La sanità, un bene da coltivare

Lavoro di squadra di medici e infermieri.

Avevamo dato la salute come un bene scontato come l’acqua, come l’aria che respiriamo. Che si poteva acquistare al supermarket in farmacie e parafarmacie insieme agli integratori, le vitamine a,b,c,d,ecc. Con la scomparsa delle grandi epidemie del dopoguerra e con il conseguente miglioramento e allungamento della vita, ci siamo riscoperti tutti highlander. Oggi con l’arrivo, in modalità tsunami, del coronavirus ci riscopriamo fragili, atterriti di fronte ad un nemico invisibile, che ci sta falciando come se fossimo dei semplici birilli.  

Non è facile comprendere come si è arrivati a tutto questo e in brevissimo tempo, senza nessun preavviso. Qualcuno alla fine dovrà spiegare all’umanità intera cosa è realmente accaduto. Mi sembra che nessuno sinora, nemmeno la comunità europea, lo abbia fatto 

Noi vogliamo sapere la verità, senza sotterfugi o peggio insabbiamenti.  

Ma al di là delle responsabilità, quello a cui stiamo assistendo nel nostro paese, primo ad essere colpito in Europa, è la capacità di reazione che ha avuto la nostra sanità.nostri medici, gli infermieri e il personale paramedico tutto. Negli ospedali, nelle case di cura e nelle RSA, hanno dimostrato una professionalità ed un’umanità veramente eccezionali. Eroi si sente dire da più parti. Medici aggiungo io, infermieri, persone che stanno compiendo il loro dovere al di là dello stipendio, dei loro contratti di lavoro, non sempre all’altezza delle loro capacità  

Ci ritroviamo a comprendere, oggi, che in un paese moderno, il sistema sanitario e la sua tenuta in momenti di emergenza, sono fondamentali. Il saccheggio a cui abbiamo assistito in questi decenni è stato indecente. Riduzione e accorpamento di unità ospedaliere, spostamenti di interi reparti, restrizioni del personale medico e paramedico. Stipendi non adeguati, riduzione dei posti letto e potrei continuare all’infinito 

Se oggi possiamo curare molti ammalati lo dobbiamo ancora una volta alle persone e al desiderio di rendersi utili. Grazie alle donazioni di numerose aziendecelebrità del mondo dello spettacolo e della moda, politici, e cittadini che hanno contribuito a creare nuovi reparti, acquistare respiratori e materiali indispensabili per salvare vite umane. Aziende che si sono messe a disposizione riconvertendo le loro produzioni, Medici che sono rientrati dal pensionamento e che, ad un’età certamente a rischio, si sono comunque messi a disposizione, così come giovani medici che hanno risposto entusiasti all’appello del governo. Tutti noi abbiamo parenti, amici e conoscenti, che svolgono questa importante “missione”, così la chiamava mia madre e così mi sento di dire anch’io, parola che non si usa più, ma che ci ricorda invece quanto la professione del medico abbia un nonché di sacro. Valore che negli anni abbiamo perso e mi auguro, invece per il futuro, riscopriremo 

Ai nostri politici, che mi auguro abbiano compreso la lezione, chiedo di non smantellare tutto una volta passata la pandemia. Sapete come dice quel famoso detto popolare passata la festa gabbato lo santo o… sanità la lezione imparata dovrebbe, mi auguro, valere nel tempo… per non trovarci,  alla prossima emergenza di nuovo punto e a capo.   

Il direttore responsabile
Daniela Boccadoro Ameri

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