Parto da un articolo scritto di recente da Mattia Feltri sul Secolo XIX. Due colonne di ricordi e di amore per la sua città Bergamo così duramente colpita da questa pandemia. Ho seguito in questi giorni il sindaco Giorgio Gori e ho sentito in entrambi il dolore per le perdite, così numerose, di amici, parenti e semplici conoscenti. Si parla di un morto ogni mezz’ora e il bilancio non accenna a diminuire. Vedere undici pagine di necrologi sul giornale locale è qualcosa di impressionante. Sapere come è stato raccontato, che molti di loro non hanno avuto nemmeno il tempo di salutare i propri cari, né di ricevere una parola di conforto, è qualcosa di spaventoso.

Questa è la zona di guerra che ogni giorno forse grida più degli altri, ma altre zone ogni giorno raccontano di storie simili. Persone che fanno parte della nostra comunità, persone che conosciamo, per lo più anziani, I grandi saggi, quelli che vedevamo in giro nelle città o seduti al bar vicino a casa. Quelli che sono più a rischio secondo le stime del Ministero della Sanità. Ma che per questo andrebbero più tutelati. Perché non possiamo dire, come ho sentito o letto in questi giorni in qualche post di blogger esperte di foto in mutande e facce gonfie di silicone, “tanto sono vecchi e devono morire”. Intanto perché non è proprio esattamente così, perché seppur vero che i maggiori decessi si hanno in media dai 75 anni in poi, è pur vero che esistono decessi anche tra i più giovani e positività al tampone anche tra i bambini.

Purtroppo questo è un nemico invisibile che non sappiamo ancora bene come agisce, quanto durerà e cosa lascerà dopo di sé. Siamo tutti in sperimentazione con i nostri cari più anziani in avanscoperta. Ed è proprio a loro che mi rivolgo, non con le solite tremila raccomandazioni che si leggono ormai dovunque anche dal panettiere, ma con quello che noi consociamo molto bene e che ci ha permesso di arrivare ai nostri begli anni: il buonsenso! Quello che non usano i giovani raggruppandosi e continuando la vita di sempre.

Se il messaggio #iorestoacasa potrebbe sembrare per i ragazzi un sacrificio, per noi che abbiamo dimostrato di resistere alle intemperie di una vita lunga e per questo disseminata di difficoltà, è credetemi veramente poca cosa. Poche settimane e ritornerà forse un po’ di sereno, ma se tutti insieme faremo la nostra parte.

Nel frattempo, a casa, ritroviamo il piacere di fare le cose che avevamo sempre rimandato: mettere a posto un vecchio album di foto, sistemare i cassetti, togliere dalla dispensa le cose scadute, o per chi non riesce, può andare bene guardare la tv, ascoltare musica o leggere un bel libro. Tutto cercando dove e chi può di fare un po’ di attività fisica da casa, muovendoci semplicemente un po’ e non indugiando troppo a letto o in poltrona. Si può uscire e fare una piccola passeggiata intanto che si fa la spesa. Ovviamente rispettando tutte le regole: distanze di sicurezza per strada, nei supermercati e nelle farmacie (almeno un metro).

Per chi non potesse uscire per comperare beni di prima necessità, compresi i medicinali, ci si può rivolgere ai numeri di emergenza aperti in ogni regione come ad esempio: Lombardia, Piemonte, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Toscana. Ci arriva ora notizia che il Comune di Genova ha attivato un proprio numero telefonico di assistenza alle persone anziane che vivono sole, un’iniziativa lodevole per la città più vecchia d’Europa che ha tanto a cuore i propri silver.

Daniela Ameri
Direttrice AltraetĂ 

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