Maggior sanità e integrazione con il territorio, il futuro delle RSA passa da qui

Ai tempi del Covid-19 di RSA (residenza sanitarie assistite) si continua a parlare molto. Abbiamo fatto il punto con il Professor Marco Trabucchi, presidente dell’Associazione Italiana di Psicogeriatria, che ci ha spiegato perché le strutture assistenziali hanno un ruolo di cui la nostra società non può fare a meno.

Con l’emergenza Covid-19 il tema delle RSA è diventato di grande attualità. In alcuni casi, sono stati messi sotto i riflettori i limiti di alcune strutture, trascurando il grande lavoro di assistenza che è stato portato avanti da tutti gli altri. Quale pensa sia la “lezione” più grande che questa esperienza ha trasmesso?

Nonostante le criticità che in alcuni sporadici casi ci sono state, l’utilità sociale, clinica e personale delle RSA verso gli anziani non è mai stata messo in dubbio. Ci sono diversi livelli di qualità ma mediamente la qualità del livello di assistenza è tale da garantire il benessere degli ospiti. Occorre prendere atto della crisi e al contempo coglierne gli insegnamenti. Ne ho identificati tre.

Il primo è la necessità di maggiore sanità all’interno delle strutture. Ci eravamo illusi di poterle chiamare strutture assistenziali, non rendendoci conto che la maggior parte degli ospiti ha più di 85 anni, ha molte patologie e, nel 70% dei casi, sono affetti da demenza. Da quando le RSA sono state concepite è cambiato completamente lo scenario. Per fornire un’assistenza adeguata oggi dobbiamo partire dall’assunto che gli ospiti hanno bisogno di cure mediche.

Per questo motivo bisogna cambiare cultura e soprattutto investire nella formazione del personale. Occorrono medici esperti, infermieri esperti e OSS altrettanto preparati. Bisogna riqualificare la figura dell’OSS che ha un ruolo centrale nel sistema di assistenza. Non può essere ai margini: l’OSS è un attore di cura con una visione a 360° del paziente, occupandosi dell’igiene, dell’alimentazione e anche di un’importante parte di relazione.

Il terzo punto riguarda una maggior integrazione con il territorio. Oggi le RSA devono essere una parte del sistema, destinata ad essere sempre più importante. Mentre il polo ospedaliero dovrà essere sempre più destinato alle acuzie, quello delle RSA dovrà essere focalizzato sui servizi alla persona e nel territorio. Rsa quindi come centro non soltanto di attività condotte al proprio interno ma anche riferimento per le attività organizzate da altri attori, come centri diurni integrati, assistenza domiciliare, co-housing, ecc.
Questa è la direzione in cui stiamo andando: le RSA non possono essere castelli con il ponte levatoio sollevato.

In questa logica dobbiamo pensare che le RSA costeranno di più. È ovvio che maggiori servizi comporteranno maggiori costi, per questo è necessario prevedere una più ampia quota di finanziamenti adeguando le tariffe che sono datate. Se vogliamo RSA al passo con i tempi dobbiamo investire di più in questo ambito. Un altro esempio? Investire, soprattutto con le nuove strutture, nell’edilizia: occorrono RSA con stanze singole, non è più pensabile avere stanze a due letti, se non per casi particolari come coppie. Bisogna stare al passo con i tempi, insomma.

Se questa esperienza ha messo in luce alcuni limiti, per quale motivo le RSA restano comunque uno strumento importante e fondamentale nell’accudimento dei propri cari?

Le RSA hanno un ruolo unico e insostituibile: quando ci si trova di fronte a pazienti in situazioni complesse, in gravi condizioni di salute, l’assistenza domiciliare non è economicamente sostenibile.

C’è poi il problema della solitudine. Devono essere previste strutture assistenziali a minore intensità per ospitare le persone che, pur non essendo in condizioni gravi, non possono essere lasciate sole.

Come saranno le RSA del futuro? Cosa dovrà cambiare per migliorare l’esperienza di accudimento delle persone più fragili?

Oggi è di urgente immediatezza affrontare gli strascichi di questa grave crisi. Bisogna superare il dramma attuale, accogliendo nuovamente gli ospiti e dando accesso ai parenti, senza contare la necessità di ripianare la situazione a livello economico. Le strutture negli ultimi mesi hanno fronteggiato un’impennata dei costi, a fronte di una minore disponibilità economica. Non sarà semplice ripartire.

In un secondo momento, sarà importantissimo, anche in previsione di una eventuale nuova ondata di contagi, prevedere la possibilità di isolare i pazienti critici. Purtroppo ci eravamo dimenticati che le epidemie possono verificarsi: occorre certamente essere preparati anche per gestire questo tipo di situazioni.

Quanto l’innovazione tecnologica potrà avere un ruolo in questi contesti di cura e che tipo di formazione dovranno affrontare gli operatori del settore?

La tecnologia ha un ruolo importante nell’alleggerire il lavoro degli OSS, nel monitoraggio dei pazienti nelle loro stanze. Resta però ancor più importante la formazione umana dell’operatore, che deve imparare un modo di relazione e accompagnamento che è diverso da quello dell’ospedale. Si tratta di un aspetto estremamente delicato e altrettanto centrale. La tecnologia dunque a mio parere deve ridurre l’impegno fisico dell’operatore per dare più spazio alla relazione con il paziente.

La scelta di affidare un proprio caro alle cure di una struttura non è mai semplice, a maggior ragione in un periodo come questo che stiamo vivendo: quale consiglio si sente di dare ai familiari?

La prima cosa che mi sento di dire è fare attenzione nella scelta della struttura. Non tutti gli ambienti sono uguali. Controllare ambienti fisici, la pulizia, ma soprattutto la gentilezza e la cortesia degli operatori, lo stile di accoglienza di una RSA. È qualcosa che si nota subito, fin dal momento in cui si viene accolti alla reception: un sorriso, la cortesia, l’accoglienza sono indicatore dello “stile” dell’intera struttura. Lo stile dell’attenzione si vede in ogni circostanza, anche quando le situazioni sono difficili e si opera sotto pressione…
Se non viene manifestata gentilezza e cortesia alla persona che entra nella struttura, difficilmente l’ospite sarà accolto e curato come vorremmo.

Scegliere di sradicare un proprio caro dai propri spazi non è mai una scelta semplice, ma esorto a considerare onestamente, anche sul piano psicologico, il rapporto costi-benefici di una simile scelta. Se i vantaggi in termini di assistenza medica e qualità della vita prevalgono, non bisogna esitare: quello che conta è l’interesse del paziente.

Chiara Franceschi

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