Lenti a contatto: i consigli dell’oculista

Ci sono informazioni che tutti i portatori di lenti a contatto dovrebbero conoscere e indicazioni precise da seguire. «Molte persone iniziano a mettere le lenti a contatto senza fare visite oculistiche o esami specifici preliminari, magari acquistando quelle giornaliere su internet o nei negozi di ottica – dice Alberto Bellone, oculista di Torino specializzato in chirurgia refrattiva e terapia conservativa del cheratocono (microchirurgia oculare) -. La prima cosa da fare è sottoporsi a una visita di controllo preliminare da un oculista, per verificare di avere le caratteristiche giuste per farlo e per escludere la presenza di alcune patologie Portare le lenti a contatto senza sapere nulla della propria cornea e del proprio occhio può portare al non riconoscimento di patologie pre-esistenti e fondamentale è sottoporsi a controlli periodici»

Secondo step, eseguire alcuni esami: «I principali sono la microscopia endoteliale con conta cellule, il test di Schirmer per verificare la lacrimazione e la topografia corneale. Quest’ultimo esame, fondamentale per la diagnosi di una malattia della cornea, deve essere eseguito nei centri specializzati da personale esperto in patologia corneale e serve a escludere la presenza di alcune patologie come il cheratocono: malattia degenerativa della cornea fortemente invalidante, che può portare al trapianto della cornea – prosegue il dottor Bellone -. È un esame di rapida esecuzione indolore e non invasivo (praticamente una fotografia digitalizzata della cornea) che fornisce, in mani esperte, informazioni fondamentali sullo stato dell’occhio. Il cheratocono è una malattia che può essere silente e la diagnosi precoce è determinante, in quanto oggi esiste una terapia in grado di guarirla: il cross linking corneale. Ripetere la topografia corneale nel tempo fornisce preziose informazioni sulla compatibilità della lente a contatto con l’occhio del paziente. Anche perché il traumatismo corneale continuato, anche se lieve, favorisce alcune malattie corneali quali il cheratocono».

Verificata l’idoneità del paziente, si tratta di scegliere il tipo di lente più adatto: ne esistono di morbide, rigide, semirigide, notturne e addirittura permanenti. Tra quelle morbide, poi, si può scegliere la durata, che va da giornaliera, a quindicinale/mensile, ad annuale. Il tipo di lente più adatto viene suggerito dall’oculista e dal contattologo (l’ottico specializzato nella correzione dei difetti di vista mediante l’uso di lenti a contatto) che tiene conto della conformazione dell’occhio, ma anche di alcuni fattori: quante ore si indossano al giorno e l’attenzione che si intende dedicare alla manutenzione e alla pulizia.

«Le lenti a contatto portate quotidianamente per molte ore al giorno (12-15), possono far insorgere una serie di problemi anche piuttosto seri, in quanto l’occhio non ha la possibilità di “respirare” – afferma Bellone -. La cornea, infatti, non è dotata di vasi sanguigni e per respirare ha bisogno dell’ossigeno presente nell’aria: la lente a contatto fa da tappo e impedisce il normale scambio metabolico con l’aria. Inoltre molte persone tendono a indossare le lenti la mattina quando si svegliano e a toglierle la sera: questo comportamento è assolutamente da evitare, bisogna prevedere qualche ora con gli occhiali ogni giorno e magari anche dei giorni interi di riposo. Per chi ne fa un uso intensivo o ha miopie così elevate da non poter vedere con gli occhiali sono da preferire le lenti semirigide, che sono più piccole delle morbide e si muovono sulla superficie della cornea e che trasmettono meglio delle morbide l’ossigeno indispensabile al metabolismo corneale, ma che richiedono una manutenzione accurata da parte di personale specializzato. Le uniche lenti che non creano problemi alla cornea, in quanto non vi appoggiano, sono le intraoculari che  appartengono però a una categoria a parte: sono inserite nell’occhio durante un atto chirurgico indolore di alcuni minuti in regime ambulatoriale e risolvono in modo definitivo il problema alla vista. ».

Ogni lente ha poi bisogno di una pulizia adeguata. «Quelle giornaliere necessitano di una manutenzione minima ma, di contro, sono realizzate con materiali di scarsa qualità – dice l’oculista torinese -. Le altre lenti, sia che abbiano durata quindicinale sia annuale, devono essere pulite ogni giorno con cura e maneggiate solo dopo essersi lavati accuratamente le mani. Quelle annuali, che hanno il vantaggio di essere fatte con materiali di qualità e su misura in base al raggio di curvatura del proprio occhio, devono però essere portate dall’ottico per un’adeguata sterilizzazione».

Una pulizia non corretta può portare a una serie di problematiche anche serie. «Le più diffuse sono le infezioni, quali congiuntiviti (batteriche, virali, da funghi o da parassiti), e che, se non diagnosticate per tempo, possono portare a danni corneali permanenti quali infezioni della cornea (cheratiti, ulcere corneali) che in casi ribelli alla terapia medica portano alla perdita della trasparenza della cornea e quindi la necessità di trapianto della stessa. Le lenti a contatto possono provocare anche la semplice intolleranza alle stesse che ne rende impossibile l’uso: essendo un corpo estraneo possono creare una specie di reazione di rigetto da parte dell’occhio. L’uso prolungato delle lenti a contatto provoca la perdita delle cellule endoteliali che, come un mosaico, tappezzano la parte interna della cornea (quella che guarda verso il profondo dell’occhio) queste cellule sono alla nascita dell’individuo in un numero definito e non hanno la capacità di rigenerarsi. Queste cellule sono fondamentali per il metabolismo corneale e per la sua trasparenza. In soggetti predisposti l’uso delle lenti a contatto può provocare una deformazione della cornea con difficoltà nella trasmissione dell’immagine sulla retina e configurare il quadro di warpage (cheratocono indotto dalle lenti a contatto)».  conclude il dottor Bellone.

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