Contro la discriminazione sulle donne e Junior Cally

Care lettrici, cari lettori

Sicuramente avrete sentito parlare dell’ultima polemica scoppiata intorno all’edizione 2020 di Sanremo. Ancora una volta, dopo le dichiarazioni discutibili di Amadeus sulle sue co-conduttrici, al centro di tutto si trova una visione degradante della donna. Sto parlando dello scalpore suscitato – e a ragione – dalla scelta di far partecipare alla gara canora il rapper Junior Cally. Quello che si contesta allo pseudo-cantante è il contenuto sessista e volgare delle sue canzoni, in cui la donna è oggetto di insulti e minacce di violenza fisica. In una delle strofe della canzone “Strega” si arriva anche ad ascoltare l’indicibile: “L’ho ammazzata, le ho strappato la borsa/ Ci ho rivestito la maschera”. E Junior Cally parla della sua, di maschera, dato che si presenta sempre con il volto coperto.

Una situazione del genere non è tollerabile. Sono sicura che ci sono tante donne e tanti uomini che non sono più disposti a sopportare in silenzio. E qui su Altraetà potranno trovare uno spazio per manifestare il loro dissenso.

Non vogliamo vedere sulla tv nazionale Junior Cally (personalmente da nessuna parte), che esalta la violenza sulle donne come se fosse qualcosa di lecito e comprensibile. Non lo vogliamo guardare sul palco dell’Ariston, non lo vogliamo ascoltare. L’ufficio stampa del rapper avrebbe dichiarato che le sue canzoni non sono sessiste e non incitano alla violenza sulle donne. Ma come? Se nelle sue  canzoni dice  di aver ammazzato una donna e più volte si  scaglia contro chi appartiene al genere femminile con insulti a sfondo sessuale. Le donne nei tuoi testi sono tutte p*****e, e usa il sesso per sminuirle!

Siamo davvero disposti a far passare tutto sotto la  libertà d’espressione e artistica? La minaccia, l’insulto, la violenza, la discriminazione organizzata di un intero genere.

Per questo ma non solo, ho deciso di  unirmi alla petizione lanciata dalla preside Angela Rosauro e invito tutta la community di Altraetà a sostenere e a firmare questa come  altre numerose  petizione che si stanno creando nel paese.

Le firme raccolte sono già più di 16mila nel momento in cui scrivo, e sono sicura che aumenteranno ancora perché dobbiamo evitare che simili episodi si ripetano. Che la casa discografica e la società tutta si facciano un esame di coscienza in nome non solo delle bambine, ragazze e donne ma soprattutto per i bambini e i giovani del domani.

Daniela Ameri
Direttrice Altraetà

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