John Goodenough, 97 anni e un premio Nobel

A 97 anni John Goodenough è diventato il più longevo vincitore del premio Nobel. Prima di lui teneva il podio Arthur Ashkin, che ha ottenuto il riconoscimento per la Fisica nel 2018, quando aveva 96 anni. Il 10 dicembre 2019, anniversario della morte del fondatore del premio, si terrà a Stoccolma la cerimonia di consegna.

John Goodenough ha ottenuto l’onorificenza per la Chimica insieme a Michael Stanley Whittingham dell’Università di Binghamton a New York e Akira Yoshino, dell’Università di Meijo in Giappone. I tre sono gli inventori delle batterie a ioni di litio. Una creazione che ha rivoluzionato la società: leggere, potenti e soprattutto ricaricabili, oggi sono comunemente usate in molti dispositivi. Come cellulari, computer portatili e pacemaker, per citarne alcuni.

La portata rivoluzionaria delle batterie al litio

Ognuno dei tre studiosi ha contribuito in maniera diversa all’evoluzione e al perfezionamento delle batterie a ioni di litio. I loro studi hanno preso il via dalla crisi energetica del 1973, in cerca di soluzioni sostitutive del petrolio. Il lavoro di ricerca e sviluppo si è protratto per decenni. Per la giuria di Stoccolma, Whittingham, Goodenough e Yoshino hanno contribuito a “creare un mondo ricaricabile”, ponendo le fondamenta di “una società senza fili e libera dai combustibili fossili, portando grande beneficio alla società”.

Il primo a occuparsi di batterie al litio è stato Whittingham. Il ricercatore ha scelto questo metallo per la leggerezza e l’alta densità energetica e ha sviluppato la prima pila funzionante. L’equilibrio delle batterie però era instabile e portava spesso a esplosioni. Goodenough ha approfondito ulteriormente il lavoro del collega e nel 1980 è riuscito a raddoppiare la potenza delle batterie, rendendole più performanti. Infine, il contributo di Yoshino, che ha risolto i problemi legati alla sicurezza, ha reso possibile l’immissione sul mercato di questo nuovo tipo di accumulatori di energia.

Goodenough non si ferma

Nato a Jena, in Germania, nel 1922, Goodenough viene da una famiglia americana. Tornato negli Stati Uniti all’età di tre anni, combatte sin da piccolo con una leggera dislessia, che rende la sua vita da studente una continua battaglia. Questo lo allontana dalle materie letterarie e lo spinge verso quelle scientifiche in cui eccellerà. Nel 1940, dopo un’educazione rigorosa, entra all’Università di Yale. Passata la parentesi della Seconda Guerra Mondiale, dove serve come meteorologo, consegue il Dottorato in Fisica all’Università di Chicago. Tra gli anni ’70 e gli ’80, mentre si trova all’Università di Oxford in Inghilterra, inizia a lavorare alle batterie a ioni di litio, che l’hanno portato a vincere il Nobel.

Ma John Goodenough non ha nessuna intenzione di fermarsi. Tuttora è impiegato all’Università di Austin, Texas, nel Dipartimento di Ingegneria. È impegnato nella ricerca su un nuovo polimero capace di aumentare l’uso dell’energia pulita. Non vuole sentire parlare di pensione.

 

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