In Italia le patologie cardiache colpiscono il 54% in meno rispetto al passato

Gli italiani vivono meglio e più a lungo. Questo è il dato emerso dal Global Burden of Disease Study (GBD), un vasto programma di ricerca regionale e globale che ha valutato i tassi di mortalità e di disabilità causati da patologie importanti, lesioni e fattori di rischio sulla popolazione europea dal 1990 al 2017. I primi dati di questo imponente studio sono stati pubblicati sul The Lancet Public Health e hanno evidenziato come gli italiani abbiano sensibilmente migliorato il proprio stile di vita durante il lungo periodo di osservazione, essendo diminuita di molto l’incidenza delle patologie invalidanti più diffuse. 

I dati della ricerca

Secondo i ricercatori che hanno portato avanti l’indagine, nel Bel Paese i tassi di mortalità relativi all’età per le malattie cardiovascolari sarebbero diminuiti del 54%, mentre quelli riguardanti le neoplasie avrebbero visto un calo del 28%. L’incoraggiante risultato sarebbe da ricercare nell’adozione da parte della popolazione più adulta di un mix di stili di vita molto più sani che in passato caratterizzati da un’alimentazione corretta, dallo svolgimento regolare di attività fisica al quale si unisce un sistema sanitario efficace. 

L’aspettativa di vita ed il punteggio relativo alla facilità di accesso a cure sanitarie di qualità in Italia è più alto rispetto agli altri paesi europei ed extraeuropei (Stati Uniti compresi). Con una speranza di vita media di 85,3 anni per le donne e di 80,8 anni per gli uomini, gli italiani si confermano una delle popolazioni più longeve del mondo. Sempre secondo i dati forniti da Global Burden of Disease, rispetto a 27 anni fa nel nostro paese le morti per alcol, fumo e incidenti stradali sono diminuite sensibilmente.

In aumento le malattie degenerative

Il dato negativo è quello che vede un aumento di patologie degenerative che caratterizzano le fasce di età più elevate. I malati di Alzheimer e di altre forme di demenza sono aumentati sensibilmente durante il periodo di osservazione. Ad oggi le persone colpite da Alzheimer in Italia sono circa mezzo milione e il numero è destinato ad aumentare nei prossimi decenni, salvo la scoperta di nuove cure che potrebbero fermare l’insorgenza o la progressione della patologia. Le strutture per ospitare le persone colpite da questa malattia altamente invalidante, anche a livello sociale, non sono ancora adeguate e la sanità, sia pubblica che privata dovrebbe investire maggiori risorse dedicate all’assistenza dei malati. 

Nonostante questi elementi, che dovranno essere presi in considerazione nel prossimo futuro, un ulteriore dato incoraggiante fornito dal Global Burden of Disease Study è quello che sottolinea come il sistema sanitario italiano sia uno tra i migliori del mondo piazzandosi al nono posto dietro soltanto a Islanda, Norvegia, Olanda, Lussemburgo, Australia, Finlandia, Svizzera e Svezia.

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