Una lettera al Covid-19 di Daniele Rosa. Un riflessione sul mostro che ci ha tolto la vita e la gioia di socializzare. Ma la vittoria sarà dell’umanità. Il vaccino è alle porte.

Lettera a cuore aperto al Covid-19

Spettabile Coronavirus, fino all’anno scorso tutti noi di Lei conoscevamo solo la seconda parte del suo nome, virus, ma nessuno pensava alla seconda, Corona, che legava questa parola così nobile ad un essere piccolo, invisibile e diciamolo, anche un po’ schifoso che, tra starnuti, colpi di tosse e goccioline nell’aria ha infettato più di 25 milioni di persone nel mondo e ammazzandone, purtroppo, oltre 850 mila. Quattro volte di più delle vittime di Hiroshima e quasi trenta volte di più dei morti dell’attentato alle Torri Gemelle.

E i suoi danni, Sig. Coronavirus, non si sono limitati a questo dramma. Hanno pure rovinato le economie mondiali. Non solo l’Italia, che già di suo viaggiava al rallentatore, ma pure la grande America che, dopo 135 settimane consecutive di crescita, ha visto una rapida recessione e 20 milioni di disoccupati ufficiali e altrettanti non ufficiali.

Ma Lei, sig. Covid-19, ci ha costretti a cambiare i comportamenti rovinandoci il nostro vivere quotidiano

Mascherina e ’social distancing’, due termini in perfetta controtendenza con il verbo ‘relazionarsi’. Nei supermercati, a zigzagare coi carrelli evitando qualsiasi contatto con gli altri, o negli aeroporti lontani gli uni dagli altri, nel sospetto che il vicino di posto potesse essere un asintomatico portatore/untore di virus.

Diffidenti nel parlare con qualsiasi estraneo e confidenti invece con i famigliari che invece sono stati la maggiore fonte di trasmissione. Pronti a criticare i giovani colpevoli di farsi un aperitivo senza mascherina e tutti contenti nel salutarsi, come ebeti, con un colpo di gomito.

Lei, Sig. virus, ha rubato ai nostri ragazzi il piacere di stare a scuola, di giocare a calcetto, di flirtare con la ragazzina compagna di banco, relegandoli nelle stanze di casa in balia di play station, computer e cellulari in un’apoteosi di relazioni virtuali, il più delle volte con se stessi. Già i nostri giovani non brillavano per la voglia di uscire dal loro guscio, la camera, adesso molti di loro si sono cementati alla sedia con i pollici attaccati alla tastiera degli iPhone.

Quella stupenda idiozia detta smartworking

Lei, virus cinese, come l’ha chiamata il Presidente degli Stati Uniti, ha fatto sviluppare quell’altra stupenda ‘idiozia’ dei giorni nostri, lo smartworking, il lavoro da casa.

Certo, tutto fatto da casa alla faccia del piacere di condividere segreti coi colleghi, o due sane risate contro il capo o magari un pranzo veloce nel bar sotto l’ufficio con passeggiata rigorosamente di mezz’ora, perché ‘bisogna rientrare a timbrare’. Adesso stop, tutti a casa.

Covid-19, una disgrazia con la D maiuscola

E glielo spieghi Lei, caro Coronavirus, a tutti quei proprietari di baretti del centro come far quadrare i conti. Hanno sempre sognato, a fronte di pacchi di cambiali firmate, di diventare ‘benestanti’’. Oggi sono lì, nei loro bar, a fianco dei loro ‘cambialoni’ in attesa che qualcuno ritorni allo spuntino del mezzogiorno.

Senza contare l’idiozia di tanti politici, in tutto il mondo, non solo i nostri che, in questa fase, si sono sentiti investiti da poteri divini, pronti a decidere della libertà delle persone. Pronti a dichiarare ‘chiudo tutto, apro tutto’ senza pensare a quanti fallimenti queste decisioni si sarebbero portate dietro.

Insomma da qualsiasi parte la si veda, Lei, sig. Coronavirus, è stato una disgrazia con la D maiuscola a livello mondiale. Un dramma per tutte le nazioni e tutti i popoli, senza alcuna eccezione. Una specie di prova generale di un futuro, speriamo lontano anni luce, Armageddon.

Lettera al Covid-19: commiato

Ma non se la goda troppo, sig Coronavirus, perché’ già oltre 100 laboratori e multinazionali stanno studiando il modo di renderla inoffensiva. Se va bene a fine dicembre, Lei sarà derubricato a virus di categoria 1, una specie di uragano che da forza 5 è arrivato ad essere una semplice pioggia tropicale.

Speriamo solo che oltre alla salute Lei, Sig. Virus, non ci abbia rubato per sempre la gioia di abbracciarci, di baciarci o anche di arrabbiarci, ma faccia a faccia, senza mascherina.

Daniele Rosa

 

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