Ogni donna è una storia da raccontare: l’iniziativa di Korian

Come ogni anno, è arrivato l’8 marzo e con questo giorno il momento per celebrare le donne. Anche se, naturalmente, il rispetto, la considerazione e il riconoscimento nei confronti di chi appartiene al genere femminile non vanno ricordati solo in questa occasione, ma ogni giorno, con le nostre azioni, parole, relazioni. La vita di ogni donna è importante: sembra una banalità ma forse è il caso di ripeterlo ancora una volta. Per celebrare i sogni, le esperienze, le emozioni di questa parte del cielo, Korian ha portato nelle sue residenze l’iniziativa “Ogni donna è una storia da raccontare!”.

Racconti di vita al femminile

Ogni donna, qualunque sia la sua professione o la sua età, ha una vita fatta di piccole e grandi conquiste, emozioni, esperienze, un bagaglio di sogni, scelte, traguardi da custodire e condividere. Per celebrare tutte le donne, Korian ha invitato ospiti, familiari e dipendenti a raccontare un episodio significativo della loro vita di cui sono orgogliose in quanto donne. E le storie hanno cominciato a emergere. Chi ha partecipato al primo suffragio femminile, chi ha scelto di dedicarsi alla famiglia, chi ha raggiunto un traguardo professionale. C’è chi ha tenacemente perseguito il proprio sogno di affermazione e indipendenza a costo di molti sacrifici e chi accudisce quotidianamente i propri genitori anziani in uno scambio di ruoli che ha tanto da insegnare. Tanti racconti di vita, tante esperienze uniche: uno sguardo sulla vita al femminile. E non è detto che le storie raccolte non diventino una pubblicazione editoriale. Sicuramente saranno conservate per preservare le memorie

Alcune storie delle donne nelle Residenze Korian

L’iniziativa ha raccolto le storie delle donne nelle Residenze Korian. Ospiti delle strutture, familiari di chi vive nelle RSA, professioniste che ogni giorno si dedicano alla cura e all’assistenza dei pazienti. Eccone alcune selezionate per voi.

La storia di Teresa, 90 anni, ospite

“Spesso restavo sola a pensare e mi chiedevo perché? Perché proprio io? All’inizio passavo così tanto tempo a fissare il vuoto, tanto che si faceva sera e mio marito tornava a casa, mi abbracciava dolcemente e diceva: Mi basti tu, amore mio. Ho cominciato così a farmene una ragione e a capire che non sarei mai diventata una mamma. Potevo però esserlo in altre forme.

Ho cominciato ad immergermi nel lavoro, a fare l’insegnante a tempo pieno: educavo i miei bambini nelle aule e spesso quando avevano un’interrogazione li invitavo a casa mia, cucinavo per loro e ripetevamo le materie. Per alcuni anni, anche dopo la pensione, sono venuti a trovarmi a casa e una volta anche qui in residenza. Cominciai ad occuparmi anche di mio nipote, ero una zia presente, mi sono occupata di lui e lui ora con dedizione si occupa di me.

Ho pensato per tanti anni che colui che mi ha dato la forza di rimboccarmi le maniche è stato mio marito. Solo ora che non c’è più, con lucidità mi dico che la forza siamo stati noi, io e mio marito insieme, la forza sono stata io che ho saputo reagire al grande schiaffo che la vita mi ha dato. Non poter avere figli, mi è mancato e mi manca ancora oggi. Posso dire però che l’amore è dappertutto, muove le cose, muove il mondo, l’amore è nei disegni dei bambini, nel sorriso di un familiare, nel sostegno anche in silenzio del proprio marito, l’amore è quello che ti mantiene in vita. Non ho avuto la fortuna di avere dei bambini, ma posso dire di averne amati molti.”

La storia di Grazia, 99 anni, ospite

“Lavoravo in banca ed era la mia passione più grande. Mi piaceva studiare, tenermi sempre aggiornata, leggere i quotidiani, andare a teatro e al cinema. Adoravo mettere i pantaloni e ne andavo fiera: quando tutte le mie amiche mi guardavano stranite e mi facevano capire che le donne dovevano indossare le gonne e restare a casa, io sorridevo, facevo ancor meglio il mio lavoro e compravo ancor più pantaloni e giacche. Ne andavo proprio fiera.

Poi un giorno in banca venne un uomo, mi sorrise e andò via. Dopo qualche ora un mio collega mi disse che quel ragazzo aveva chiesto di me, aveva chiesto il mio indirizzo di casa per spedirmi delle lettere ogni tanto, perché di lì a poco sarebbe partito per il militare. Io acconsentii e per mesi la nostra corrispondenza fu fitta ed attiva: aspettavo quelle lettere con impazienza, le divoravo, le leggevo tutte d’un fiato e poi sospiravo, riprendevo a leggere i quotidiani e a fare la mia vita.

