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La nuova Villa Bellombra, un ospedale-parco a Bologna

Villa Bellombra, presidio ospedaliero fondato nel 1924 e specializzato nella riabilitazione intensiva, presto cambierà veste e trasferirà la propria sede. Lo rende noto una comunicazione dell’Agenzia Dire.

Dalla storica palazzina di via Bellombra, a Bologna, dove oggi continua a erogare cure e assistenza a pazienti neurologici e ortopedici, a un nuovo complesso innovativo immerso completamente nel verde, in costruzione in zona Casteldebole. Per capire l’importanza di questa trasformazione e per spiegare la novità di avere un ‘ospedale Parco’ a disposizione di pazienti e personale sanitario, l’agenzia di stampa Dire ha intervistato Gianluca Brini, architetto che ha dato vita al progetto di ‘Nuova Villa Bellombra‘.

Come sarà il nuovo ospedale-parco di villa Bellombra

«Si tratta di un ospedale che complessivamente ha una superficie lorda di 8mila metri quadri – spiega Brini – 2 mila metri quadri sono destinati alle 54 camere mentre 6000 mq sono destinati ai servizi. La struttura presenta ampi spazi di ritrovo, di convivialità, tre palestre, una piscina, spogliatoi e spazi liberi in abbondanza sia destinati ai pazienti che agli operatori. Altri 9500 metri quadri invece sono destinati al verde attrezzato. Da qui si può dedurre che questa nuova sede si contraddistingue per delle condizioni ambientali particolarmente eccelse. Noi nel progettare la struttura ci siamo posti degli obiettivi ben precisi. L’approccio nel redigere il progetto non è stato idealistico-estetico ma è piuttosto ‘etico’. Nel caso di ‘Nuova Villa Bellombra’ tutta la ricerca di cui stiamo parlando si è concretizzata dopo anni di lavoro con il committente, e non solo, per ottenere un edificio a ‘tessuto’ che non è tipico nell’edilizia sanitaria. Tale risultante deriva dall’approccio condiviso e basato su tre pilastri quello topologico, biofiliaco e paesaggistico al fine di avere una struttura sanitaria che al suo interno contiene un parco».

Un forte rapporto tra estetica e funzionalità

«Il nostro committente, il dottor Averardo Orta, ha sempre parlato della ricerca di alleanza terapeutica tra il paziente, gli operatori sanitari e l’ambiente nel quale sono immersi. Il nostro obiettivo è dare vita perciò a una ‘architettura terapeutica’. E questo emerge dal fatto che, come lei ricordava, ogni stanza è accessibile e si trova immersa nel verde. Ogni stanza gode di uno spazio di ‘transizione’ che è molto importante per questo tipo di malati, soprattutto per i politraumatizzati, che hanno questi problemi di mobilità. Per cui l’obiettivo dell’ospedale di Villa Bellombra è metterli in piedi e farli uscire dalla camera. Per questo motivo abbiamo pensato di dotare ogni ambiente di una parte porticata, di un giardinetto privato e poi di un giardino comune per creare un ‘trascinamento’ verso ‘l’esterno’. La natura dunque ha indubbiamente una funzione terapeutica ‘diretta’ perché il paziente anche da allettato, grazie alla presenza di ampie vetrate, può godere della natura e del passaggio delle stagioni. E poi secondo me c’è anche una funzione ‘ultra-terapeutica’ che è trasversale e universale che rientra nel ‘pacchetto’ del bello».

I requisiti ecosostenibili della nuova Villa Bellombra

«Noi oggi facciamo edilizia ospedaliera e sanitaria, in ambito sia privato che pubblico, di alto livello. Parliamo di alto livello tecnologico, penso agli edifici ‘nzeb’, di progettazione in ‘bim’ e dunque parliamo di un sistema tecnologico e funzionale all’avanguardia. Gli ospedali però sono immersi nelle città o campagne perciò questa ottica ecosistemica è fondamentale. Questo credo sarà uno dei filoni della ‘nuova sanità’ per avere finalità di eccellenza endogena e di una eccellenza esogena cioè di stare nelle città e nel mondo con un suo posto funzionale ma anche in un ecosistema dove conta anche il bello e la natura. Insomma l’ospedale oggi non è visto più solo come oggetto prettamente funzionale».

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