La luce blu di smartphone e tablet accelera l’invecchiamento

Li utilizziamo tutti i giorni e spesso anche tutte le notti. Stiamo parlando di smartphone e tablet, gli oggetti digitali che nell’arco di 20 anni hanno cambiato drasticamente il nostro modo di comunicare e di tenerci informati.

Quello che fino a oggi non sapevamo, è che la luce blu che sta alla base dei loro schermi touch screen accelera l’invecchiamento cellulare. A giungere a questa conclusione è stato uno studio scientifico portato avanti da un team di ricercatori dell’Oregon State University, recentemente pubblicato sulle pagine della rivista Aging of Mechanism of Disease.

La ricerca in questione, ha monitorato gli effetti della luce blu su un campione di dieci esemplari di moscerino Drosophila Melanogaster, più conosciuto con il nome di moscerino della frutta. Questi insetti sono ampiamente utilizzati nella ricerca e perché i meccanismi funzionali delle loro cellule sono molto simili a quelli di altri animali, esseri umani compresi.

Per confermare la teoria che collega la luce blu di smartphone e tablet all’invecchiamento precoce, i ricercatori dell’Oregon State University hanno, così, sottoposto una colonia di moscerini della frutta adulti alla luce artificiale di un led blu per 12 ore al giorno. E confrontando la loro reazione con quella di un’altra colonia della medesima specie tenuta invece al buio, hanno notato che questa è vissuta più a lungo.

Il team ha inoltre rilevato come gli esemplari esposti alla luce cercavano, quando possibile, di evitare di avvicinarsi troppo alla fonte luminosa. Da questi dati i ricercatori hanno così evidenziato un legame tra invecchiamento precoce e luce blu, notando anche come quest’ultima incida negativamente sulla salute dei fotorecettori presenti nella retina degli insetti, che a fine indagine apparivano danneggiati se non già “spenti”.

Lo studio ha poi dimostrato che una lunga esposizione alla luce blu è in grado di provocare problemi motori e danni a livello cerebrale. Una dato che è stato confermato anche dall’utilizzo di alcuni esemplari di Drosophila Melanogaster privi di occhi, che alla fine dell’indagine hanno mostrato gli stessi effetti degenerativi registrati negli esemplari normodotati.

Il dottor Jaga Giebultowicz, autore senior dello studio, ha commentato i risultati dell’indagine affermando che esistono sempre più prove che indicano come una maggiore esposizione alla luce artificiale rappresenti un fattore di rischio per la qualità del sonno e per la regolarità dei ritmi circadiani nell’essere umano, suggerendo ai costruttori di dispositivi digitali di utilizzare fonti luminose meno aggressive come quelle utilizzate per illuminare gli schermi dei kindle, per esempio.

Andrea Carozzi

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