Ordine dei Medici della Liguria: “Prudenza, educazione sanitaria e rispetto reciproco per la Fase 2”

Alessandro Bonsignore, Presidente Federazione Regionale Ligure Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri

Oggi si intravede uno spiraglio di luce. Per la prima volta da due mesi calano i malati e ci prepariamo a un momento delicato, una riapertura in “sicurezza” per non vanificare gli sforzi effettuati sinora. Il Governo sta discutendo su tempi, termini e misure che riguarderanno la Fase 2. E se l’emergenza in Lombardia e Piemonte, se pur in calo, persiste, ci sono altre regioni in cui la riapertura e il ritorno alla normalità sembrano essere più vicini. Tra queste la Liguria. Ne abbiamo parlato con Alessandro Bonsignore, Presidente Federazione Regionale Ligure Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri, in prima linea sul territorio in questi mesi di emergenza.

Qual è la situazione attuale della Liguria? Come vede la Fase 2 in arrivo?

“La situazione attuale è decisamente migliorata rispetto a qualche settimana fa. In particolare, il dato più interessante è rappresentato dall’alleggerimento delle Strutture Ospedaliere e, in particolare, delle rianimazioni. A questo va aggiunta la diminuzione percentuale dei nuovi contagi in proporzione al numero di tamponi eseguiti.

La fase 2 dovrà essere caratterizzata da grande prudenza, educazione sanitaria e rispetto reciproco tra i cittadini. Dovremo, infatti, mantenere il distanziamento sociale, indossare sempre mascherine chirurgiche ogniqualvolta ci recheremo in ambienti chiusi o affollati. Allo stesso modo, dovremo continuare a prestare molta attenzione all’igiene delle mani e rinunciare a molte attività sociali di gruppo (cinema, teatri, stadi, etc.) per alcuni mesi.

Dal punto di vista organizzativo-sanitario, invece, sarà necessario passare dal modello Ospedale-centrico della fase 1 ad un nuovo modello basato sul Territorio. Ovvero una ripresa delle visite domiciliari e negli studi dei Medici di Medicina Generale nonché negli ambulatori specialistici. Andrà anche prevista una gestione terapeutica fin dalla fase iniziale della malattia per i soggetti che dovessero ancora contrarre il virus. Perché questo – purtroppo – finché non ci sarà un vaccino disponibile, avverrà. E – proprio per questo – dovremo stare molto attenti.

Quanto sopra vale anche per i giovani. Questi, se da un lato hanno le medesime probabilità di infettarsi dei soggetti più maturi, dall’altro presentano maggior probabilità di infettare gli altri essendo più spesso asintomatici o paucisintomatici e, quindi, potenzialmente portati a sottovalutare l’infezione”.


Gli over 60 rappresentano la fascia di età più colpita. Crede che una riapertura per fasce d’età potrebbe essere una soluzione valida?

“Non ritengo che una riapertura per fasce d’età sia necessaria, considerando che saranno i nostri comportamenti a determinare cosa avverrà nella fase 2.

Inoltre, dopo due mesi di forzata domiciliazione, potrebbe risultare pericoloso – da un punto di vista sia sociale che psicologico – prolungare misure di contenzione rivolte alle categorie di soggetti che più di tutti soffrono questo isolamento. Pensiamo, ad esempio, al non poter vedere figli e nipoti. E alle conseguenze invalidanti, per il fisico e per la mente, dello stare fermi e del non uscire all’aria aperta”.

L’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri rappresenta tutti i cittadini del territorio e garantisce loro una tutela di salute che tiene conto anche dell’aspetto psicologico. Quali sono le misure adottate dall’Ordine in questo ambito?

“In primo luogo ci tengo a segnalare come l’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri, nella sua funzione tecnico-scientifica, abbia supportato uno studio pilota, condotto dalla Clinica Psichiatrica dell’Università di Genova, sulle condizioni di burn out e di sofferenza psicologica degli operatori sanitari e socio-sanitari che si trovano in prima linea nelle strutture dell’emergenza/urgenza di ogni tipo (Pronto Soccorso, Reparti di Rianimazione, Reparti COVID, etc.).

Inoltre, abbiamo pubblicato sul nostro sito tutta l’organizzazione dei servizi psicologico-psichiatrici rimodellata per la gestione dell’emergenza. Questa comprende i servizi del Dipartimento di Salute Mentale, Servizi di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza, Consultori, Servizi per le Dipendenze Patologiche, Servizi di Psicogeriatria ed altro ancora. È attivato anche uno sportello telefonico di supporto e di indirizzo, dopo un’attenta valutazione dei problemi a noi sottoposti.

Sempre sul sito sono state pubblicate tutte le più importanti e validate Linee Guida delle più accreditate Società Scientifiche coinvolte in questa area di intervento.

Si è poi sviluppata una stretta collaborazione con altri Ordini Professionali. In particolare con quello degli Psicologi sono state attivate iniziative comuni, anche di formazione. Queste riguardano l’area del supporto psicologico e dell’aiuto a gestire situazioni di stress post-traumatico, estremamente diffuse in questo tipo di condizioni.

In definitiva, l’Ordine ha garantito una presenza costante di ascolto e di supporto ad operatori e cittadini nella gestione di questa crisi. Una situazione di emergenza che è – al tempo stesso – individuale e collettiva, ed indebolisce il “capitale umano” (oltre a quello economico), proiettando le persone verso un futuro incerto su vari piani (familiare, sociale, lavorativo e di cittadinanza)”.

Parliamo sempre di over 60. Crede che il servizio di triage telefonico abbia dato i suoi frutti per questa categoria abituata a un consulto medico tradizionale?

“Il triage telefonico e la rimodulazione di tutta la Medicina territoriale si è resa necessaria a causa della mancanza dei Dispositivi di Protezione individuale (DPI) per gli operatori. Dai Medici di Medicina Generale ai Pediatri di Libera Scelta, passando dai Medici di Continuità Assistenziale, altrimenti detta Guardia Medica. Ciò, da un lato ha privato i cittadini di un contatto diretto con i Professionisti della Sanità, talora generando smarrimento, preoccupazione e senso di abbandono. Ma dall’altro ha garantito una minor diffusione del contagio tra gli operatori e tra questi ultimi ed i loro pazienti.

Certo non è stato facile abituarsi ad avere contatti con il Medico di fiducia solo – o prevalentemente – attraverso un telefono. Adesso, grazie anche all’importante sostegno in termini di DPI fornito al Territorio dall’Ordine dei Medici, potremo e dovremo – come detto – affrontare una fase 2 caratterizzata da un graduale ritorno alla normalità per quanto attiene ai consulti medici tradizionali”.

Birgitta Muhr

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