La vista dopo i quarant’anni, istruzioni per le aziende

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Non so voi, ma personalmente mi irrito moltissimo quando munita dei miei occhiali multifocali, nonostante queste costose montature (ormai sempre più oggetti alla moda), non riesco a leggere le istruzioni del medicinale che ho sotto mano.

In quel caso non sono le diottrie inadeguate alla lettura del bugiardino,  sempre più formato lenzuolo, è la dimensione dei caratteri del testo che, contrariamene alle dimensioni del foglio, si è contratto creando righe talmente sottili da rendere la loro lettura difficoltosa.

Mi è capitato altre volte  di cercare di interpretare istruzioni stampate in rosa su campo bianco all’interno di un’etichetta appiccicata ad un piccolo flacone. Capisco che in questa maniera il marketing si avvantaggia: il rosa non può creare confusione, si capisce che è dedicato alle signore, peccato che non si capisca altrettanto bene cosa le signore dovrebbero leggere.

Non parliamo poi di flaconi più piccoli del tipo oftalmico. Anche le etichette alimentari non se la passano meglio. Per non parlare delle possibile fonti di allergie contenute nei cosmetici e in qualsiasi altro fattore viene a contatto con la nostra pelle, occhi o lingua. La pubblicità ci spinge ad essere informati e a controllare cosa compriamo, ma anche in questo caso gli ingredienti sono nella maggior parte dei casi illeggibili. Evitiamo le ragioni fraudolente del perché di tutto ciò, penso ad  alcune clausole di certi contratti  scritte così in piccolo da rendersi invisibili a qualsiasi occhio umano, anche quello di una lince. Credo,  personalmente, che il motivo principale sia da ricercarsi in una certa disattenzione e ancora poca considerazione da parte delle aziende dell’esigenze dei senior.

Mi spiego meglio: questo “disturbo” di cui soffre più o meno il 50% della popolazione italiana, si chiama “presbiopia” ovvero un impedimento della vista caratterizzato dalla perdita graduale, progressiva e irreversibile, della capacità di mettere a fuoco da vicino.

Non si tratta di una malattia, ma di una condizione fisiologica legata all’avanzare dell’età. Infatti, dopo i 40 anni il nostro cristallino, la lente naturale che si trova all’interno dell’occhio, perde progressivamente la capacità di mettere a fuoco gli oggetti alle differenti distanze (diminuzione della capacità accomodativa). La presbiopia – pur essendo un processo attualmente inarrestabile –   progredisce dai 40 anni fino ai 60-65 anni.

Che fare allora? Non credo che dovremmo armarci di lenti di ingrandimento, oltre il normale occhiale, penso invece che le aziende abbiano ancora notevoli margini di miglioramento per rendere più visibili certe informazioni, importanti per la salute e il benessere di una così ampia fascia di popolazione.

Le aziende devono cominciare a fare i conti con un progressivo invecchiamento della popolazione e cambiare le loro strategie di marketing, che vadano al di là del semplice messaggio pubblicitario o promozionale. Occorre migliorare la comunicazione   migliorando l’accessibilità delle informazioni che le aziende desiderano dare. Un’inversione di tendenza nel fornire un servizio di tale importanza che può fare la differenza nella scelta di  un prodotto piuttosto che un altro.

Daniela Ameri
Direttrice Altraetà

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