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Non è una tecnologia per vecchi

Over 60 naviga su rete da smartphone

Zuckerberg aveva 20 anni quando lanciò Facebook. Page e Brin 24 anni quando inventarono Google. Durov 29 con Telegram. I più “vecchi” sono Koun e Acton che fondarono WhatsApp rispettivamente a 37 e a 33 anni.  Questi sono solo alcuni esempi significativi di come molta della tecnologia che usiamo con lo smartphone, e che ha cambiato radicalmente il mondo, proviene da giovani menti. All’inizio sono stati scoperti e utilizzati da un target giovanile, ma hanno ottenuto immediatamente un grandissimo successo allargando conseguentemente la fascia degli utilizzatori. Il tutto in pochissimi anni.

Questo ha comportato che gli anziani si sono trovati davanti a servizi e apparecchi tecnologici con uno “schema” che non era il loro. Praticamente da un mondo in cui si premeva un pulsante a uno in cui si clicca. Moltissimi per questo motivo hanno tuttora una enorme difficoltà a interfacciarsi con queste novità e anche una certa diffidenza (questo lo si avverte benissimo durante i miei corsi) perché non conoscono ancora tutte le potenzialità che porta uno smartphone o un computer.

E intanto, anno dopo anno, inesorabilmente l’età media della popolazione (Italia e Giappone in primis) aumenta a causa anche di un tragico crollo delle nascite. Quindi che cosa possiamo fare? È necessario, secondo il mio parere, avviare un processo di ristrutturazione dell’intero sistema tecnologico, “settarlo” soprattutto per gli utenti senior.

Una recente e importante presa di posizione arriva da Lei Jun, ceo di Xiaomi, noto brand del settore dell’elettronica di consumo. Jun ipotizza degli standard di utilizzo che favoriscano gli anziani attraverso delle certificazioni che indichino l’effettiva fruibilità per un senior. Questo è un ottimo passo perché, evidentemente, ad alti livelli industriali qualcosa si sta muovendo. Ma non basta. In base alla mia esperienza lavorativa, ritengo che bisognerebbe aggiungere un “protocollo” unico almeno per le impostazioni generali dello smartphone perché c’è tantissima differenza nelle operazioni base tra le varie marche o modelli (per non parlare dell’iPhone) e questo genera senza dubbio difficoltà nel primo approccio tecnologico.

Ma sarebbe complicato da attuare e mettere d’accordo tutte le aziende produttrici di tecnologia. Invece, passando a un livello più progettuale, è necessario lavorare sul territorio con iniziative di inclusione digitale specifiche per anziani per colmare quel gap digitale oggi più che mai accentuato con quest’anno di pandemia.

Iniziare a investire, con coraggio, in questo settore genererà sicuramente dei benefici enormi a tutta la comunità anche dal punto di vista economico. Il motivo è semplice: oggi in Italia una delle fasce che possiede un reddito fisso sono i pensionati over 65 con una potenziale capacità di spesa per il benessere e il tempo libero. La nostra vita quotidiana è molto cambiata negli ultimi decenni e cambierà ancora perché si svilupperà sempre nuova tecnologia. Sarebbe auspicabile però una tecnologia finalmente intergenerazionale, cioè che sia adatta ai giovani e agli anziani e allo stesso tempo semplice, immediata e sicura. Questo per accelerare il processo di digitalizzazione nel nostro Paese ed evitare di perdere il treno guidato dall’intelligenza artificiale con tutti i suoi inevitabili servizi.

Scritto da:

Paolo PelleriPaolo Pelleri, insegnante di smartphone  www.linkedin.com/in/paolopelleri/

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