Ci innamorammo, quasi senza conoscerci di persona. Quando finì il militare venne a casa mia e chiese la mano a mio padre. Lo amavo e capii che di lì a poco la mia vita sarebbe malinconicamente cambiata: ci sposammo e il mio direttore di banca mi invitò a non andare più a lavorare perché dovevo occuparmi della famiglia. Oggi ho 99 anni e sono fiera delle mie nipoti che studiano e si dedicano al loro lavoro, le invidio un po’ perché io non ho avuto la possibilità fino in fondo di farlo. Ho avuto comunque la forza di non abbandonare mai le mie passioni, continuo a leggere e a collezionare pantaloni di ogni materiale.”

La storia di Francesca, 94 anni, ospite

“Domenico è stato il grande amore della mia vita, a lui ho donato tutta me stessa, i miei pensieri, le mie lettere, i miei sentimenti, il mio cuore […] Era un militare dell’aeronautica, era di Gravina, alto, robusto, bruno, bello e con la divisa lo era ancora di più […] Quello che mi piaceva di più di Domenico era che sapeva aspettarmi in tutti i sensi, nello specifico adoravo il fatto che mi aspettasse all’angolo di casa per non farsi vedere da mio padre, per ore sotto al sole o con la pioggia, fino a quando non riuscivo ad uscire di casa. Prima di lui, io non sapevo baciare. Imparai a farlo grazie a lui e in quel bacio c’erano tutte le nostre promesse. Chiudevamo il portone del palazzo di casa di mio fratello, ci accertavamo che nessuno sarebbe entrato e ce ne stavamo lì a baciarci, tutto il tempo.

Un giorno un caro amico di famiglia venne da me e mi disse che Domenico mi tradiva con una certa ragazza, si chiamava Maria Teresa. Io non dissi nulla, sapevo che era una notizia vera ma non volli credere a quelle parole. Tornai a casa, piansi per ore, alla fine decisi di essere onesta con lui e di parlare, affrontare il discorso. Chiesi a Domenico di essere onesto con me. Lui abbassò il capo e mi disse che era solo un fuoco di paglia, che non aveva nessuna importanza per lui, perché ero io la sua sposa. Gli dissi di non farsi più vivo e mi chiusi sempre di più: da quel momento non volli più avvicinarmi a nessun ragazzo.

Solo un’altra volta nella mia vita mi sono innamorata, ma preferii tenerlo per me, avevo paura. Anni dopo incontrai Domenico nella filovia, si era sposato con Maria Teresa ed aveva due gemelli. Vidi nel suo sguardo la gioia di ritrovarmi. Di lì ogni mattina ci incontravamo per fare due chiacchiere. Non ho mai odiato quell’uomo che mi ha stravolto così tanto la vita, ed ho capito che la vera forza di una donna è proprio non odiare.”

La storia di Stefania, 44 anni, O.S.S.

“È proprio vero che quando vivi situazioni difficili ti passa in pochi istanti tutta la tua vita. Ed io ero lì stesa su un lettino bianco in ospedale, frastornata, sentivo caos e tutto ovattato e vedevo i medici che dicevano a mia sorella che ero in pericolo di vita. La faccia disperata di lei mi faceva capire quello che stava succedendo e quanto grave fosse per me quella situazione. Nel pomeriggio avevo rassettato tutta la casa e mi sentivo debole, molto debole, senza forze, la mia pressione era bassissima e avevo deciso che sarei andata all’indomani dal medico per farmi visitare.

Sentita al telefono, mia sorella, si era subito allarmata. Lei e mio marito mi accompagnarono con urgenza in ospedale. Quando i medici parlarono con mia sorella, a me passarono alla mente tutti i ricordi della mia vita, in pochissimi minuti: le vacanze, i viaggi, i Natali con la mia famiglia a mangiare allegramente, ma soprattutto i momenti con Antonello, mio figlio, la sua nascita, i suoi primi passi, le cadute, le rialzate, siamo un po’ cresciuti insieme e lui è sempre stato la mia forza, il mio orgoglio, ho ricordato la prima volta che spuntò il dentino, il primo Natale.

Lì ho capito che dovevo essere forte per lui, avevo chiaro in mente quanto tempo avevo sprecato a soffrire per cose futili, o banali litigi, lì ho avuto chiaro in mente le persone che mi volevano veramente bene e quelle che avrebbero lottato e sperato per me e con me. Mi sono riscoperta forte, mi sono riscoperta caparbia e grintosa, non avevo nessuna intenzione di lasciare mio figlio solo, voglio stare con lui quando finirà li studi, voglio essere al suo matrimonio, voglio esserci quando inizierà a lavorare, voglio esserci per cucinare il pesce che a lui piace tanto, la parmigiana e i panzerotti, voglio esserci quando si sentirà perso e quando si ritroverà.

Ora fanno parte della mia vita 18 pillole che devo assumere giornalmente senza pigrizia, né indugi, superai quella notte e tanti giorni a venire. Penso di poter affrontare tutto perché non sono sola e solo in quel momento ho preso coscienza di questo.”

 

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