L’attività fisica diminuisce il rischio di contrarre l’Alzheimer

I benefici apportati dallo svolgimento di un’attività fisica quotidiana e costante non sono riservati esclusivamente a giovani e adulti. Un recente studio ha dimostrato che praticare sport, seppur a un ritmo moderato, può apportare innumerevoli benefici anche durante la silver age tra cui quello di proteggere il cervello dal declino cognitivo e dall’Alzheimer.

Lo studio portato avanti dal Massachusetts General Hospital e pubblicato su Jama Neurology ha stabilito che potrebbero bastare 8.900 passi al giorno (circa 7 km) per mantenere in forma e in salute l’intero organismo, cervello compreso.

Questo perché la riduzione dei fattori di rischio vascolare apportati dal movimento contribuirebbe a proteggere ulteriormente il cervello contro l’Alzheimer e la sua progressione. I risultati di questo studio sono stati presentati durante l’Alzheimer’s Association International Conference (Aaic) che si è tenuta a Los Angeles California dal 15 al 18 luglio. Lo studio è uno dei primi a sottolineare come l’esercizio fisico rappresenti una protezione concreta almeno durante la fase pre-clinica della patologia, ossia quando sussiste ancora la possibilità di intervenire prima dell’inizio della perdita sostanziale di neuroni e della compromissione clinica.

Lo studio portato avanti dal Massachusetts General Hospital riporta che una maggiore attività fisica non solo sembra apportare numerosi benefici nel contrastare il declino cognitivo, ma anche sul rallentamento della fisiologica perdita del tessuto cerebrale che riguarda tutte le persone, anche quelle non affette da nessuna patologia.

La ricerca ha coinvolto 182 persone in buone condizioni fisiche, anche se alcune di loro presentavano già un alto rischio di declino cognitivo causato da un precoce accumulo della proteina beta-amiloide, che rappresenta un fattore scatenante dell’Alzheimer.

Per raccogliere i dati necessari a sviluppare la ricerca, i ricercatori del Massachusetts General Hospital hanno dato ai volontari che hanno partecipato all’indagine un pedometro da posizionare sull’anca al fine di tenere monitorato il numero di passi giornalieri. Finito il periodo di osservazione i ricercatori hanno notato come gli effetti scudo dell’attività fisica fossero evidenti anche nei volontari che avevano camminato in maniera modesta. I risultati migliori sono stati ottenuti da coloro che hanno mantenuto una media di circa 8.900 passi al giorno.

Durante la presentazione al Alzheimer’s Association International Conference i ricercatori che hanno portato avanti l’indagine hanno sottolineato che l’accumulo delle proteine beta-amiloide e Tau rappresenta una delle cause responsabili del processo di deterioramento cognitivo in età avanzata, rimarcando quindi che l’Alzheimer rappresenta una patologia multifattoriale che richiede un approccio multisistemico per essere studiata e sconfitta. L’indagine si inserisce quindi in quadro di ricerca più ampio nel quale l’attività fisica, sta assumendo sempre di più un ruolo fondamentale come metodo per prevenire l’insorgere delle patologie degenerative che con l’allungamento dell’aspettativa di vita caratterizzano l’età avanzata.

Andrea Carozzi

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