Mariani e le parole taciute

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Come ogni autunno, anche quest’anno Maria Masella dà appuntamento con un nuovo episodio della “saga” del commissario Mariani, dal titolo Mariani e le parole taciute. L’abbiamo incontrata per farci raccontare alcuni dettagli.

Mariani e le parole taciute

Da mesi il commissario Mariani aspetta inutilmente l’arrivo dell’ispettore Iachino che gli aveva detto di aver bisogno di parlargli in confidenza. Perché il discorso, anche se riservato, non può essere affrontato per telefono? E perché l’ispettore non arriva? Carrara non è lontana da Genova. Ma la vita privata deve essere accantonata, perché c’è un caso. L’omicidio di Viola Caffarena non fa notizia, perché la vittima non era una persona importante e, pur avendo una quarantina d’anni, viveva come se fosse stata molto più anziana. È questo a incuriosire il commissario e a spingerlo a ricostruirne la vita tassello dopo tassello. Mentre è impegnato con il caso Caffarena, Mariani è testimone di un suicidio. La vittima era persona ben imparentata e il commissario viene incaricato di fare chiarezza prima che i media azzardino ipotesi dannose per il buon nome della famiglia.

Perché l’Edipo Re di Sofocle? In una vecchia intervista diceva che lo rilegge spesso, anche in Mariani e le parole taciute l’Edipo Re ritorna… Per quale motivo?

Spesso non esiste un motivo unico, ma un intreccio. Sono appassionata di teatro, già da ragazzina preferivo i miti greci alle favole. Il mito di Edipo è uno dei più inquietanti, si presta a tanti livelli di lettura. In apparenza è lontanissimo dalla nostra visione dalla vita, ma ha nel suo nucleo le domande a cui non sappiamo rispondere: esiste il destino? L’essere umano è libero? E, se non lo è, quanto può essere ritenuto colpevole delle sue azioni? L’Edipo Re di Sofocle ha qualcosa di più: è il noir perfetto. Colpevole, vittima e investigatore sono un’unica persona. Il volumetto citato, vera traccia per l’indagine, è sempre a portata di mano. In Mariani e le parole taciute ci sono strade percorse, strade sbagliate, incroci. Destino in agguato. Destino che più cerchi di sfuggirlo e più di accerchia.

Per info sull’autrice: www.mariamasella.it

In questo libro più che in altri ho provato a immaginarmi l’aspetto del commissario Antonio Mariani: lei come lo descriverebbe? A quale volto noto potrebbe associarlo?

Non è un ragazzino, ha una figlia adolescente. È fra i quarantacinque e i cinquanta. Alto, ben messo senza essere grasso. Capelli (corti) e occhi scuri. Barba che cresce in fretta. Dita macchiate di nicotina. Bella voce. Non è un fighetto, non è un palestrato. Non gli piacciono le fighette e le palestrate. Volto? Ha un volto antico… Quando era giovane assomigliava a Banderas giovane. (Mariani allo specchio)

Maria Masella

Scrittori si nasce o si diventa?

Non so se sono uno scrittore. Supponiamo che io lo sia. Penso che la necessità di inventare storie e di comunicarle sia innata. Ma non è sufficiente. Quella necessità vuole essere accudita, ascoltata e coltivata. Pensiamo a una ballerina classica: non tutte possono diventare Carla Fracci, sono necessarie delle doti fisiche che non tutte hanno. Ma Fracci non si è accontentata di averle, le ha fatte sbocciare. Quindi scrittori si nasce e si diventa. Nascere è necessario ma non sufficiente.

Cosa significa che “In nessun genere come nel noir sono in primo piano i moventi delle azioni dei personaggi”?

Un giallo classico mette in scena un delitto, le domande fondamentali sono chi, come e perché. Quando l’investigatore risponde a quelle tre domande, l’equilibrio infranto dal delitto si ricompone. La vita riprende a scorrere. Chi scrive noir parte dalla convinzione che l’equilibrio infranto non possa essere ricomposto. “Ma come?” esclama lo scrittore di gialli. “Sappiamo chi è stato e come ha ucciso, conosciamo il movente.” Movente è una parola bellissima: è sostantivo e forma verbale. È ferma come un sostantivo, ma muove la storia. Ciò che si muove impiega molto tempo a fermarsi (ho insegnato fisica per una vita e qualcosa filtra ancora), urta e provoca altri movimenti… Questo è il noir: riconoscere che nessun delitto è isolato. Non nelle cause e non nelle conseguenze. Questo è lavorare sul movente. Il noir mette in scena le relazioni interpersonali in situazioni estreme, i moventi delle nostre azioni.

C.F.

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