Matera: la riscoperta della Civiltà Contadina.

Di seguito vi presentiamo il secondo articolo redatto dalla Sig.ra Gea de Leonardis, guida turistica SassieMurgia per Matera e Provincia, per accompagnarci alla scoperta di questo territorio.

Rimaniamo anche oggi in Basilicata, dove vi abbiamo lasciato a girovagare per i set dei film dal tema sacro con l’articolo del mese scorso, per mostrarvi un altro aspetto forse più autentico e connaturato al luogo in cui virtualmente vi accompagno. Si tratta del “Sasso Barisano”, uno degli antichi quartieri scavati nella roccia della città di Matera.

Se facciamo un passo indietro di circa mezzo secolo, ci ritroviamo catapultati in un mondo del tutto diverso da quello a cui siamo abituati oggi, quando la città di Matera sostanzialmente si riduceva ai rioni Sassi e alla Civita e constava solo di pochi edifici settecenteschi allineati lungo “il Piano”.

Si tratta di un mondo magico e arcaico, legato alla cultura agropastorale che caratterizza il territorio lucano e che, in questo luogo in particolare, assume una connotazione ancor più singolare sviluppandosi in un ambiente rupestre unico nel suo genere.

Percorrendo Via Fiorentini, unica strada originariamente carrabile dell’insediamento abitativo, è possibile visitare diverse strutture che spiegano e decodificano questo aspetto così importante della cultura locale, ricordato dai lucani con un misto di rimpianto per aver perso una vita semplice e ricca di valori e principi, ma nello stesso tempo di sollievo per aver abbandonato condizioni di vita critiche.

La prima struttura che visitiamo è la Casa grotta “C’era una volta…”, in cui è stato fedelmente ricostruito un ambiente domestico precedente allo spopolamento dei rioni Sassi, avvenuto tra gli anni 50 e 60, in seguito alle leggi speciali varate per ovviare alle gravi carenze igienico-sanitarie degli antichi rioni patrimonio UNESCO. Osservando gli utensili e le suppellettili all’interno della casa-grotta, si ha la netta impressione della lontananza di un tempo in cui si utilizzavano con rispetto e parsimonia le risorse che il territorio offriva, vivendo un’esistenza povera e semplice ma ben ancorata ai ritmi naturali legati alla terra e alle stagioni.

 

Proseguendo ancora, incontriamo il Museo della Civiltà Contadina, con le sue grotte scavate nel tufo, dove prendono posto migliaia di oggetti provenienti proprio da questo mondo, organizzati in maniera vitale e accogliente, coerente con l’ambiente d’uso tradizionale di volta in volta mostrato (frantoio, cantina, ecc). In questo luogo è possibile anche partecipare a un laboratorio didattico, per vivere in maniera emozionale e partecipativa questo mondo ormai scomparso, riscoprendo per esempio alcuni dei mestieri dimenticati svolti dagli abili artigiani che giravano nei vicinati offrendo i loro servigi, come la riparazione di caldaie in rame o attrezzi agricoli.

Inoltrandosi nella stradina, via via sempre più stretta e caratteristica con i vicinati e le cantine che si aprono lateralmente, si raggiunge un ampio cortile in cui sovente risuona un rumore sordo e regolare. Si tratta di un noto ceramista esperto e appassionato, che con i piedi spinge continuamente il tornio per plasmare sotto le sue mani callose vasi e sculture d’ogni genere. Qui si possono trovare oltre agli immancabili souvenir di terraglia, molti oggetti tradizionali del mondo contadino, come le lucerne a olio, il “wawattidd” utilizzato per conservare il lievito madre per impastare il pane e il “cucumo”, antesignano del termos, in cui venivano riposti acqua o vino dai contadini, che lo portavano con sé nei campi per ristorarsi nelle pause dal pesante lavoro. Si tratta di un recipiente in cui i liquidi, evaporando attraverso la terracotta non smaltata, mantenevano la temperatura sempre fresca anche con il torrido caldo estivo.

Dopo aver terminato il nostro itinerario, ritornando verso la strada principale, via D’Addozio, ci si può rinfrancare assaggiando un piatto della tradizione contadina al ristorante Le Botteghe dove, un’attenta ricerca degli ingredienti più genuini e un’esecuzione rispettosa delle tradizioni culinarie, producono pietanze dal sapore intenso e inimitabile, come le cicorielle campestri con il purè di fave o i tagliolini e ceci ad esempio, parte integrante di una cucina tradizionale povera e semplice.

Per visite guidate contattare:

ASSOCIAZIONE CULTURALE SASSIEMURGIA
Visite guidate e Promozione del Territorio
Sito web: www.sassiemurgia.com
E-mail: info@sassiemurgia.com
Cell: +39 320/4429909

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here