L’impegno del Gruppo Paladin per la tutela dell’ambiente

Tutti noi, come padri e madri di famiglia, come consumatori e come amanti delle cose belle e buone, siamo sempre più attenti all’ambiente, al benessere e, quindi, a quegli aspetti delle produzioni che generano degli effetti, positivi o meno, sull’ecosistema e sulla salute pubblica. I fratelli Paladin condividono concretamente la sensibilità verso queste istanze anche in qualità di produttori di vino e hanno avviato nelle aziende del gruppo (Paladin, Bosco del Merlo, Vèscine e Castello Bonomi) una serie di percorsi e un team volti al miglioramento costante del rapporto tra la produzione in senso lato e l’ambiente (per esempio la riduzione delle emissioni carboniche), nonché all’innalzamento qualitativo dei vini stessi con una particolare attenzione ai punti critici del processo produttivo. Gli obiettivi sono due: salvaguardare gli ecosistemi attraverso aziende ecocompatibili, a basso impatto sull’ambiente, che costituiscano un modello vincente di produzione economicamente ed ecologicamente  sana; rispettare salute e prodotto: ovvero offrire dei vini di alta qualità e personalità, che siano però ben al di sotto dei limiti standard di legge e anzi siano prossimi a quanto previsto per i vini “naturali” o biologici per quanto riguarda il contenuto di anidride solforosa e di altri composti presenti in tutti i vini.

Il Gruppo Paladin è da anni impegnato su questo fronte, avendo già sperimentato con Bosco del Merlo, tra i primi, la viticoltura e la vinificazione biologiche. Ora, senza vincoli di certificazione di processo, che appesantiscono dal punto di vista burocratico, ma attenendosi ai risultati, ovvero guardando al vino e ai valori certificati e continuamente verificabili in analisi, cioè facendo una “viticoltura ragionata ”, il Gruppo si propone di raggiungere nel giro di 1 anno un tasso di anidride solforosa al di sotto del 50% previsto dalla legge per tutti i suoi vini principali (i cosiddetti vini “star” o “altobeventi” ). Attualmente alcuni dei nostri vini “star” sono già vicini al traguardo, altri si situano già abbondantemente sotto la soglia. Per esempio Il CruPerdu, con soli 64 mg/l di anidride solforosa totale è a circa un quarto del limite di legge.

Questi sono gli aspetti su cui i consumatori sono giustamente attenti e quindi su questo ci impegniamo al massimo. Come vengono portati avanti i progetti?

La famiglia Paladin ha costituito un gruppo di lavoro per la Ricerca & Sviluppo, costituito da tecnici residenti, agronomi ed enologi e collegato all’Università di Milano grazie al Prof. Leonardo Valenti. Il team deciderà le priorità di studio e d’opera con il supporto degli uffici marketing e commerciale, che faranno anche da tramite per la divulgazione dei risultati.

Tra i piani già in fase di realizzazione avanzata ricordiamo: due studi in corso per la valutazione dell’impronta carbonica vitivinicola e il suo contenimento; gli studi particolareggiati sui vigneti, finalizzati alla gestione scientifica dei trattamenti e alla conseguente riduzione degli stessi, che potranno essere dosati meticolosamente e applicati con la giusta tempestività; gli studi in cantina per la continua riduzione dell’anidride solforosa garantendo gli standard organolettici consolidati; uno studio di convenienza per convertire le biomasse ricavabili dagli scarti di produzione in cantina in energia da riutilizzare in azienda.

Per quando riguarda l’impronta carbonica (carbon footprint), ovvero le emissioni di anidride carbonica al netto dei cosiddetti “sequestri”, ovvero degli “assorbimenti” di anidride carbonica da parte, per esempio, delle viti stesse nel ciclo clorofilliano, il gruppo Paladin aderisce a due distinti progetti.

Ita.Ca® con Castello Bonomi impegnato in prima fila insieme a sole altre 50 aziende in tutta Italia nell’approntamento di un calcolatore di emissioni, aggiornato secondo il Protocollo dell’OIV. La finalità del progetto è applicare l’unico metodo di calcolo italiano riconosciuto in ambito internazionale (FIVS e WFA) per valutare le emissioni carboniche e stimare il saldo di CO2 in ambito aziendale. Un apporto fondamentale da parte del comparto vitivinicolo che dimostra sensibilità e un’attenzione pionieristica a un tema di unanime interesse, come è stato riconosciuto dopo i famosi Protocolli di Kyoto, confermati con l’accordo di Doha.

Winezero in Veneto:  il progetto, guidato dall’Università di Padova, ha il compito di analizzare l’impronta carbonica e, in particolare, l’assorbimento dell’anidride carbonica da parte della vegetazione. Il progetto combina in modo innovativo assorbimenti ed emissioni di questa importante filiera produttiva, che mai in nessun paese finora sono stati integrati, con l’intento di certificare l’area sottoposta a controllo dal punto di vista del bilancio carbonico.

Quanto delineato in questo documento costituisce la fase uno del Progetto Natura del Gruppo Paladin, ovvero rispecchia lo stato dell’arte e la definizione delle priorità per il breve e medio periodo, che così delinea i propri impegni e obiettivi, nonché la progettualità concreta per agire in modo preciso e fattivo verso una maggior qualità a 360 gradi.

 

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