocina su avanzare alzheimer

Lo chiamano ormone dell’amore perché riveste un ruolo importante per il sistema riproduttivo femminile e perché sembra che sia proprio lui a far scaturire il sentimento dell’amore. Stiamo parlando dell’ossitocina, una sostanza che grazie a studi recenti sembra essere utile per contrastare l’avanzare dell’Alzheimer.

Ossitocina e Alzheimer, lo studio dell’Università di Tokyo

Una ricerca portata avanti dall’Università di Tokyo ha evidenziato come l’ossitocina potrebbe avere un ruolo positivo nel trattamento dei disturbi cognitivi, tra i quali la malattia di Alzheimer. Questo ormone, infatti, è sotto osservazione scientifica già da diverso tempo in quanto oltre alla sua funzione principale (quella di dare inizio alla fase riproduttiva) sembra giocare un ruolo fondamentale nella regolazione dell’apprendimento e della memoria.

Il team di ricercatori dell’Università di Tokyo ha scoperto che un impiego mirato di ossitocina può inibire l’accumulo della proteina amiloide β intorno ai neuroni cerebrali. L’accumulo di questa proteina è, infatti,  una delle cause principali della degenerazione che porta alla comparsa di diverse patologie neurologiche. Tra cui la demenza senile e l’Alzheimer.

I dati dello studio

Lo studio, pubblicato su Biochemical and Biophysical Research Communication, è stato portato avanti su diverse colonie di topi di laboratorio. Alle cavie è stata infusa ossitocina nell’ippocampo del cervello dopo che queste erano state sottoposte ad un trattamento di diminuzione della plasticità sinaptica, che provoca una degenerazione tipica dell’Alzheimer causata dall’accumulo della proteina amiloide.

Come funziona l’ossitocina?

Durante lo studio i ricercatori hanno notato come “l’ormone dell’amore” sia in grado di invertire la compromissione della stessa plasticità sinaptica.

È stato, inoltre, scoperto che l’effetto positivo è da ricondurre a particolari attività chimiche svolte dall’ossitocina. Queste rafforzano il potenziale di segnalazione neuronale e l’afflusso di ioni di calcio. Akiyoshi Saitoh, il ricercatore a capo del team di ricerca ha dichiarato che: “questo è il primo studio al mondo che ha dimostrato come l’ossitocina possa invertire i deficit indotti dalla amiloide β nell’ippocampo del topo”.

Andrea Carozzi

 

NON PERDERTI I NOSTRI ARTICOLI!

Per entrare a far parte della nostra community e rimanere aggiornato, iscriviti alla newsletter di Altraetà! Clicca il link qui sotto, inserisci nome, cognome e email, accetta la Privacy Policy e seleziona “Iscriviti alla nostra newsletter”. Una volta alla settimana riceverai sulla tua mail una selezione delle migliori notizie sul mondo over 50! È gratis, comodo e veloce. E in ogni momento puoi scegliere di disiscriverti! CLICCA QUI

L'articolo ti è piaciuto? Condividilo sui social!

Iscriviti alla newsletter

Se ti è piaciuto questo contenuto iscriviti alla Newsletter ed entra a far parte della Community di Altraetà: una volta alla settimana riceverai sulla tua mail una selezione delle migliori notizie sul mondo over 50.

Più letti

Potrebbe interessarti anche

Iscriviti alla newsletter e rimani sempre aggiornato sul mondo over 50

Utente registrato correttamente!