Le 4 cause della sconfitta di Trump. Ma a novembre sarà diverso.

Trump aveva festeggiato l’ultimo Natale con la certezza, quasi matematica, che sarebbe stato rieletto 11 mesi dopo. Ed era doppiamente sicuro quando ha saputo che il suo avversario sarebbe stato Joe Biden, il senior ex vicepresidente dell’epoca di Barack Obama.

Da allora però ci sono stati tanti avvenimenti che hanno azzerato tutte le certezze a tal punto che, se si votasse nel mese di giugno, per Trump non ci sarebbe scampo. Joe Biden diventerebbe il nuovo presidente degli Stati Uniti.

Dall’inizio dell’anno la politica americana si confronta con nuovi sondaggi che vivisezionano da tutti gli angoli gli elettori. Dalla democratica CNN, alla filogovernativa NPR fino alla conservatrice Fox, tutte le rilevazioni fatte da fine gennaio, hanno confermato il vantaggio del dem Biden.

Senatore “noiosamente” old style ma, secondo le rilevazioni, apprezzato dai giovani, dagli afroamericani (in virtù dei suoi trascorsi da vicepresidente) e dalle giovani donne. I campanelli di allarme per Trump vengono anche dagli Stati. Da quelli tradizionalmente repubblicani come Florida. Michigan e Wisconsin, Florida ora non più così sicuri, e da Texas e Ohio dove si gioca in sostanziale parità.

Ma cosa ha fatto Biden per meritarsi tutto questo favore? Il merito è stato quello di non fare praticamente nulla e lasciar fare a Trump. Un gioco di rimessa che gli ha permesso di guadagnare in consensi 10 punti in più del rivale.

In realtà Donald Trump, fino ad ora, non ha combattuto contro il democratico, assente dalla scena nazionale per l’impossibilità a muoversi causa Covid-19, per l’incapacità di “bucare” il video e per una certa propensione a fare qualche “gaffe”. No, Trump ha combattuto contro 4 ostacoli di dimensione ben differente.

Il primo di questi si chiama “pandemia da Covid-19”. 2 milioni di contagi e più di 100.000 morti sono una tragedia che ha afflitto e scosso il Paese. Ed è stato chiaro da subito che la gestione della crisi dovesse ricadere interamente sul presidente.

Nei tre mesi centrali dell’epidemia gli scontri di Trump con il mondo medico e politico sono stati quotidiani in un’alternanza di azioni giuste (ad esempio la velocità di stanziamento di fondi per sostenere l’economia e i lavoratori e le cure mediche gratuite per i malati di Covid-19 senza assicurazione) e altre sbagliate (una su tutte la spy story del vaccino fuggito dai laboratori cinesi).

In ogni caso oltre il 55% degli americani, frastornati e preoccupati per la loro salute e per il loro futuro economico, ha regalato consensi a Biden. Un Biden che si trovava sulla sponda del fiume in attesa del “cadavere” del suo nemico.

Il secondo ha riguardato l’economia che, in due mesi, è crollata dopo una cavalcata trionfale ininterrotta di 120 mesi. Il cavallo di battaglia del presidente americano è saltato per aria in un attimo togliendo al tycoon il suo “America first”.

Interi settori, in due mesi, sono letteralmente crollati, dai viaggi alle crociere, dagli alberghi ai bar e ristoranti. Diverse grandi catene di abbigliamento e di accessori per la casa hanno chiesto la procedura di fallimento con il Chapter 11 (la legge fallimentare che permette di ricominciare, praticamente in amministrazione controllata).

Il terzo, la disoccupazione. Logico riflesso della crisi sanitaria ed economica. 40 milioni di lavoratori ufficiali si sono trovati disoccupati. In aggiunta a loro altrettanti non ufficiali.

In particolare tra i più colpiti gli afroamericani e gli ispanici. Tutto il mondo è paese e pure per gli americani, in questo caso “il governo è ladro”, anzi il presidente è il colpevole del disastro.

Quarto e ultimo il doloroso caso di George Floyd, il giovane uomo afroamericano ucciso in maniera vergognosa da un poliziotto bianco. Un evento che ha sconvolto l’America, acceso le proteste contro la violenza della polizia e risvegliato i fantasmi del razzismo.

E qui il presidente ha fatto niente di più niente di meno di quello che da uno come lui ci si aspetta: ha agito usando in qualche caso l’esercito e non si è certo speso per favorire l’unione del Paese ma reclamando la forza per punire i colpevoli.

E su questo campo si è scontrato pure con i due Segretari alla Difesa (in carica ed ex) che gli hanno contestato un uso della forza militare inutile per le proteste in piazza. Tutto questo ha provocato al momento 10 lunghi giorni di saccheggi, violenze, arresti e morti come non si vedevano dai tempi di Martin Luther King.

Il razzismo rimane il grande tema ancora non risolto della società americana e molti cittadini hanno detto basta, da Los Angeles, a New York, da Minneapolis a Washington per finire di fronte alla Casa Bianca con proteste dilagate e sfociate in violenza gratuita quando i terroristi di Antifa (organizzazione in rete di estrema sinistra) hanno strumentalizzato la morte di Floyd per saccheggiare e distruggere.

E mentre Trump cercava da una parte di dimostrare che la legge della forza è ancora la più giusta, con dispiego di Forze Armate, polizia a cavallo, gas lacrimogeni e proiettili di gomma, dall’altra cercava di mandare messaggi agli afroamericani, sul fatto che “nessun presidente ha fatto quello che ho fatto io per la gente di colore”.

Tutto questo mega caos ha portato Trump a gestire queste crisi e in contemporanea ad aprire una nuova Guerra Fredda con la Cina. Dal suo canto il senior Biden centellinava le uscite pubbliche, incontrando la famiglia di Floyd, e soprattutto ripetendo che “lui, al posto di Trump, avrebbe fatto diversamente”. Facile facile e senza pericoli.

Ed ecco perché oggi, dopo questi avvenimenti epocali, se si andasse al voto, Joe Biden diventerebbe presidente degli Stati Uniti. Peccato per lui che ci siano ancora 5 lunghi mesi prima del voto vero.

Da qui ad allora che succederà? La pandemia dovrebbe essere stata risolta e magari un vaccino sarà all’orizzonte. L’economia americana ripartirà con la velocità a cui è abituata e questo trascinerà il recupero dei posti di lavoro. Tutti si augurano che non si ripeta mai più un caso come quello di George Floyd.

Insomma, tutto dovrebbe far riprendere all’America il suo trend normale. E a questo punto Biden dovrà confrontarsi ad armi pari e idee innovative e sostenibili con il presidente Trump. Sono in tanti a pensare che un Trump finalmente concentrato sulla sua rielezione potrebbe non lasciare scampo al 78enne Biden. Probabilmente la scelta più debole tra i rappresentanti democratici.

Ma i giochi sono comunque aperti.

Daniele Rosa

 

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here