Nell’epoca dell’ageing society, diventa fondamentale sviluppare soluzioni sempre più efficienti per l’assistenza alla terza età. Perché non sfruttare appieno il potenziale offertoci dalle nuove tecnologie per innovare questo settore? È quello che ha fatto la startup innovativa Teseo, che parteciperà al Silver Economy Forum che si terrà dal 5 al 7 novembre. La sua creatura si chiama Kibi ed è un dispositivo assistenziale intelligente che migliora la qualità di vita dei senior. E anche dei caregiver. Di questo e altro abbiamo parlato con Marta Cristofanini di Teseo.

Kibi migliora la qualità di vita dei senior

La ricerca nell’ambito dell’healthcare continua a evolversi e a proporre soluzioni innovative per l’assistenza ai senior, che si rivelano sempre più interessati alle nuove tecnologie applicate all’ambito assistenziale. In che modo la domotica e l’intelligenza artificiale possono rendere più semplice e sicura la vita dei senior?

Essere senior, oggi, è decisamente diverso dal passato: abbiamo davanti a noi un futuro di generazioni forti, indipendenti, semi-autonome, con molta voglia di fare e approfittare della propria libertà e indipendenza. Inoltre, il generale innalzamento dell’età media fa sì che entro il 2030 il numero di persone over 60 raggiunga il miliardo e mezzo su tutto il pianeta. È un numero importante, che si porta dietro uno scenario complesso. 

L’obiettivo è quello di fornire strumenti assistenziali innovativi che possano offrire un sostegno concreto sia ai professionisti sia alle famiglie, in modo che la persona non si senta esposta a pericoli o senta diminuita la propria qualità della vita. Sì, l’anziano del presente e del futuro è più in salute e con più possibilità. Ma la vulnerabilità fa parte del normale processo di invecchiamento ed è inevitabile essere maggiormente soggetti a incidenti (come le cadute) o a cambiamenti fisico/psicologici importanti (la diminuzione della sensazione di fame e sete, la motilità ridotta, problemi relativi alla depressione e alla solitudine). 

Tutto questo può essere in un certo senso preso in carico anche da dispositivi intelligenti e non invasivi, che possano in qualche modo accompagnare l’utente e i suoi caregiver in questa nuova fase della vita con serenità. Non si vuole eliminare l’elemento umano, solo amplificarne l’impatto e renderlo più presente, nonostante la distanza.

Il sistema Kibi, attraverso i dispositivi indossabili e ambientali, misura il livello di benessere dell’assistito: quali parametri vengono analizzati per elaborare questa informazione? Quali aspetti della vita quotidiana sono presi in considerazione?

Kibi è un dispositivo assistenziale intelligente. Utilizza Intelligenza Artificiale e Machine Learning per elaborare i dati raccolti tramite l’uso congiunto di uno smartwatch e di alcuni semplici dispositivi bluetooth distribuiti nell’ambiente circostante.

Questi dati vengono poi letti e interpretati sulla base di parametri geriatrici prestabiliti che misurano il livello di indipendenza e benessere dell’anziano, ovvero le Activities of Daily Living, le attività del vivere quotidiano. Le ADL sono azioni che compiamo ogni giorno e il cui andamento rispecchia il nostro stato di benessere e indipendenza. Kibi riconosce e impara le gestualità che caratterizzano il bere, il mangiare, il camminare, il dormire e l’effettuare azioni relative all’igiene personale. In questo modo, il nostro sistema è in grado di capire per esempio se una persona non ha bevuto abbastanza durante la giornata o se ha fatto poca attività fisica, se è andata in bagno troppo spesso o troppo poco. 

Non solo. Kibi è in grado di localizzare la persona assistita, di tenere traccia dei suoi spostamenti e di segnalare eventuali cadute all’istante, permettendo ai caregiver di avere la situazione sempre sotto controllo.

In che modo Kibi rende più semplice i compiti dei caregiver? 

Nel permettere loro di rimanere sempre aggiornati sullo stato di salute del loro assistito 24/7 e nell’individuare in modo pratico, efficace e data-driven eventuali anomalie, facilitando così interventi tempestivi e mirati. Sia che si tratti di strutture specializzate, sia che si tratti di assistenza domiciliare e/o familiare, Kibi fornisce infatti dati e trend in grafici di immediata e semplice lettura, anche per i non addetti ai lavori. La dashboard, ossia il pannello di controllo, accessibile in remoto da smartphone o altri dispositivi, è aggiornata in tempo reale. Ma permette anche di tenere traccia della storia della persona assistita, velocizzando la condivisione delle informazioni tra gli specialisti e tra lo staff.

In questo modo, il tempo dedicato all’assistenza ci guadagna in qualità, eliminando procedure meramente burocratiche e rendendo più trasparenti e univoci gli interventi assistenziali. Naturalmente, in ambito famigliare, anche chi si prende cura di una persona anziana e la persona stessa possono avere accesso ai dati che li riguardano, in tutta sicurezza.

Il dispositivo Kibi monitora i comportamenti negli ambienti di casa e riesce a distinguere situazioni anomale che possono necessitare di assistenza. Oltre a questa sua capacità di reagire alle situazioni, quali azioni svolge in ottica preventiva, per preservare la salute dei senior?

Kibi può segnalare anomalie ed eventuali trend negativi affinché siano affrontati in tempo,  effettuando un vero e proprio coaching personalizzato. Questo rende l’intervento del caregiver immediato e basato su dati effettivi, sempre a portata di mano. Tutto ciò lo abbiamo pensato a supporto dell’invecchiamento attivo e della prevenzione, fattori essenziali per la qualità di vita dell’anziano. Il fatto di evitare ad esempio la disidratazione della persona assistita o di prevedere in tempo l’insorgenza e lo sviluppo di patologie neuro-degenerative è un aiuto prezioso. 

E sempre per lo stesso motivo Kibi ha la possibilità di segnalare le cadute: l’incidenza negli over 65 si aggira intorno al 28-35%, arrivando a toccare il 42% negli over 70. Non si tratta solo di arrivare in tempo dopo che la persona è caduta. Gli anziani intervistati al riguardo affermano che la paura stessa di cadere incide negativamente sul loro stile di vita e sul loro umore. Per loro, il solo fatto di poter contare su un dispositivo come Kibi, può fare psicologicamente la differenza. E può farla anche per i caregiver, oltre a permettere il loro tempestivo intervento.

Per approfondire,  www.kibi.tech e Blog Kibi.

Micol Burighel

 

NON PERDERTI I NOSTRI ARTICOLI!

Per entrare a far parte della nostra community e rimanere aggiornato, iscriviti alla newsletter di Altraetà! Clicca il link qui sotto, inserisci nome, cognome e email, accetta la Privacy Policy e seleziona “Iscriviti alla nostra newsletter”. Una volta alla settimana riceverai sulla tua mail una selezione delle migliori notizie sul mondo over 50! È gratis, comodo e veloce. E in ogni momento puoi scegliere di disiscriverti! CLICCA QUI

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here